Asia

Corea del Sud, ex presidente Yoon condannato per tentato golpe

Yoon Suk Yeol è stato condannato all’ergastolo per il suo ruolo nel fallito colpo di Stato del dicembre del 2024

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Il presidente sudcoreano destituito Yoon Suk Yeol partecipa a un'udienza del processo di impeachment presso la Corte costituzionale di Seul: per lui è arrivata la condanna

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NEW DELHI - L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol è stato condannato all’ergastolo ieri per il suo ruolo nel fallito colpo di Stato che nel dicembre del 2024 ha rischiato di far ripiombare uno dei Paesi più dinamici dell’Asia in un’epoca autoritaria che sembrava essere stata consegnata al passato. I tre giudici incaricati del caso hanno stabilito che, quando fece circondare il Parlamento dall’esercito con l’obiettivo di paralizzarne le funzioni, Yoon cospirò, con la complicità dell’allora ministro della Difesa Kim Yong-hyun, per sovvertire l’ordine costituzionale. Il colpo di Stato fallì grazie alla prontezza e al coraggio di un gruppo di parlamentari che riuscì a entrare nell’edificio e a invalidare la proclamazione della legge marziale annunciata poco prima da Yoon in un messaggio televisivo alla nazione. «La Corte ha stabilito che inviare truppe armate in Parlamento per tentare di compiere degli arresti costituisce un atto di insurrezione», ha detto Jee Kui-youn, il giudice incaricato della lettura del verdetto.

L’accusa aveva chiesto la pena di morte e uno dei procuratori ha espresso «rammarico» per la sentenza, ma senza accennare alla possibilità di presentare appello. I legali di Yoon discuteranno con l’ex presidente se fare ricorso, mentre quelli del ministro della Difesa Kim, condannato a 30 anni, hanno detto che «ovviamente» chiederanno un nuovo giudizio. Yoon, che prima di entrare in politica faceva il procuratore, ha sempre negato di aver commesso un reato, sostenendo che la carica di presidente gli conferisse il potere di imporre la legge marziale. Secondo Yoon, che è già stato condannato a cinque anni in un altro procedimento per aver tentato di sottrarsi all’arresto, il suo era un modo per richiamare l’attenzione sull’ostruzionismo parlamentare dei partiti di opposizione. La notte del fallito colpo di Stato, l’ex presidente inviò dei soldati nella sede della National Election Commission per sequestrare i server su cui era convinto ci fossero le prove dei presunti brogli che avevano messo in minoranza il suo partito in Parlamento, una teoria del complotto popolare tra gli YouTuber sudcoreani di estrema destra.

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