Asia e Oceania

Corea del Sud, chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon

Il protagonista del fallito auto colpo di Stato del dicembre del 2024 è accusato di insurrezione

di Marco Masciaga

Una sostenitrice dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol

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dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Il procuratore speciale che ha indagato sul fallito colpo di Stato in Corea del Sud del 2024 ha chiesto che l’ex presidente Yoon Suk Yeol sia condannato a morte per essersi macchiato del reato di insurrezione. Benché siano trascorsi decenni dall’ultima esecuzione, il codice penale sudcoreano continua a contemplare la pena di morte per reati di estrema gravità come quelli compiuti da Yoon quando, nella tarda serata del 3 dicembre del 2024 impose, anche se solo per poche ore, la legge marziale.

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Il 65enne ex presidente ha sempre respinto le accuse, sostenendo che l’imposizione del provvedimento di sospensione delle libertà civili fosse parte delle sue prerogative e di aver agito per sensibilizzare la popolazione circa l’ostruzionismo parlamentare dei partiti di opposizione. Yoon era stato politicamente ridotto all’impotenza dalla sconfitta elettorale rimediata dal suo partito nelle elezioni parlamentari dell’aprile del 2024.

Di fronte all’impossibilità di perseguire la sua agenda politica conservatrice, l’ex presidente prima tentò di provocare un incidente con la Corea del Nord che giustificasse l’imposizione della legge marziale, poi, di fronte all’insuccesso di questa spericolata strategia, ricorse a quello che a tutti gli effetti fu un tentativo di auto colpo di Stato.

Yoon fece marcia indietro dopo che, la notte stessa della fallita svolta autoritaria, un manipolo di parlamentari riuscì rocambolescamente a riunirsi, bocciando il provvedimento. Le settimane successive furono contrassegnate prima da grandi manifestazioni e quindi dall’impeachment di Yoon. La Corea del Sud ha eletto un nuovo presidente - il progressista Lee Jae Myung - lo scorso mese di giugno.

I fatti del dicembre del 2024 sono stati il prodotto di una fase di fortissima polarizzazione politica in Corea del Sud che da una parte ha visto il venir meno di qualsiasi forma di collaborazione tra i due principali schieramenti politici e dall’altra il diffondersi di teorie del complotto dalle quali neppure lo stesso Yoon è rimasto immune.

La conferma è venuta la notte stessa del fallito colpo di Stato quando Yoon inviò un gruppo di soldati a sequestrare i server della National Election Commission perché convinto, al pari di un sgangherato manipolo di Youtuber di estrema destra, che contenessero le prove dei brogli elettorali costatigli la maggioranza parlamentare.

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