Cantiere Ssn

Contratti medici e infermieri, sui rinnovi l’ombra lunga della mancanza di personale

La partita per i Ccnl 2025-2027 parte condizionata dalle carenze organiche che chiedono risposte strutturali a temi come l’extra-orario, l’housing e il “furto di talenti” da parte di Paesi più attrattivi

di Stefano Simonetti

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Alla fine di questo mese partono, dunque, le trattative per il rinnovo dei contratti collettivi della Sanità relativi al triennio 2025-2027.

Difatti, per il 22 aprile è stato convocato il tavolo per il Comparto e per il 29 aprile quello dell’Area della Sanità, per la dirigenza sanitaria. Il Presidente dell’Agenzia Aran ha precisato che «la trattativa affronterà i temi dell’attrattività del Servizio sanitario nazionale, del miglioramento delle condizioni di lavoro e della valorizzazione delle professionalità.

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Particolare attenzione sarà dedicata, per il comparto, agli aspetti organizzativi, alla conciliazione tra vita e lavoro e allo sviluppo delle competenze; per la dirigenza, alla valorizzazione degli incarichi e delle responsabilità, al rafforzamento del ruolo nei processi decisionali».

I contenuti dei rispettivi Atti di indirizzo sono stati segnalati nell’articolo pubblicato il 5 marzo scorso.

Tutto questo secondo le vigenti regole del gioco che prevedono, com’è noto, un rigoroso rispetto dell’Ipca - questa volta pari al 5,4 % del monte salari 2023 - e davvero scarni interventi sulla organizzazione del lavoro e sul benessere organizzativo.

I gap di personale

I contenuti dei futuri contratti saranno sempre condizionati da una variabile indipendente che è il vero problema della sanità: le carenze organiche.

E’ purtroppo illusorio parlare di strumenti come la settimana di quattro giorni, l’age management, la conciliazione vita/lavoro se manca il personale necessario per mettere a regime le innovazioni organizzative.

Il malessere del personale sanitario è generalizzato e si trasforma in disamore per la professione stessa.

Si pensi alla questione dell’orario di lavoro dei dirigenti sanitari che sarà plausibilmente il punto nodale del rinnovo.

L’housing ospedaliero

L’art. 27 del Ccnl del 23.1.2024 provò a risolvere una vertenza annosa e complicatissima con la previsione del famoso algoritmo e di ben cinque distinte configurazioni dell’orario di lavoro.

Ma il sistema era già allora precario e provvisorio e non risolveva affatto la questione delle ore eccedenti che vengono “comunque” generate fisiologicamente a causa della carenza di dirigenti, soprattutto medici. Le soluzioni, come sembra evidente, sono di matrice extracontrattuale e i decisori – Stato e singole Regioni – dovranno prendere atto che qualsiasi innovazione preveda il nuovo contratto la sua realizzazione è condizionata da situazioni di fatto esterne rispetto al mero trattamento normativo ed economico.

Per dirne una, quando si capirà che l’housing ospedaliero è importante come, e forse di più, dell’housing universitario, sarà sempre troppo tardi.

Medici e infermieri in fuga

Va nondimeno segnalata una situazione ai limiti dell’insostenibile che riguarda il personale sanitario e che neanche il miglior rinnovo contrattuale potrà risolvere. Per medici e infermieri non di tratta più soltanto di aumenti retributivi o di migliori condizioni di lavoro, ma di rivedere completamente la loro stessa presenza nella Sanità pubblica.

Ho fatto riferimento a due specifiche professioni ma, in generale, le criticità riguardano tutto il personale del Ssn, perfino gli amministrativi.

Se si citano medici e infermieri è per la loro numerosità (costituiscono da soli il 54% del totale del personale appartenente a 56 diversi profili professionali: circa 120.000 medici e 270.000 infermieri) e per la assoluta difficoltà di assumerli ma, soprattutto, di trattenerli nel servizio pubblico. È proprio questo ultimo aspetto che riveste sempre maggiori criticità e con alcuni esempi sul campo il contesto può apparire più chiaro.

Concorsi ai minimi

Cominciamo con il reclutamento. L’attrattività dei concorsi nelle aziende sanitarie è ai limiti storici, anche per la concorrenza di molti paesi stranieri e del privato che è spietata e ormai vincente. Si pensi alla questione degli alloggi di servizio. Negli ultimi tempi si riscontrano sul internet decine di offerte di lavoro per infermieri con “alloggio gratuito”, oltre alla 14^ e vari fringe benefit, mentre la Sanità pubblica mette in atto timidi tentativi, a volte in collaborazione con i Comuni, per trovare locali disponibili.

Una Asl ha di recente pubblicato un avviso reperire sul mercato la disponibilità di soluzione abitative presso alberghi e altre strutture ricettive per i propri dipendenti a prezzi agevolati. Una Asl veneta di confine, in margine a un convegno su “L’abitare sociale”, ha segnalato che i dipendenti dell’azienda che hanno mantenuto la residenza fuori provincia sono 438, di cui il 45% fuori regione e il ricorso a poche foresterie temporanee o di emergenza non risolve ormai più la situazione. Non ci vuole molto a capire che siamo in due universi paralleli distanti anni luce.

Il furto di talenti

Alcuni interventi sono apprezzabili, come le forme di presalario o voucher formativi per gli studenti adottate da alcune Regioni; altre sono francamente irreali, come la astrusa tassa sui transfrontalieri inventata dalla legge di bilancio di due anni fa.

Un’altra tematica nella quale il settore pubblico è perdente è quella della tempestività dell’assunzione, anzi addirittura della “preassunzione”, intesa come ricerca da parte di cacciatori di teste nelle nostre università ben prima della laurea.

In tal modo, studenti di infermieristica – il cui corso è costato circa 30.000 euro a carico delle finanze pubbliche - vengono contattati tramite osservatori provenienti da Germania, Svizzera e Norvegia per quello che un sindacato ha efficacemente definito “furto di talenti sanitari”.

Mentre Regione Lombardia investe quasi un milione di euro per formare e acquisire infermieri in Uzbekistan.

In conclusione, non è certo il rinnovo contrattuale che potrà risolvere da solo tutte le criticità esistenti, fermo restando, ovviamente, che l’aspetto retributivo e condizioni lavorative dignitose sono imprescindibili come punto di partenza e base minima per un vero miglioramento. Ma la salvezza della Sanità pubblica deve passare da ben altri interventi, molti dei quali di natura strutturale.

Servono investimenti che certamente richiedono molte risorse finanziarie ma alcuni di essi possono essere attuati a costo zero.

Vale per tutti il contratto di formazione e lavoro, da stipulare al penultimo anno del corso di laurea; ma, evidentemente, non ci sono le condizioni per poter affrontare seriamente e definitivamente il problema.

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