Verifiche

Contabilità semplificata, alert del Fisco su ricavi e costi dichiarati

L’Agenzia delle Entrate invia questionari per chiarire discrepanze tra ricavi dichiarati e movimenti bancari, e tra costi e fatture elettroniche, con rischi di sanzioni e accertamenti

Contabilità e pianificazione di bilancio. (Adobe Stock)

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

In questi giorni l’agenzia delle Entrate sta notificando ai contribuenti che esercitano attività d’impresa dei questionari, ai sensi degli articoli 51 del Dpr 633/72 e 32 del Dpr 600/73, che richiedono di fornire spiegazioni in merito a due possibili incongruenze: un ammontare dei ricavi dichiarati inferiore alle entrate bancarie e un importo dei costi indicati in dichiarazione dei redditi superiore alle fatture elettroniche rilevate dal SdI.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’obiettivo è evidente: scovare eventuali redditi non dichiarati e individuare costi fittizi che abbiano indebitamente ridotto l’imponibile.

Loading...

Il termine per rispondere è quello di quindici giorni e le conseguenze di una mancata risposta potrebbero essere particolarmente gravi. Oltre alla sanzione amministrativa da 250 a 2mila euro, si rischia un accertamento con determinazione induttiva del reddito.

Il questionario è rivolto prevalentemente ai contribuenti che operano in regime di contabilità semplificata, per i quali vige il principio di cassa (articolo 18 del dpr 600/73).

La richiesta dell’agenzia delle Entrate lascia perplessi per almeno due profili, uno riguardante il dato delle entrate bancarie e l’altro concernente i costi.

Con riguardo al primo dei due aspetti citati, va evidenziato che il Fisco confronta i ricavi dell’anno con le entrate bancarie, dimenticando che, sul piano finanziario, sul conto corrente entrano non solo i ricavi ma anche l’Iva sulle fatture emesse. In altri termini, a fronte di una fattura di 100, oltre Iva di 22, e di un’entrata bancaria pari a 122, il Fisco confronta 100 di ricavi ed entrate finanziarie per 122, evidenziando un’anomalia, che in realtà non esiste.

Inoltre, dal momento che vengono conteggiate solo tutte le voci di entrata nei conti correnti, in presenza di un’impresa che abbia una pluralità di rapporti bancari, magari anche con diverse banche, vengono rilevati come incassi anche i meri giroconti bancari.

Si pensi al seguente esempio: il contribuente detiene tre conti correnti intestati all’impresa e riceve un saldo fattura sul conto A, pari a 100. Successivamente effettua un giroconto di 100 dal conto A al conto B e, ancora dopo, effettua un ulteriore giroconto di 100 dal conto B al conto C. Nel questionario fiscale in esame le entrate bancarie ammontano a 300 a fronte di un’unica fattura incassata di 100, rilevando anche in questo caso un’anomalia del tutto inesistente.

Con riferimento invece ai costi, la questione è più banale: nel 2021 non sussisteva l’obbligo della fattura elettronica per i soggetti forfettari e, pertanto, con ogni probabilità i costi non risultanti dal SdI saranno da ricercare tra le fatture cartacee emesse da tale tipologia di soggetti, tra le prestazioni occasionali di lavoro autonomo e tra le eventuali ulteriori spese residuali derivanti da costi non elettronici (ad esempio, affitti pagati a privati, assicurazioni).

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti