Investimenti

Consumi globali, Cina e borse, connubio al test

I trend secolari sposano la crescita cinese, ma il dirigismo di Pechino e le tensioni internazionali pongono ostacoli al rialzo dei listini cinesi

di Marzia Redaelli

Reuters

3' di lettura

3' di lettura

I temi del Salone del Risparmio 2021 si sono incrociati sulla Via della Seta: tecnologia, consumi e dinamiche socio-demografiche, infatti, sono tendenze secolari che trovano terreno fertile in Cina.
Molti gestori hanno affermato di avere i portafogli esposti all'economia del Dragone, direttamente, tramite società locali, o indirettamente, attraverso aziende che vendono i loro beni o servizi a compratori locali.

Interconnessione

Jack Neele, responsabile delle strategie global consumer trend di Robeco, ha messo in luce come i portafogli della società mettano in connessione la trasformazione tecnologica con la crescita di una fascia di consumatori cinesi sempre più evoluti in termini digitali e determinati alla ricerca del benessere. Tanto da selezionare tra le tendenze durature, come quella dei pagamenti digitali per esempio, società (quotate sia sulle Borse cinesi sia su altri listini) ben posizionate per goderne appieno.

Loading...

Ritardi

Iniziano però a manifestarsi molti dubbi sui guadagni degli investimenti in titoli legati alla crescita cinese, che hanno trattenuto gli indici azionari di Pechino. Quest'anno, le azioni di Shanghai e di Shenzhen sono state molto meno performanti di quelle occidentali, a dispetto delle prospettive. Da gennaio lo Shanghai composite è salito del 5%, a fronte del 19% dell'S&P 500 di New York e del 17% dello Stoxx 600 europeo.

Il dirigismo di Pechino

Gli investitori si sono spaventati per le ingerenze di Pechino sull'economia e sulle borse. Il Governo di Xi Jinping sta dando concretezza al piano quinquennale, che prevede una maggiore distribuzione della ricchezza, il controllo delle informazioni digitali e l'affermazione dei mercati dei capitali interni su quelli globali. Per questo motivo ha dapprima tarpato le ali alle società più innovative che si sono quotate a Wall Street, come Didi, che a luglio si è vista bloccare l'utilizzo dell’app in patria. Così come nell'autunno del 2020 aveva sospeso l'ipo di Ant, la società finanziaria di Alibaba, per via di alcune dichiarazioni anti-propagandistiche da parte del fondatore Jack Ma. La stretta cinese si è intensificata poi con la regolamentazione del settore privato dell'istruzione, che ha travolto società che operano in tutto il mondo grazie alla tecnologia, come Tal Education quotata a New York.

Tensioni politiche

Le preoccupazioni per le tensioni internazionali stendono un velo di incertezza sul futuro, perché la Cina è protagonista di primo piano nei conflitti globali. I difficili negoziati commerciali con gli Stati Uniti sono una costante da anni, ma la posizione di Pechino è continuamente in discussione su tutto lo scacchiere politico mondiale, nei rapporti con la Russia, con l'Europa e con il Medio Oriente.Il premio al rischio della borsa cinese non è destinato a scendere presto.

«I problemi che possono incidere sui risultati sono già noti – afferma Luca Tobagi, strategist di Invesco -: le tensioni tra Cina e Stati Uniti perdurano da anni e proseguiranno, nonostante la parentesi di ottimismo sul tema per l'elezione di Biden -. Una fonte ulteriore di rischio è l'Afghanistan. Nessun Governo ha espresso fiducia sulla presa di potere dei talebani e la presenza in quel territorio dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati può creare problemi».

L'analisi di Invesco ha messo anche in evidenza il divario tra l'importanza crescente del Pil cinese su quello globale (oltre il 17,6%) rispetto a quello nell’Msci azionario globale (3,5%), che mostra un rapporto completamente rovesciato rispetto a quello degli Stati Uniti, che contano per il 25% del Pil mondiale ma per il 59,6% delle società quotate negli indici azionari. «Il gap è destinato a restringersi – aggiunge Tobagi –; la Cina presenta opportunità inespresse negli indici globali e continuiamo a credere che esporsi al suo mercato sia un'idea corretta. Le motivazioni per la ridotta presenza negli indici delle aziende cinesi sono molteplici. Molte non erano o non sono adatte a essere incluse, perché poco contendibili, controllate dallo Stato, da gruppi o da famiglie. E poi, senza fare pensieri complottisti, non si può dimenticare che gli indici sono creati da società occidentali. Tuttavia, per quanto Pechino abbia una volontà dirigista, non vorrà tenersi fuori dai mercati dei capitali internazionali. Anche i fallimenti di cui arrivano notizie (in questi giorni il colosso immobiliare Evergrande rischia il crack, ndr) possono essere letti come una buona notizia per gli investitori, perché il Governo non è più disposto a salvare tutte le aziende anche se non ne vale la pena e se non c'è un rischio sistemico lascia correre».


Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti