Agroindustria

Conserve alimentari, ecco come sottolio e sottaceto cercano il rilancio

Pur avendo un fatturato di oltre 687 milioni di euro, negli ultimi anni il settore ha sofferto a causa dell’aumento dei costi di produzione (dovuti soprattutto al caro olio) e per i tagli al carrello della spesa da parte delle famiglie

di Manuela Soressi

3' di lettura

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I vegetali “diversamente conservati” si fanno sotto. Sottoli, sottaceti e in salamoia vogliono farsi notare, veder riconosciuto il ruolo che occupano in tavola (li consuma il 72% degli italiani) e farsi conoscere di più, anche grazie alla prima campagna di comunicazione di categoria avviata dai produttori associati a Unione Italiana Food.

Un atto dovuto per un settore importante, «composto da aziende storiche che lavorano con passione e ricercano prodotti sempre nuovi, in grado di stimolare la fantasia dei consumatori» afferma Mario Piccialuti, direttore generale di Uif.

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In termini di business, nella distribuzione moderna sottoli e sottaceti sviluppano un giro d’affari di oltre 687 milioni di euro, superando le 84.800 tonnellate di vendite, stima Circana. Ma gli ultimi anni non sono stati facili: l’aumento dei costi di produzione (oli in primis), l’effetto inflazione e l’impoverimento del carrello della spesa non hanno favorito questi vegetali conservati. Che soffrono anche di un vissuto non completamente positivo, dettato anche da una lacunosa conoscenza da parte dei consumatori. Solo il 58,4% ritiene di saperne a sufficienza sulle conserve vegetali vendute al supermercato, in particolare riguardo brand e ingredienti. Meno noti gli aspetti nutrizionali e quelli produttivi.

Scarsa informazione e fake news non giovano a sottoli, sottaceti e vegetali in salamoia tanto da aver indotto un italiano su quattro a non comprarli più, com’è emerso da uno studio realizzato da AstraRicerche per Uif. I motivi? Un gusto troppo intenso (30% delle risposte), ma anche l’avversione per i prodotti conservati (25,3%) e la convinzione che non si addicano a un’alimentazione sana (22,4%).

Ma dietro la rinuncia a comprarli ci sono anche ragioni più pragmatiche, come i formati troppo grandi in cui sono venduti (23,8%): un aspetto importante sia in un’ottica antispreco sia di contenimento dello scontrino della spesa di casa. Infatti un non consumatore su cinque sottolinea che li ha abbandonati perché costano troppo.

Chi continua a comprare sottoli, sottaceti e vegetali in salamoia li apprezza soprattutto perché sono gustosi e stuzzicanti (75,5%). Un aspetto edonistico a cui si affiancano motivazioni più razionali, legate alla loro comodità di prodotti pronti all’uso, che velocizzano la cucina e si adattano a molte ricette: è la componente di servizio, condivisa dal 69,5% degli acquirenti. Una versatilità che si legge anche nelle occasioni in cui sono consumate: se al primo posto restano cene e pranzi domestici (rispettivamente indicati dal 67,5% e dal 59,1% degli intervistati), si fanno strada altri momenti in cui sottoli e sottaceti sono apprezzati, come l’aperitivo (49%), le feste in casa (32,1%) e lo snacking (15,3%).

Un nuovo modo di approcciarsi a questi prodotti, soprattutto da parte dai più giovani, i tiepidi verso sottoli & co. Se li consuma il 79% dei 55-70enni, si scende al 65% nella fascia d’età 25-34 anni e al 59% nei 18-24enni. Con alcune eccezioni, come le olive protagoniste del rito dell’aperitivo (vedi altro articolo, ndr).

Per i giovani sottoli e sottaceti sono stuzzichini, spuntini e farciture per sandwich, mentre con l’aumentare dell’età sono più usate come contorno, per arricchire le ricette o come ingredienti di primi e secondi piatti.

Un approccio che si legge anche nella classifica delle tipologie di conserve vegetali più note, dove svettano al primo posto i mix per le insalate di pasta e di riso (le conosce il 75,5% degli italiani), probabilmente il prodotto più giovane di un settore che ha tradizioni antiche (la conservazione sott’aceto è testimoniata già presso i Babilonesi) e una lunga tradizione produttiva industriale in tutto il Paese.

Seguono sottoli, sottaceti, verdure grigliate e conserve in agrodolce, con indici di notorietà che vanno dal 52% al 75% per cento. Tra i singoli ortaggi i più noti sono olive, funghi e peperoni (tutti sopra al 75%), mentre tra quelli ritenuti indispensabili in dispensa vincono ancora le olive (31,3%) seguite a grande distanza da pomodori secchi e funghi.

In termini di acquisti, invece, Circana rileva che i prodotti più venduti sono le olive, seguite dai sottoli con la triade carciofini, funghi champignon e pomodori, e poi dai sottaceti, con il podio occupato da capperi, cetriolini e cipolline. Ma molto dipende dalla zona geografica: i funghi hanno consumi sopra media nel Triveneto, le melanzane sono predilette al Sud mentre capperi e giardiniera piacciono soprattutto nelle regioni dell’Italia Centrale.

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