Le leggi

Congedo parentale, sui tempi riaperto il confronto in commissione Lavoro

Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto, assicura la «disponibilità ad affrontare un discorso nel merito»

di Barbara Nepitelli

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Il cammino verso la parità nella genitorialità si arresta davanti allo scoglio delle coperture e ai rilievi della Ragioneria generale dello Stato, ma il dibattito resta aperto. Dopo il ‘no’ della Camera alla proposta delle opposizioni sul congedo paritario da cinque mesi – con oneri complessivi stimati nella relazione tecnica del Ministero del Lavoro in 3,7 miliardi di euro nel 2026 e 4,5 miliardi a regime dal 2035 – il futuro della misura si sposta su un binario di mediazione. Se il centrosinistra batte sul tasto della parità dei congedi di maternità/paternità, la maggioranza apre a un confronto nel merito puntando su flessibilità e ‘premialità’ dei congedi parentali facoltativi.

La proposta bocciata

Si sono quindi riaccesi i riflettori su uno strumento che, dal 2013, è arrivato agli attuali 10 giorni (livello minimo della direttiva UE 2019) e che dai dati Inps risulta essere stato utilizzato da quasi 182mila padri nel 2024, con un’adesione cresciuta dal 20% del 2013 al 64,8% del 2024.

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«Il tema non è finito su un binario morto. Noi continueremo a tenerlo vivo, anche presentando emendamenti» afferma la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra. Perché, aggiunge, è vero che «esiste un problema di copertura ma si sarebbe potuto fare un confronto nel merito che poteva prevedere una applicazione parziale o per tappe». Inoltre, rileva, è «miope» non considerare anche il costo che affronta la società escludendo «così pesantemente» le donne dal mercato del lavoro.

«Il punto di maggiore urgenza è quello di incrementare i giorni di congedo di paternità obbligatoria, dopodiché i costi sono modulabili» rileva ancora l’esponente Dem aggiungendo che la questione è capire se c’è accordo sul «messaggio fondamentale» della proposta che era a prima firma della segretaria Pd Elly Schlein secondo cui il congedo di maternità/paternità deve essere paritario per due ragioni fondamentali: consentire anche agli uomini di esercitare in modo paritario la genitorialità ed eliminare il principale elemento di discriminazione della donna sul mercato del lavoro.

In commissione Lavoro

Da parte sua, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto (FdI) assicura che c’è «disponibilità ad affrontare in Commissione un discorso nel merito» e che il tema sarà approfondito «nelle prossime settimane» con l’obiettivo di uno sviluppo in Commissione prima della legge di Bilancio. L’esponente di Fratelli d’Italia non nasconde di nutrire sul tema della obbligatorietà «qualche dubbio e riserva». Rileva però che «una ipotesi su cui la Commissione potrebbe ragionare è quello di capire se, rispetto a tempistiche ben inferiori a 5 mesi, si possono trovare modalità, anche in termini di coperture economiche».

Un’opzione potrebbe anche essere un periodo da “modulare” tra i genitori, lasciando al nucleo familiare la decisione sul suo utilizzo. Oltre alla questione della copertura, sottolinea, occorrerà fare una riflessione anche sull’impatto sul pubblico impiego (in particolare il comparto scuola) così come sul settore delle piccole e medie imprese. Nello stesso tempo, Rizzetto sottolinea l’attenzione dimostrata da Governo e maggioranza sui congedi parentali dove è stato introdotto nel tempo un incremento dell’indennità all’80% della retribuzione per un periodo di tre mesi esteso fino ai 14 anni di età del figlio. Si tratta dello strumento successivo rispetto al congedo obbligatorio di maternità e paternità e cioè lo stop facoltativo dal lavoro previsto per entrambi i genitori per un massimo complessivo di 10 mesi (elevabile a 11 mesi in caso di utilizzo da parte del padre di almeno tre mesi): «Penso che il prossimo step sia in questo ambito che è importantissimo» spiega l’esponente di FdI, riferendo di aver già avviato una interlocuzione con la ministra Roccella per un «ragionamento ulteriore» su queste «premialità».

L’uso dei congedi di paternità

Facendo una panoramica sui dati, dal XXIV Rapporto Inps emerge un utilizzo variabile del congedo di paternità con una media di 7,17 giorni di congedo fruiti (circa un padre su quattro utilizza completamente il periodo a fronte di circa il 30% che utilizza meno della metà dei giorni a disposizione). E’ Save the Children a delineare, a partire sempre da dati Inps, il ‘profilo’ dei padri che usufruiscono del congedo: hanno tra i 35 e i 44 anni (52% nel complesso), un impiego stabile e a tempo pieno e nella maggior parte dei casi risiedono al Nord (59 per cento) mentre al Centro e al Sud vivono rispettivamente il 19 per cento e il 22 per cento.

E’ interessante anche la fotografia che emerge sui congedi parentali. Il Rendiconto di genere 2025 del Civ Inps riporta che nel 2024 sono state nettamente più le donne (289.230) a beneficiare del congedo parentale rispetto agli uomini (124.140). Per questi ultimi il dato è comunque in crescita rispetto ai 78.298 del 2022 e ai 96.328 del 2023. Resta però una notevole disparità in termini di giornate autorizzate: le donne hanno usufruito di 15.409.095 giornate di congedo parentale rispetto alle 2.771.988 degli uomini (con un incremento per entrambi i generi sul 2022 e il 2023).

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