Rapporto Csc

Confindustria: i dazi abbattono l’export italiano verso gli Usa. Nel medio periodo vendite giù di 16,5 miliardi

Il Centro studi di Via dell’Astronomia: l’impatto maggiore su autoveicoli, alimentari, bevande e calzature

di Nicoletta Picchio

CONFINDUSTRIA SEDE VIALE DELL'ASTRONOMIA  CONFEDERAZIONE GENERALEDELL'INDUSTRIA ITALIANA   INTERNI

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La recente tregua tra Israele e Palestina attenua l’incertezza e il rientro del prezzo del petrolio abbassa i costi. In Italia c’è qualche segnale positivo per gli investimenti, ma nel terzo trimestre l’industria è ancora in difficoltà e i servizi continuano a crescere poco. Dazi Usa e dollaro svalutato continuano a erodere l’export, mentre il risparmio precauzionale frena i consumi. È la fotografia della situazione economica che emerge dall’analisi Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria.

I dazi abbattono l’export italiano verso gli Usa

Un focus è dedicato ai dazi: l’export italiano verso gli Usa è crollato ad agosto, -21,1% su agosto 2024, dopo un forte aumento nella prima parte dell’anno dovuto all’anticipo degli acquisti. Ciò ha contribuito per più di due terzi alla caduta dell’export extra Ue (-7,0% tendenziale, -1,1% sul totale mondo).

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Nel medio-lungo periodo secondo il Csc i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli Stati Uniti di circa 16,5 miliardi (rispetto ad uno scenario senza tariffe), pari al 2,7% dell’export totale. L’effetto maggiore è per settori come gli autoveicoli, alimentari, bevande, calzature, pelli e altre attività manifatturiere. Le perdite si amplificano se si considerano gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee, del calo dell’export negli Usa degli altri paesi europei sulla domanda di input italiani. L’impatto complessivo tocca il -3,8% dell’export manifatturiero, -1,8% della produzione.

Nel lungo periodo è forte l’incentivo a rilocalizzare alcune produzioni nel mercato Usa: il rischio per l’industria europea è di perdere parti vitali del tessuto produttivo. La qualità dei prodotti Ue fa da scudo ai dazi nel breve periodo. Ma un processo di sostituzione si avvierà nel tempo, se i dazi continueranno e se la produzione Usa, più Messico e Canada sarà in grado di soddisfare la domanda. Inoltre il taglio dei tassi Fed per sostenere la crescita tende a indebolire il dollaro, alzando l’inflazione importata e ciò frena l’import Usa.

Energia: ribasso del petrolio

Per quanto riguarda l’energia, il prezzo del gas è stabile in Europa da tre mesi, 32 euro mwh a ottobre, ma resta più del doppio del 2019, 14 euro. Il petrolio è sceso a 66 dollari al barile, al livello pre pandemia (64). L’inflazione resta bassa nella Ue, +2,2% a settembre, ma le Bce resta ferma (tassi al 2% da giugno). La Fed ha ripreso i tagli, 4,25 a settembre, ed è atteso un prosieguo. Il dollaro resta svalutato sull’euro, che segna +12,7, riflettendo le peggiori attese sull’economia Usa legate ai dazi.

La manovra non alza il Pil

La manovra sarà quasi a saldo zero e non avrà impatti sul pil. Il governo conferma un deficit in calo a 2,8 e 2,6% nel 2026 e 2027, con l’uscita dalla procedura di infrazione il prossimo anno.

Investimenti in crescita

Gli investimenti sono in crescita: ottimo secondo trimestre, +1,6%, e la fase positiva si conferma nel terzo. A settembre migliora la fiducia dei produttori di beni strumentali. Per quanto riguarda l’industria: in agosto la produzione è scivolata a -2,4%, dopo il +0,4% di luglio. L’indagine del Csc suggerisce già a settembre un recupero, avallato dalla fiducia delle imprese industriali. Il minor costo del credito sostiene i prestiti, +1,2% annuo in agosto.

Servizi deboli

I servizi sono deboli: cresce il turismo nel terzo trimestre dell’anno, anche se poco; ad agosto l’indice RTT indica un calo del fatturato, ma a settembre gli indicatori parlano di una espansione e di un recupero della fiducia.

Consumi in miglioramento

I consumi sono in miglioramento: nel secondo trimestre il reddito reale delle famiglie è cresciuto, +0,3%, ma l’aumento del tasso di risparmio, al 9,5%, legato all’incertezza, ha frenato la spesa. Il terzo trimestre sembra in miglioramento: per occupazione e vendite al dettaglio la variazione acquisita trimestrale è positiva, +0,1 e +0,3 per cento. L’export appare in difficoltà, a causa dei dazi.

In Europa i Pmi manifatturieri sono in calo, con l’eccezione della Spagna. Per i servizi sono positivi, tranne che in Francia. Negli Usa la crescita è frenata, in Cina è trainata dall’export.

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