Fisco

Concordato, arrivano i redditi. Sconto del 50% il primo anno

Via libera alla nota metodologica, oggi il software per il calcolo del reddito proposto alle partite Iva che applicano le pagelle fiscali. Due anni per salire all’imponibile richiesto, al debutto aumento dimezzato

di Maco Mobili, Gianni Trovati, Giovanni Parente

3' di lettura

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La macchina del concordato preventivo biennale per le partite Iva comincia le prove su strada. L’attesa è alta. Dalle parti del Governo attendono dal nuovo strumento un aumento di gettito prodotto da chi oggi non paga tutto, indispensabile per far camminare la parte più sostanziosa della riforma fiscale, quella che promette di proseguire sulla strada della riduzione generalizzata delle tasse per chi già le paga puntualmente. I 4,5 milioni di partite Iva potenzialmente interessate aspettano invece il momento per tradurre in cifre il calcolo fra costi e benefici proposto dall’intesa con lo Stato: esclusione biennale dai controlli in cambio di una dichiarazione che indichi un imponibile in linea con le attese del Fisco.

Le prime cifre cominceranno a circolare a breve dopo che, nella serata di oggi, l’amministrazione finanziaria rilascerà il software di calcolo che costruirà il reddito indispensabile a ogni contribuente per firmare il concordato preventivo biennale. Ieri il viceministro alle Finanze Maurizio Leo ha firmato il decreto con la Nota metodologica, chiamato a fissare procedure e parametri per il calcolo. E tutto lascia pensare che per molti la strada per arrivare al reddito «congruo» secondo il Fisco non sarà breve: soprattutto per chi, come accaduto nelle ultime dichiarazioni al 54% degli autonomi soggetti agli Isa, con l’ultima dichiarazione non è riuscito nemmeno a raggiungere una pagella fiscale (voto almeno pari a «8») tale da farlo considerare «affidabile» dal Fisco. Perché l’obiettivo del concordato è più ambizioso; e punta a portare verso il voto «10» i contribuenti che aderiscono.

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Nel farlo, però, deve stare attento a non spaventare troppo i candidati all’intesa biennale, che altrimenti rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua imboccando lo stesso sentiero sfortunato che ha condannato il suo predecessore di vent’anni fa a una rapida archiviazione. Perché una prospettiva del genere implicherebbe l’addio alle entrate aggiuntive da “compliance”, mettendo un’ipoteca forte a tutta la strategia della riforma: che punta sulla «prevenzione» dell’evasione come arma più efficace rispetto al contrasto ex post, e chiede appunto al concordato di dare benzina finanziaria per i prossimi passi.

Proprio per questa ragione il miglioramento degli imponibili chiesto ai contribuenti sarà progressivo», come ribadito in più occasioni da Leo. E all’atto pratico, come si desume dalla nota metodologica, chiederà un adeguamento in due tappe, offrendo uno sconto del 50% nell’anno del debutto. In pratica: se l’aumento di reddito necessario a ottenere il «10» nella pagella fiscale sarà per esempio di 10mila euro, per accordarsi con l’amministrazione finanziaria sui redditi di quest’anno basterà un aumento di 5mila.

Firmata la nota metodologica sul meccanismo, che nei giorni scorsi aveva ricevuto il via libera anche del Garante della Privacy, oggi il Fisco rilascerà il software che comincerà a “dare i numeri” su cui contribuenti e associazioni potranno cominciare a prendere le misure del nuovo strumento. Una volta scaricato il software, e controllate le parti già precompilate dal Fisco con i dati anagrafici e le serie storiche di ricavi e costi, il contribuente dovrà indicare i dati cruciali per la determinazione del nuovo reddito: il numero dei dipendenti, la percentuale di utilizzo di materie di proprietà o acquistate da fornitori e gli altri pilastri della complessa struttura dei costi.

Sulle cifre che ora cominceranno a girare sui computer dei contribuenti e dei loro commercialisti si giocherà una battaglia importante per i prossimi passi della finanza pubblica. Il dibattito durerà fino al 31 ottobre, termine per l’adesione con la miniproroga nel decreto correttivo atteso giovedì in Consiglio dei ministri. A quel punto, i contribuenti smetteranno di fare i conti. E comincerà il Governo.

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