Giustizia tributaria

Italiani in lite con il Fisco per 23 miliardi di euro. L’Iva l’imposta più contestata ma gli uffici vincono nel 57% delle cause

Contenzioso tributario in calo del 6,2% ma resta alto il valore delle cause. Il podio delle cause lo strappa comunque il contributo unificato. Gli uffici dell’amministrazioni vincono 4 liti su 5

di Marco Mobili

wooden judge hammer gavel on 50 Euro banknotes. European Union concept

4' di lettura

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Le tasse potranno essere anche belle ma a pagarle non piace proprio a nessuno. Oltre agli 80 miliardi di evasione certificata ci sono almeno altri 23 miliardi su cui il rapporto tra amministrazione e contribuenti non si puo’ certo definire “Fisco amico”. Secondo la relazione annuale sull’andamento del contenzioso tributario del 2023 depositata dal Dipartimento della Giustizia tributaria venerdì 14 giugno sul sito del Mef il valore complessivo delle controversie presentate lo scorso anno nei due gradi di giudizio è di circa 23 miliardi di euro. Il valore medio delle cause è risultato pari a 131.453 euro con un carico di liti depositate di 175.288. Un valore che, come spiega la relazione, resta sostanzialmente in linea con l’anno precedente nonostante la riduzione del numero di controversie pervenute nel 2023 pari a -6,28% (-11.754 controversie).

Dove le liti pesano di più

Il valore medio del singolo ricorso in primo grado, che a livello nazionale è pari a 103.767 euro, risulta sensibilmente più alto nella provincia di Bolzano (406.810 euro), in Lombardia (304.728 euro), nella provincia di Trento (251.564 euro), nel Lazio (232.688 euro), in Piemonte (189.083 euro) e in Veneto (186.532 euro). Mentre al Sud si litiga di più ma per importi più bassi. I valori medi più bassi si registrano, infatti, in Calabria (25.835 euro), in Sicilia (28.571 euro), in Sardegna (63.908 euro) e in Basilicata (65.605 euro). Il peso delle cause cresce inevitabilmente in appello, con un valore medio a livello nazionale pari a 235.230 euro. E sempre al nord si registrano i valori delle controversie più elevati come nella provincia di Trento (980.239 euro), in Lombardia (760.672 euro), fa eccezione l’Abruzzo (651.540 euro), nella provincia di Bolzano (578.275 euro) e in Veneto (568.772 euro). I valori medi più bassi si registrano nel Molise (44.002 euro), in Calabria (56.297 euro), in Sardegna (62.089 euro) ed in Sicilia (62.193 euro).

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Bagatelle regine delle cause

Più di una causa su 2 è ancora per importi minimi. Nel 2023, nel primo grado di giudizio il 57,8% dei nuovi ricorsi ha per oggetto controversie con valore inferiore o uguale a 5.000 euro (per un totale di 95 milioni di euro pari allo 0,7% del valore complessivo). Il 16,7% ha un valore compreso tra 5.000 e 20.000 euro (per un totale di 246 milioni di euro pari allo 1,7% del valore complessivo), mentre solo l’1,3% dei ricorsi totali riguarda controversie di valore superiore a 1 milione di euro. Ma queste, nonostante la bassa incidenza in termini percentuali, sono pari al 69,8% del valore complessivo del nuovo contenzioso ossia oltre 10 miliardi di euro.

Il Fisco prevale sul contribuente

L’indice di vittoria nazionale dell’Agenzia delle Entrate è pari al 79,2% il che equivale a dire che, come spiega la relazione che «circa 4 pronunce su 5 passate in giudicato nel 2023 hanno confermato totalmente o parzialmente la pretesa dell’ufficio». Le Direzioni regionali che registrano l’indice più alto di vittoria sul cittadino anche al di sopra della media sono 15. Al primo posto ci sono gli uffici della Basilicata dove i margini di vittoria per i cittadini si fermano a meno del 9% e con il Fisco in grado di vincere il 91,6% delle cause, Non va tanto meglio ai piemontesi con gli uffici che vincono nell’89% delle controversie o in , Friuli Venezia Giulia con un tasso di vittoria delle agenzie fiscali dell’(87,1%) o a Trento (87,0%) e in Emilia Romagna (86,1%). Le Direzioni regionali che invece presentano i valori più bassi di vittoria sono: Bolzano (55,3%), Valle d’Aosta (69,2%) e Pescara (74,5%).

L’amministrazione vince su Iva e contributo unificato

Tra i tributi per i quali Fisco e contribuenti entrano in contrasto è l’Iva forse anche in virtù del primato che questa imposta detiene come imposta più evasa. Dal report del Dipartimento, infatti, emerge che il tributo dove l’Ufficio ha maggiori percentuali di successo è l’Iva con il 57%, anche se nel 58,2% gli uffici vincono sul contributo unificato. Tornado ai tributi e alle imposte lin classifica al terzo posto spicca l’Irap (54%) e poi seguono a ruota Irpef e Ires. I contribuenti vincono di più invece sui tributi locali (43,8%), le tasse auto nel 33,6%) e sulla tassa rifiuti (33,4%).

Calano le cause

Il contenzioso tributario nel 2023 registra, come detto, una riduzione complessiva delle liti del 6,2% rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, in primo grado la diminuzione è dello 0,5%, mentre in secondo grado si registra una significativa contrazione delle pendenze pari a -14,4%. Il flusso dei nuovi ricorsi depositati nei due gradi di giudizio si attesta a 175.288 unità; il raffronto con l’anno precedente rileva sia un significativo calo dei ricorsi nel primo grado di giudizio (-5,2%) sia una forte riduzione degli appelli (-10,1%). Il sensibile aumento delle controversie pervenute nel corso dell’anno 2022 è da imputare imputabile alla ripresa dell’attività di accertamento e riscossione dei tributi da parte degli Enti impositori e dei soggetti della riscossione a seguito della cessazione dell’efficacia dei provvedimenti normativi emanati per far fronte all’emergenza epidemiologica Covid-19.

La durata dei processi

Nel 2023 la durata media dei giudizi di primo grado è stata pari a 1 anno e 2 mesi, il valore più basso nel periodo 2019 - 2023. Per il secondo grado la durata media, di 2 anni e 8 mesi, non subisce significative variazioni. Il tempo medio nel 2023, calcolato come somma dei dei giorni intercorrenti tra la data di deposito della controversia e la data in cui la medesima controversia è stata definita con il deposito del provvedimento, diviso il numero delle controversie definite nell’anno, è stato di 429 giorni presso le CGT 1° gr., con un miglioramento del 24,6% rispetto a quello registrato nell’anno precedente; presso le Corti di giustizia tributaria di secondo grado è stato invece pi del doppio del primo grado attestandosi in pari 968 giorni, con una riduzione comunque dello 0,2% rispetto all’indice del 2022. Nel 2023, ogni giudice tributario ha depositato mediamente 77 provvedimenti in primo grado e 78 provvedimenti in secondo grado, registrando un lieve aumento dei dati riscontrati nel 2022 (71 in primo grado e 74 in secondo grado).

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