Autostrade, concessione salva anche se il Governo non fosse caduto
di Maurizio Caprino
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La sera di giovedì 8 agosto, appena la situazione politica è precipitata, il vicepremier M5S, Luigi Di Maio, ha avvertito che la crisi del governo Conte avrebbe impedito di togliere la concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi, ritenuta dai pentastellati responsabile del crollo del Ponte Morandi) come, invece, promesso dal giorno successivo alla tragedia di un anno fa. Ma è lecito supporre che sarebbe finita così così anche senza la crisi.
Innanzitutto, non risulta aperta alcuna procedura di revoca (tecnicamente decadenza) della concessione. Lo ha scritto la scorsa settimana Atlantia (capogruppo di Aspi) nella sua relazione all’ultimo bilancio semestrale, citando «autorevoli professionisti» secondo cui le tre lettere inviate ad Aspi dal ministero delle Infrastrutture (Mit) - gestito da Danilo Toninelli - per contestare gravi inadempimenti andrebbero qualificate come semplici «richieste di chiarimenti». Il Mit, interpellato dal Sole 24 Ore, non ha ribattuto.
La relazione cita le conclusioni della commissione giuridica nominata dal Mit per valutare le conseguenze di una procedura di revoca, che rischia di comportare un esborso «particolarmente elevato» per lo Stato, visti i tempi lunghi del processo sul crollo e le clausole “blindate” della convenzione di concessione. Di qui l’opportunità di una «soluzione negoziale». Peraltro, negli incidenti probatori sul crollo, il Mit ha deciso di non costituirsi parte offesa (anzi, ha concesso il patrocinio legale a uno dei suoi dirigenti indagati), il che gli ha impedito di inviare suoi periti assieme a quelli di accusa e difesa.
Di fronte a queste difficoltà, si potevano forse percorrere altre vie per muovere contestazioni e portare avanti la procedura di revoca se, come sbandierato continuamente dal mondo M5S, era questa la volontà.
Una possibilità, in particolare, sarebbe basata su una sentenza di primo grado in un caso di grave incidente imputabile anche alla mala gestio delle barriere di sicurezza: a gennaio il Tribunale di Avellino ha condannato anche i responsabili territoriali di Aspi per i 40 morti del bus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’A16 il 28 luglio 2013.





