Giustizia

Con il Gip collegiale più garanzie ma rischio paralisi

Dai dati del Csm i numeri dei vuoti in organico in tutti gli uffici giudiziari. Il nodo delle incompatibilità e dei reati da Codice rosso. Partenza ad agosto ma le criticità si moltiplicano

di Giovanni Negri

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Potrebbe essere uno dei primi banchi di prova per la nuova stagione post referendaria nelle relazioni tra magistratura e governo. Perché certo il tema delle misure cautelari personali è da sempre centrale nell’attenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio e la decisione di intervenire già due anni fa con una serie di modifiche al Codice di procedura penale lo testimonia.

Allora, era il 2024 con la legge n. 114, venne introdotta con efficacia immediata la necessità di svolgere un interrogatorio della persona interessata prima della decisione sull’applicazione della misura. Al 25 agosto del 2026, due anni dopo, venne invece rinviato l’altro punto qualificante e cioè la collegialità della pronuncia, non più affidata a un solo Gip.

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Il nodo della carenza d’organico

Uno slittamento giustificato dalla cronica carenza di organico negli uffici Gip, da quelli più grandi dove è possibile l’istituzione di una sezione specializzata a quelli medio piccoli, dove la funzione di Gip in capo al medesimo magistrato neppure è esclusiva. I dati del Csm a metà 2025 fotografavano (si veda la tabella sotto) una situazione già critica con una carenza rispetto alla pianta organica complessiva di 123 magistrati. Al netto quindi della riforma, dell’obbligo di costituire collegi che renderebbe pressoché impossibile la partenza della novità.

Criticità di cui il ministero della Giustizia era comunque consapevole, tanto da avere messo nero su bianco, nella medesima legge 114, l’aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria di 250 unità da destinare alle funzioni giudicanti, soprattutto a quelle di giudice delle indagini preliminari, potendo contare su procedure concorsuali straordinarie, il cui esito però è da verificare e che comunque potrebbe in ogni caso rivelarsi insufficiente.

I VUOTI IN ORGANICO UFFICIO PER UFFICIO

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Le altre criticità

A giocare contro infatti e rendere molto concreto il rischio di una paralisi sono infatti anche altri fattori sia sul piano degli organici sia su quello dei tempi di durata del processo penale. Sul primo, cruciale è il tema delle incompatibilità destinato a colpire gli uffici di dimensioni più ridotte moltiplicando i casi di impossibile partecipazione a fasi successive del procedimento. C’è poi il tema dei procedimenti plurisoggettivi, dove per alcuni indagati potrebbero essere prospettatate misure cautelari personali, non necessarie per altri, allungando i temi di gestione dei fascicoli.

Come pure sui tempi di decisione, la collegialità rischia di confliggere con la rapidità con la quale la legge esige che le decisioni vengano assunte per tutta una serie di reati come quelli da Codice rosso.

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