Economia

Usa, con la frenata dell’inflazione, meno chance a strette Fed ultra-aggressive

Stando agli analisti, i nuovi dati potrebbero nell’insieme favorire una stretta di 50 punti base anzichè più draconiana al prossimo vertice di settembre

di Marco Valsania

(raissa - stock.adobe.com)

2' di lettura

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L'inflazione americana ha frenato in luglio ad un passo annuale dell'8,5% dal 9,1% fatto segnare il mese precedente. Il dato, migliore di attese dell'8,7%, è considerato benvenuto dai policymaker. Anche se le pressioni sui prezzi restano elevate, vicine ai massimi da 40 anni ed eccessive per rassicurare davvero la Federal Reserve sul successo della sua manovra contro il carovita. Stando agli analisti, i nuovi dati potrebbero nell’insieme favorire una stretta di 50 punti base anzichè più draconiana al prossimo vertice di settembre.

Le pressioni sui prezzi sono rimaste elevate nonostante la benzina alla pompa, uno dei sintomi più visibili dai consumatori, sia diminuita in media di circa un dollaro nell'ultimo mese e viaggi adesso attorno ai 4 dollari al gallone su scala nazionale. I prezzi alimentari sono tuttora in rialzo del 10,9% dall'anno scorso, il massimo dal 1979, e quelli energetici del 32,9% con la benzina salita del 44 per cento. I costi abitativi, un terzo dell'intero indice, sono in rialzo del 5,7% in dodici mesi.

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Sui mercati future, grazie al dato migliore delle attese, le scommesse sulla Fed sono tuttavia tornate a privilegiare la stretta di 50 punti base al meeting del 20 e 21 settembre, rispetto ad azioni più dure. Le probabilità di intervento di mezzo punto percentuale dopo il dato sono lievitate al 73% dal 32% della seduta precedente. Wall Street è stata incoraggiata dal dato, aprendo in rialzo, con il Nasdaq, particolarmente sensibile ai rischi, lievitato del 2 per cento.

L'indice dei prezzi al consumo a luglio è rimasto invariato rispetto al mese precedente, rispetto ad attese di ulteriori incrementi, con rincari di costi abitativi (+0,5%) e alimentari (+1,1%) compensati da flessioni nella benzina, nelle tariffe aeree e nelle auto usate. Nel mese di luglio la benzina è in particolare scivolata del 7,7% e l'energia del 4,6 per cento.

I dati core, tenuti sotto stretta osservazione dalla Fed perchè depurati da volatili componenti energetiche e alimentari, sono a loro volta stati milgiori delle previsioni. Il passo dei prezzi core annuali è rimasto fermo al 5,9% contro attese di un’accelerazione al 6,1 per cento. Su base mensile l'aumento core è stato dello 0,3% rispetto allo 0,7% di giugno e allo 0,5% anticipato.

Le statistiche sull’inflazione erano molto attese dalla Federal Reserve, che deve decidere con quale aggressività procedere nella sua manovra di strette sui tassi di interesse. Ancor più dopo un forte dato occupazionale relativo al mese scorso e che ha sollevato timori di un’economia ancora troppo calda e anche di spirali di pressioni salariali sui prezzi. Incertezze, sullo stato dell’economia e dalla plitica monetaria, però rimangono anche dopo la nuova fotografia dell’inflazione. Il prossimo vertice della Fed potrà tener conto anche di futuri dati, relativi ad agosto, prima di esprimersi. Alla vigilia delle statistiche le ipotesi tra gli analisti sulla prossima mossa della Banca centrale variavano di molto, segno delle incognite e delle continue e rapide correzioni dei pronostici: da rialzi nei tassi di 75 punti base o anche di cento punti base, a 50 punti base. Negli scorsi due vertici la Banca centrale ha fatto scattare interventi di 75 punti base.


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