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Con il BuyNowPayLater chi ha minor capacità di rimborso si indebita di più

E’ la conclusione di Banca D’Italia secondo cui negli ultimi 3 anni la quota di nuclei familiari che vi ha fatto ricorso è passata dal 4 a quasi il 30%

di Lucilla Incorvati

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Si compra e si paga poco alla volta senza l’aggravio degli interessi, spendendo meno quando si compra con una carta di credito a rimborso rateale. Parte da qui il successo anche in Italia del BuyNowPayLater (Bnpl)che, arrivato a fine 2020, ha raggiunto a fine 2025 una dimensione di quasi 10 miliardi di euro (Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano) , rispetto al miliardo di euro di fine 2021, riguardando soprattutto gli acquisti online (oltre tre quarti sul totale delle transazioni). Ma crescono anche le operazioni di Bnpl nei negozi con un importo medio delle dilazioni pari a poco più di 200 euro.

Nel mondo secondo le stime del Global Payment Report (2025), il Bnpl ha raggiunto un ammontare di 342 miliardi di dollari nel 2024 (285 miliardi nel 2022), il 5% delle transazioni e-commerce complessive. Negli Stati Uniti il peso del Bnpl sulle transazioni in e-commerce è del 6%, mentre in Europa è in media del 9% con picchi in Germania e Svezia del 20 e del 23% delle transazioni in e-commerce), nel Regno Unito è al 7% mentre in Italia e Francia è al 5 per cento.

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Tutto bene dunque? Non proprio. «Ai vantaggi di questo prodotto si affiancano elementi di vulnerabilità non facili da valutare poiché non vi sono segnalazioni dettagliate da parte degli intermediari sui volumi e sulla rischiosità di questa forma di finanziamento», avverte Banca D’Italia che sottolinea come alcune indagini relative agli Stati Uniti e ai Paesi europei hanno messo in evidenza la fragilità finanziaria degli utilizzatori di Bnpl. Fragilità riscontrabile anche in Italia dove sta per arrivare la nuova direttiva sul credito ai consumatori (direttiva Ue 2023/2225 - c.d. CCD2) che la includerà nel suo perimetro regolamentare cambiando alcuni elementi significativi.

TRANSAZIONI REGOLATE TRAMITE L’USO DI BNPL IN ITALIA

Miliardi di euro

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 Chi ricorre in Italia al Bnpl

Secondo Banca D’Italia in base alle indagini presso le famiglie, dal 2022 all’inizio del 2025 la quota di nuclei familiari che ha fatto ricorso almeno qualche volta al Bnpl è passata dal 4 a quasi il 30%, anche se circa due terzi lo utilizza solo occasionalmente. Le dilazioni di pagamento sono usate più frequentemente dai nuclei con un capofamiglia giovane (fino a 44 anni) con un discreto livello di istruzione (scuola superiore), residente al centro-sud o con un lavoro autonomo. Ma con riferimento a reddito e ricchezza degli utilizzatori, le analisi mostrano che dal 2022 la platea si è ampliata coinvolgendo anche famiglie meno abbienti.

Se a fine del 2022 in linea con le evidenze del Politecnico di Milano e di Crif, il Bnpl veniva usato più frequentemente dalle famiglie che non incontravano difficoltà a raggiungere la fine del mese con lo stipendio percepito, di contro, l’indagine condotta nel 2025 mostra un uso diffuso anche tra le famiglie con un reddito limitato, che incontrano difficoltà a raggiungere la fine del mese con il reddito percepito o che hanno scarse risorse patrimoniali. L’uso del Bnpl è più frequente tra i nuclei che hanno un debito per scopi di consumo, in particolare da famiglie che usano le carte di credito con rimborso rateale e/o tra le famiglie che hanno più debiti, in particolare finanziamenti per ottenere liquidità o per consolidare altri debiti, e tra coloro che sono in ritardo nel rimborso delle rate.

Insomma, a fronte della gratuità del servizio per il consumatore ( assenza di interessi e/o costi, ad esclusione di penali per ritardo nei rimborsi) e la rapidità della procedura grazie a una valutazione semplificata del merito creditizio, tuttavia, il Bnpl può rivelarsi rischiosa per chi vi ricorre in quanto può aumentare il livello di indebitamento.

QUOTA DI BNPL SULLE TRANSAZIONI ECOMMERCE

Valori percentuali

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Chi ci guadagna e come

In un’operazione di Bnpl ci sono tre soggetti: il fornitore di beni o prestatore di servizi (“venditore”), il consumatore e l’intermediario finanziario. Quest’ultimo può concedere la dilazione di pagamento al consumatore; in alternativa, la dilazione è concessa direttamente dal venditore, che cede poi il credito all’intermediario finanziario. Il venditore paga una commissione all’intermediario che si assume il rischio di credito; in contropartita può ottenere un aumento del fatturato sia per un incremento della spesa media, sia per un ampliamento della platea dei clienti.

Secondo Banca D’Italia le commissioni pagate dai venditori si aggirano nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) a poco meno del 3%, decisamente più alte di quelle sulle carte di credito (inferiori allo 0,5%); negli Stati Uniti le commissioni sfiorano il 5% rispetto a poco più del 2% delle transazioni regolate con carte di credito. Secondo un’indagine condotta dalla Banca d’Italia presso alcuni operatori di Bnpl, il livello delle commissioni varia in un range dall’1 al 7% dell’importo finanziato.

L’intermediario che si interpone tra il venditore e il consumatore trae la propria remunerazione accreditando immediatamente al merchant l’intero importo dilazionato al netto di un compenso, utile a coprire l’assunzione del rischio di credito connesso alla dilazione, l’attività di riscossione dei pagamenti mensili e quella di recupero delle somme per mancati o ritardati incassi. Inoltre, l’instaurazione di una relazione commerciale con una rete di venditori offre al soggetto terzo la possibilità di sviluppare ulteriormente il proprio business, ad esempio attraverso il cross-selling di altri prodotti.

I rischi

Bankitalia che ne individua almeno quattro: 1) il consumatore, assai meno frenato da vincoli di liquidità, spesso non è neppure consapevole di contrarre un debito, può accumulare un numero elevato di dilazioni di pagamento poi difficili da ripagare, determinando quindi una crescita dell’indebitamento e dei ritardi nel rimborso, anche di altri finanziamenti contratti.

2) Questo prodotto può presentare rischi connessi alla scarsa trasparenza delle condizioni contrattuali, in particolare relativamente alle penali per inadempimento della restituzione del credito e la non sistematica segnalazione alle società di informazione creditizia (Sic) amplia le asimmetrie informative per gli intermediari finanziari circa il reale carico di indebitamento del potenziale cliente a cui offrire altre forme di credito.

3) La valutazione del merito di credito semplificata fa si che chi concede la dilazione potrebbe non avere un quadro esatto della solvibilità del debitore, finendo per erogare un finanziamento a un soggetto non in grado di adempiere ai propri impegni finanziari.

4) Aumento della quota del Bnpl tra i crediti deteriorati (Npl).

Cosa cambia con la nuova direttiva

Con il recepimento della nuova direttiva sul credito ai consumatori, cambiano le regole del Bnpl. La gran parte delle operazioni sarà inclusa nella nuova direttiva sul credito ai consumatori (CCD2) con alcuni effetti positivi per gli utenti tra cui rispetto di regole di trasparenza più stringenti relative all’informativa precontrattuale e contrattuale, una più accurata procedura di valutazione del merito di credito da parte di chi concede la dilazione, presidi che dovrebbero ridurre il rischio di sovraindebitamento e l’insorgere di difficoltà di rimborso.

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