Come trasformare un errore in crescita aziendale
Gestire gli errori con un protocollo chiaro e una cultura aziendale aiuta a minimizzare le perdite e favorire l'innovazione
di Luca Brambilla*
4' di lettura
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In un mondo professionale ossessionato dalla perfezione, l’errore non è un’eccezione ma una costante quotidiana e inevitabile. Durante una giornata tipo un professionista prende migliaia di decisioni e, statisticamente, è destinato a fallirne alcune. Diversi studi hanno cercato di quantificare il “valore economico” dell’errore, delineando un quadro chiaro: gli sbagli costano moltissimo. Le sole aziende Fortune Global 500 perdono circa 322 miliardi di dollari l’anno per errori umani.
La chiave non sta nello schivare a ogni costo l’errore, né tantomeno nel demonizzarlo, ma nel trasformarlo in una leva di apprendimento. D’altronde, se è vero che “solo chi fa sbaglia”, il vero fallimento non è l’errore in sé, ma il non provarci affatto. E se eliminare gli sbagli è impossibile, gestirli attraverso un protocollo rigoroso è la strategia per farli evolvere in crescita culturale.
Le sei radici dell’errore
Comprendere l’origine degli errori è il primo passo per limitarli. Nella maggior parte dei casi nascono dall’intreccio di diversi fattori che possono essere suddivisi in sei categorie.
1. Emotività e attenzione. Stress, ansia o distrazione compromettono lucidità e memoria. Anche l’eccesso di sicurezza può abbassare la soglia di controllo.
2. Processi carenti. Procedure organizzative poco chiare o cattiva gestione del tempo aumentano l’incidenza di errori. In tal senso, l’introduzione di matrici e checklist è un’abitudine tanto semplice quanto efficace. Uno studio del 2019 mostrò come l’adozione durante gli interventi chirurgici di una checklist creata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità portò in Scozia alla riduzione dei decessi del 40%.








