Come il social leasing può rilanciare l’auto elettrica in Europa
Per promuovere una più ampia domanda di auto elettriche, favorendo la produzione europea, il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo sta richiedendo con forza l’implementazione di un piano europeo di social leasing
di Giorgio Gori*
4' di lettura
4' di lettura
La produzione di automobili è da tempo una pietra angolare della forza economica europea. Oggi l’industria automobilistica del continente è però sotto pressione, poiché alla contrazione del mercato, conseguenza delle dinamiche demografiche e dei nuovi stili di vita, si sommano la forte concorrenza dei produttori cinesi e l’aumento dei costi dell’energia. L’Unione Europea ha inoltre scelto, già dal 2018, di promuovere la decarbonizzazione del settore indicando ai produttori europei un’impegnativa road map di transizione incentrata sull’auto elettrica, ritenendo questa tecnologia la più efficiente ed in prospettiva quella destinata a dominare il mercato.
Tale scelta non è stata fin qui accompagnata, se non limitatamente, dalle preferenze dei consumatori (in un quadro che per la verità ha visto crollare anche le vendite delle vetture con motore endotermico). Le auto elettriche messe sul mercato dai produttori europei, con rare eccezioni, si sono del resto caratterizzate per le grandi dimensioni ed il prezzo elevato, tanto per ragioni tecnologiche – le batterie di prima generazione richiedevano molto spazio – quanto per la ricerca di margini di profitto elevati da parte dei produttori, necessari per assorbire i forti investimenti richiesti dalla transizione.
Fatto sta che l’auto elettrica si è qualificata fin qui come un bene di lusso destinato ad una fascia di popolazione con elevata capacità di spesa, simbolo di status o seconda auto familiare orientata ad un uso prevalentemente urbano. Con vendite di conseguenza limitate - anche, va detto, per i limiti di autonomia delle batterie e per l’insufficiente distribuzione dell’infrastruttura di ricarica - salvo registrare l’offensiva dei produttori cinesi in grado di collocare sul mercato vetture di buona qualità a prezzi nettamente inferiori.
Un bivio per l’Europa dell’auto
L’Europa dell’auto si trova quindi ad un bivio, che per chiarezza prescinde dall’esito del confronto che nei prossimi mesi vedrà i governi degli Stati Membri e i gruppi politici rappresentati a Bruxelles confrontarsi con la Commissione Europea sulla possibile revisione del Regolamento sulle emissioni di Co2 nel settore automobilistico; non è in discussione infatti il ruolo portante che la trazione elettrica è destinata ad avere nell’evoluzione del mercato (semmai è in discussione se in prospettiva debba essere un ruolo esclusivo, o se possa essere affiancato da altre tecnologie a basse emissioni). Il bivio riguarda la competitività dell’industria europea dell’auto in questo segmento strategico, la sua capacità di portare sulle strade vetture di qualità a prezzi accessibili prima che i produttori cinesi si prendano tutto il mercato. Come si capisce vi è anche un tema di “democraticità” di questa opzione, oggi non accessibile per ampi strati della popolazione ed in primo luogo per molti lavoratori che dall’auto dipendono per i propri spostamenti quotidiani, spesso con orari irregolari e in zone mal servite dai trasporti pubblici; lavoratori che trarrebbero un evidente beneficio da una mobilità pulita e a buon mercato.
Nel suo recente discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione Von der Leyen ha annunciato una prossima “iniziativa per le piccole auto a prezzi accessibili”, creando una nuova categoria di “E-car”, mirata a veicoli economici, leggeri e puliti. È un chiaro segno dei tempi, tuttavia non sufficiente. Per cercare di superare le disparità di accesso, e promuovere una più ampia domanda di auto elettriche, favorendo la produzione europea, il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo sta pertanto richiedendo con forza l’implementazione di un piano europeo di social leasing.








