Auto e mobilità aziendale

Nelle flotte aziendali stop al termico già nel 2030

La Commissione europea starebbe valutando la possibilità di anticipare di cinque anni la messa al bando per benzina e diesel

di Alberto De Pasquale

(Adobe Stock)

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In Europa circa il 60% delle auto immatricolate in un anno è utilizzato in ambito aziendale. Sono vetture che, in media, percorrono il doppio dei chilometri delle auto personali e arrivano sul mercato dell’usato dopo appena tre o quattro anni. Bastano queste premesse per capire perché questo canale è guardato con estrema attenzione da analisti e operatori del settore, ma anche dai decisori politici, a partire dalla Commissione europea, che vorrebbe sfruttarlo per stimolare la finora lenta e disomogenea diffusione delle auto elettriche nel Continente e ridurre le emissioni dei trasporti.

Come noto, l’Unione europea ha da tempo individuato nel 2035 l’anno in cui interrompere la vendita dei veicoli nuovi con motore a combustione interna (benzina e diesel), nonostante le pressioni dell’industria, che chiede maggiore flessibilità e un percorso all’elettrificazione più aderente alle reali esigenze del mercato. Nel caso della mobilità aziendale l’obiettivo è ancora più ambizioso. Secondo quanto trapelato e ripreso nei mesi scorsi dal tabloid tedesco Bild, Bruxelles potrebbe anticipare già al 2030 lo stop al motore termico per le società di noleggio e le flotte (quindi con cinque anni di anticipo rispetto al fatidico anno di messa al bando generale). Una svolta decisa e su una parte rilevante del mercato, che come ricordato vale quasi due terzi dell’immatricolato. Alcune realtà ambientaliste e impegnate nella promozione della mobilità elettrica hanno chiaramente accolto con soddisfazione questa possibilità, mentre in altri ambienti è scattata l’allerta. Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, ha respinto fermamente questa ipotesi, impegnandosi in prima linea per garantire che non si concretizzi.

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Transport & Environment (T&E), un’organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, sottolinea che il potenziale della transizione elettrica nelle corporate fleet «è enorme, ma ancora poco sfruttato». Le aziende in Europa stanno infatti elettrificando a un ritmo appena superiore rispetto ai privati, mentre in alcuni mercati, come Francia e Germania, le auto 100% elettriche si stanno diffondendo maggiormente proprio tra i privati. Per l’Italia la quota di mercato di Bev nel canale aziendale nel 2024 è stata inferiore a quella del 2021 (4,7%, contro il 6,1% di tre anni prima): per entrambi i canali (aziendale e privato), le percentuali italiane in termini di vendita di Bev sono tra le più basse in Europa.

Recentemente Mario Draghi, in un discorso a Bruxelles a un anno dalla presentazione del suo Rapporto sulla competitività, ha dichiarato che l’obiettivo del 2035 ora è meno realistico. «La scadenza del 2035 per le emissioni zero allo scarico era pensata per innescare un circolo virtuoso: obiettivi chiari avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, ampliato il mercato interno, spronato l’innovazione in Europa e reso i modelli elettrici più economici», ha detto l’ex presidente della Bce e del Consiglio. «Si prevedeva che le industrie adiacenti si sarebbero sviluppate in parallelo, sostenute da politiche industriali mirate. Ma ciò non è avvenuto». In altri termini, attenersi in modo troppo rigido all’orizzonte del 2035 potrebbe essere semplicemente irrealizzabile, oltre che deleterio per l’industria automobilistica europea. Ora c’è da capire se anche in ambito flotte sia il caso di rivedere la scadenza, ipotizzata, del 2030.

Uno spiraglio verso una maggiore flessibilità e prudenza era in realtà già arrivato nei mesi scorsi, con il Parlamento europeo che ha allentato la normativa sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni, concedendo più margine per i costruttori, preoccupati per le salatissime sanzioni previste nel caso di mancato adeguamento alle misure. In precedenza, avrebbero dovuto rispettare una riduzione delle emissioni su base annuale, mentre ora ci si baserà su una media delle emissioni del triennio 2025-2027, evitando così sanzioni immediate e guadagnando più tempo per effettuare la transizione.

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto importanti novità sulla tassazione delle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, dando risalto alla questione della sostenibilità ambientale e agevolando i veicoli a basse emissioni, in particolare quelli 100% elettrici. Il nuovo sistema ha introdotto un criterio diverso per il calcolo del valore del fringe benefit: non più legato alle emissioni di CO2, ma basato esclusivamente sulla tipologia di alimentazione del veicolo. Con i coefficienti fiscali del 50% per auto diesel e a benzina, del 20% per i veicoli ibridi plug-in e di appena il 10% per le auto a batteria totalmente elettriche, l’incentivo all’elettrico (e quindi il disincentivo al termico) è evidente, ma ancora da quantificare a livello di incremento di Bev nelle flotte italiane. Uno studio di qualche anno fa (2021) a cura di Eurelectric ed Ernst & Young, ha stimato che elettrificando i 63 milioni di veicoli tra automobili, furgoni, autobus e camion, gestiti da società private o autorità pubbliche, che costituiscono in Europa il parco delle flotte aziendali, il totale delle emissioni stradali prodotte nel Continente potrebbe diminuire di circa il 50%.

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