Musica e Ia

Come l’intelligenza artificiale sta ridisegnando il pop italiano

Mina che canta Mahmood e video generati dal nulla: stiamo assistendo alla nascita di una nuova estetica o alla fine della musica come l’abbiamo sempre conosciuta?

di Gabriele Amante

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Con l’album “Dilettevoli eccedenze 2”, uscito alla fine del 2023, Mina ha pubblicato il brano “Abban-dono”: una canzone pop dalle note acide, in bilico tra swing e jazz. Il videoclip, lanciato sul canale ufficiale della cantante il 5 dicembre 2023, è stato realizzato dallo IULM AI Lab, il laboratorio di intelligenza artificiale dell’Università IULM di Milano.

Il video, che punta a trasformare la carriera e la vita di Mina in una sorta di museo virtuale, si apre con l’immagine di una tigre bianca dal respiro affannato in Piazza del Comune a Cremona. Il riferimento non ha bisogno di spiegazioni, evocando immediatamente il soprannome che la cantante porta sin dagli albori della sua carriera. Riprendendo il concetto del museo, durante il video vediamo diverse visitatrici — con le sembianze della cantante — esaminare alcuni quadri di vari pittori ed epoche, come la Venere di Botticelli o la Monna Lisa.

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Tuttavia, osservando il video oggi, si percepiscono chiaramente il peso e le limitazioni che l’IA aveva nel 2023: persone o oggetti non hanno mai una forma ben precisa, mutano frame dopo frame e presentano colori molto accesi. Eppure, nell’ottica di un’artista che si è ritirata a vita privata ormai da decenni ma che prosegue ancora con successo la propria carriera, l’idea resta eccezionale. Grazie all’IA, Mina si ascolta ma, finalmente, si vede anche. Non è lei fisicamente, certo, ma l’intelligenza artificiale ci restituisce una Mina quasi vera, superando il concetto di semplice animazione o di recupero di vecchi spezzoni di repertorio. È una Mina che abbraccia l’innovazione per essere presente non solo con la sua voce, ma anche con la sua immagine.

Deepfake e Cover Virali: Quando l’IA “ruba” la voce

Ma oltre ai videoclip, un fenomeno rilevante e tuttora attuale è quello delle AI Cover. Attraverso modelli digitali chiamati RVC (Retrieval-based Voice Conversion), appositamente addestrati per imitare la voce della “Tigre di Cremona”, è possibile farle interpretare i successi del momento. Durante il periodo di Sanremo 2024, sui social spopolavano numerose versioni generate artificialmente che vedevano la cantante alle prese con i brani in gara alla kermesse. “Tuta Gold” è stata una delle tracce più cliccate in questa veste “minizzata”.

Si tratta di canzoni che non approdano mai sulle piattaforme di streaming ufficiali, ma che riscuotono un successo enorme sui social. Spesso il risultato è appena discreto: la sensazione è quella di un semplice cambio di timbro del cantante originale, senza un reale apporto artistico che ne giustifichi l’ascolto. Altre volte, invece, il risultato è eccellente.

Un esperimento degno di nota, che merita un ascolto attento, è la cover AI del brano “Se ne va” di Nayt, “cantata” da Fabrizio De André. In questo caso, l’algoritmo sposa perfettamente l’atmosfera dell’originale: la tonalità molto grave e l’arpeggio costante della chitarra rientrano pienamente nelle corde di Faber, richiamando con incredibile fedeltà la prima parte della produzione del cantautore genovese.

Il caso degli Underdog

Ben prima di tutto ciò, ci fu il caso del brano intitolato “Cold Moon In Deep Water”. La band degli Underdog si affidò all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie (AANT) di Roma per la produzione di quello che è stato uno dei primi videoclip italiani realizzati interamente con l’intelligenza artificiale.

Essendo un video prodotto ormai quasi tre anni fa, è evidente quanto la tecnologia dell’epoca risulti antiquata rispetto agli standard attuali. Tuttavia, bisogna riconoscere che per il genere di brano — caratterizzato da cadenze precise e da una sezione ritmica priva di piatti o cembali, composta esclusivamente da tamburi — il risultato finale è un binomio perfetto tra musica e immagine. Da un lato abbiamo un sound jazz incerto e quasi ipnotico, dall’altro immagini che mutano frame dopo frame, con colorazioni pastello dall’aspetto acido che assecondano perfettamente l’atmosfera del pezzo.

AI, alleato per tutte l’età

L’intelligenza artificiale, nel caso di un’artista come Mina — che ha deciso da tempo di ritirarsi a vita privata senza però abbandonare la musica — permette di renderla presente non più solo attraverso la voce. Un video che ne celebra la carriera, paragonandola a un museo, riesce a dare un corpo visivo al brano. L’IA va così a colmare quel vuoto che molti fan avvertono da anni: non si tratta di una semplice animazione, ma di un susseguirsi di immagini generate che offrono qualcosa di inedito per la cantante, superando il banale ricorso ai filmati di repertorio.

Tuttavia, il caso degli Underdog ci suggerisce che l’intelligenza artificiale abbia esplorato i generi di nicchia prima di approdare al pop di massa. Se questa tecnologia funziona su brani dallo stile grunge o jazz, dove l’impatto della metamorfosi è potente, allora può funzionare anche su pezzi più semplici e dall’ascolto “democratico”. Ma di democratico c’è anche l’utilizzo stesso della tecnologia: l’IA può essere usata nel mondo dei meme, facendo interpretare brani improbabili ad artisti lontani da quei testi, ma può anche esaudire il desiderio di sentire come un brano attuale verrebbe cantato da un mito del passato.

Sia chiaro: l’obiettivo non è legittimare l’uso della voce senza i dovuti permessi, ma sottolineare che siamo giunti a un punto in cui la personalizzazione dell’ascolto è totale.

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