Colf e badanti: la metà dei rapporti sotto l’anno
Il 7,6% dei 46mila contratti avviati e cessati nel 2025 è durato meno di 30 giorni
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I punti chiave
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La precarietà contrattuale e retributiva è un tratto saliente del lavoro di molte colf, badanti e baby sitter. La metà dei contratti dura meno di un anno e tanti rapporti finiscono entro pochi mesi. Questo riflette esigenze temporanee delle famiglie, ma anche una scarsa appetibilità del settore, che non garantisce prospettive stabili ai lavoratori e non è percepito dai giovani come un comparto sul quale puntare. Inoltre, c’è una forte dipendenza dalla manodopera straniera (il 68,9% riguarda lavoratori con cittadinanza diversa da quella italiana) e domina una scarsa qualificazione professionale: metà degli addetti è senza una formazione specifica.
Sono questi i punti cardine del Paper «Contratti e retribuzioni nel lavoro domestico, evidenze dal database Family(net)work», curato dal Censis per Assindatcolf, che sarà anticipato a Roma giovedì 19 febbraio.
I dati
Lo studio ha preso in considerazione 247.041 contratti, stipulati da famiglie datrici di lavoro domestico associate in Assindatcolf, Webcolf, Acli in famiglia e Gestisci la tua colf. Il primo dato rilevante è che su 91.343 rapporti cessati nel 2025, la metà erano stati stipulati nello stesso anno. Si tratta di 46mila contratti, il 18,6% dell’intero database. Questa precarietà riguarda soprattutto lavoratori assunti in sostituzione di altri per copertura dei riposi (37,1%) e per assistenza notturna (44,4%). Il 7,6% dei rapporti ha avuto una durata inferiore a 30 giorni.
Lo “stress contrattuale” - come lo definisce il Censis - riguarda più di altri lavoratori le badanti non formate, inquadrate nel livello C super: appartengono a questo livello il 27,9% (praticamente un terzo) dei contratti attivati e cessati nel 2025. La durata media dei contratti di livello C super , instaurati prima del 2025, si ferma a 2,7 anni, mentre per i contratti di livello B (collaboratori generici con diverse funzioni) sale a 5,9 anni. La durata media dei rapporti di lavoro è di 4,1 anni.
Il superminimo in busta paga
L’analisi dei contratti si è soffermata anche sulla presenza del superminimo nella busta paga, l’unico elemento di discrezionalità di cui dispone il datore di lavoro per gestire il rapporto con il collaboratore o con l’assistente familiare, rispetto ai livelli minimi di retribuzione stabiliti dal Ccnl. È anche però la voce che “sterilizza” gli aumenti legati ai rinnovi del contratto collettivo di lavoro, nel caso in cui la paga oraria del lavoratore sia già oltre la soglia minima definita. Il superminimo è presente nel 35,9% dei contratti, con un valore medio di 119 euro. Il valore più elevato del superminimo è riconosciuto ai lavoratori che garantiscono la presenza notturna: 34 euro ogni 100 euro di paga base, contro un valore medio di 22 euro.








