Ambiente

2022 è stato l’anno più caldo e secco in Italia dal 1961

Il 2022 è stato l'anno più caldo dal 1961, superando di 0,58°C il precedente record del 2018. Al Nord il calo delle precipitazioni è stato del 33%

di Davide Madeddu

(Claudio Furlan//LaPresse)

3' di lettura

3' di lettura

Il record, tutt'altro che positivo, è duplice: il 2022 è stato, per l'Italia, l'anno meno piovoso e il più caldo dal 1961. A certificarlo il rapporto “Clima in Italia nel 2022”, pubblicato dall'Ispra con cadenza annuale dal 2006, che quest'anno diventa un prodotto Snpa (Sistema nazionale per la protezione ambientale) in cui si mette in evidenza l'andamento delle temperature nel corso dell'anno indicando anche le punte più elevate.

L'anno più caldo

«Mentre a scala globale, sulla terraferma, il 2022 è stato il quinto anno più caldo della serie storica - si legge - , in Italia con un'anomalia media di +1,23°C rispetto al valore climatologico 1991-2020, il 2022 è risultato l'anno più caldo dal 1961, superando di 0,58°C il precedente record assoluto del 2018 e di 1,0°C il valore del precedente anno 2021».

Loading...

Temperature su per più di 3 gradi

Se si escludono marzo e aprile, emerge che anomalie superiori a due gradi si sono registrate anche negli altri mesi. A giugno un più 3,09 gradi e una media di più due gradi a luglio, ottobre e dicembre. L'estate è la stagione che ha, comunque, fatto registrare una media più alta con +2,18gradi centigradi, poi seguita l'autunno con più 1,38 gradi e l'inverno con più 0,58.

Poche piogge

Non meno preoccupante il dato che riguarda le piogge. A leggere il rapporto, che il 2022 è stato l'anno con meno precipitazioni dal 1961 con un meno 22 per cento « rispetto alla media climatologica 1991-2020» e con una quantità di piogge inferiori alla norma «meno 39 per cento»da gennaio a luglio.

Maggiori anomalie al nord

Nella suddivisione dei dati si evidenzia una anomalia più marcata nel Nord della penisola dove il calo delle precipitazioni è stato del 33 per cento, seguito dal Centro Italia dove il calo è stato del 15 per cento e poi Sud e Isole dove ci si ferma a un meno 13 per cento. E i mesi più «secchi» sono stati ottobre con un meno 62 per cento, gennaio con un meno 54 per cento mentre una ripresa forte, con un più 69 per cento, è stata registrata ad agosto.

Poca pioggia e risorse ridotte

«Le prolungate condizioni di siccità, associate alle alte temperature, hanno determinato una forte riduzione della disponibilità naturale di risorsa idrica - scrivono gli esperti nella nota che accompagna lo studio -: stimata per l'Italia una disponibilità annua di 221,7 mm (ca. 67 km3), che rappresenta il minimo storico dal 1951 a oggi, e delinea una riduzione di circa il 50% rispetto alla disponibilità annua media di risorsa idrica stimata per l'ultimo trentennio climatologico 1991-2020».

Gli eventi estremi

Nel corso dell'anno non sono poi mancati quelli che gli esperti definiscono «eventi estremi di precipitazione» che in alcuni casi sono stati eccezionali. Come l'evento tragico che il 15 settembre ha investito le Marche, con precipitazioni che hanno superato i 400 millimetri. Poi a fine novembre 2022 quando l'Alto Adriatico «è stato interessato da un evento meteo-marino eccezionale, connesso al fenomeno della ciclogenesi alpina, che ha fatto temporaneamente registrare valori di innalzamento del livello del mare sotto costa anche superiori a 200 cm (tra i più alti delle serie storiche esistenti), che hanno reso necessaria l'attivazione delle barriere del MOSE di Venezia», senza dimenticare il caso di Ischia.

Nevica poco

Esigue anche le nevicate rispetto agli ultimi decenni, proprio a causa delle alte temperature: «a maggio è stata stimata una superficie inferiore a 5.000 chilometri quadrati, paragonabile a una situazione tipica di fine giugno-luglio». Non solo la combinazione di precipitazioni nevose scarse e temperature alte ha contribuito ad alimentare le condizioni di forte siccità ma ha avuto conseguenze anche sui ghiacciai alpini che «già a partire dai primi giorni di giugno si sono ritrovati in gran parte scoperti da neve: la fusione glaciale 2022 nel settore nord-occidentale delle Alpi è stata quattro volte più intensa rispetto alla media degli ultimi 20 anni».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti