CityWave a Milano: l’edificio a forma d’onda di Bjarke Ingels sarà completato entro il 2026
Un progetto innovativo che unisce ingegneria avanzata, sostenibilità e spazi pubblici, arricchendo CityLife con un’architettura che integra natura e lavoro.
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L’architetto Bjarke Ingels, fondatore dello studio Big, è a Milano in occasione della settimana del Design, e ha fatto tappa nel suo cantiere di CityLife, dove Aldo Mazzocco, ad e direttore generale di Generali Real Estate, oltre che presidente di Citylife, ha confermato la consegna per fine 2026.
Presto saranno tre i turni di lavoro in cantiere, dove più che operai sono al lavoro da mesi degli “alpinisti” (così li chiama lo stesso architetto, parlando di “montagna artificiale” per descrivere l’opera che sta prendendo forma), impegnati con determinazione a passare «dall’idea alla realtà, dal render a materia concreta – come ha commentato Paolo Micucci, ad di CityLife - plasmata sapientemente da Big senza competere con il contesto, ma completandolo, per dare a Citylife un nuovo gate, un nuovo ingresso su via Domodossola».
«L’edificio ormai parla da sé: è completamente visibile - ha detto Mazzocco - si tratta di un’architettura contemporanea che mantiene proporzioni classiche, rassicuranti, evitando di risultare invasiva. Dal punto di vista ingegneristico, e per la complessità realizzativa, rappresenta quasi un limite estremo della fattibilità: un progetto che sarà raccontato come esempio di eccellenza in tutta Europa, sia per l’ingegneria che per il project management, anche perché, nonostante le difficoltà, tempi e costi sono rimasti sotto controllo».
Un pezzo di città che sale in un momento complesso per Milano e non solo: «il progetto ha fatto i conti con eventi storici complessi: avviato nel 2020, ha attraversato gli anni della pandemia e della ripartenza, ha fatto i conti con la crisi delle supply chain e l’aumento dei costi energetici, fino alle più recenti tensioni geopolitiche.
Realizzare un edificio complesso in questo contesto ha richiesto grande intelligenza nell’uso delle risorse. Il risultato - dice l’architetto - è una combinazione molto italiana: razionalità e rigore che producono però un gesto architettonico potente. Una contraddizione fertile tra controllo e grandezza».
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