Cittadinanza, stretta sullo ius sanguinis, ecco cosa cambia
Sono tre i provvedimenti in questo ambito che hanno registrato il via libera del Consiglio dei ministri. I discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita
di Andrea Carli
4' di lettura
I punti chiave
- La stretta
- Le controversie sull’accertamento
- L’atto di nascita dei discendenti nati all’estero va registrato prima che compiano 25 anni
- Cittadinanza persa per “desuetudine”
- Misure per sostenere l’immigrazione di ritorno
- I numeri della cittadinanza iure sanguinis
- «Senza limitazioni giuridiche nella trasmissione, potenzialmente chiunque potrà essere cittadino italiano»
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Si delinea una stretta sulla possibilità di ottenere la cittadinanza iure sanguinis. Nella conferenza stampa che si è svolta al termine della riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al “pacchetto cittadinanza”, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani ha chiarito che «non verrà meno il principio dello ius sanguinis e molti discendenti degli emigrati potranno ancora ottenere la cittadinanza italiana, ma verranno posti limiti precisi soprattutto per evitare abusi o fenomeni di “commercializzazione” dei passaporti italiani. La cittadinanza - ha concluso - deve essere una cosa seria». Ecco, in estrema sintesi, che cosa cambia.
I provvedimenti che, in questo ambito, hanno ottenuto il via libera dell’Esecutivo sono tre. Il primo, un decreto legge su “Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza”. Il secondo è un disegno di legge (“Disposizioni in materia di cittadinanza”). Fondamentalmente, il primo consente l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel secondo. Vengono introdotte sostanziali modifiche alle regole di trasmissione della cittadinanza. Il terzo provvedimento è anch’esso un disegno di legge ( “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero”). L’obiettivo è adottare misure per rendere più efficienti i procedimenti di ricostruzione della cittadinanza italiana iure sanguinis attivati a domanda di italodiscendenti maggiorenni, residenti all’estero.
La stretta
Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi in Italia.
I nuovi limiti valgono solo per chi ha un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza è già stato riconosciuto tale (da un tribunale, da un comune, da un consolato). Saranno comunque processate secondo le precedenti regole le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025.
Le controversie sull’accertamento
Il testo interviene in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, In particolare, stabilisce che non sono ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova, e spetta a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge.








