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Cinema e audiovisivo, in arrivo i correttivi alla riforma del tax credit

Pronto il decreto Mic e Mef di modifica della disciplina del nuovo credito d’imposta. Il provvedimento cancella i vincoli sulle società di distribuzione per ottenere il beneficio

di Andrea Biondi

 ANSA/TINO ROMANO

3' di lettura

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L’intervento è corposo. Segno che su quell’impianto di riforma del tax credit, tanto discusso, il ministero della Cultura ha deciso di mettere le mani pesantemente, soprattutto per attenuare alcune rigidità presenti nel decreto originario anche al fine di attenuare effetti che potrebbero essere distorsivi o disposizioni eccessivamente limitative. A quanto Il Sole 24 Ore ha potuto verificare è in arrivo un decreto correttivo con cui il ministero della Cultura, in collaborazione con il dicastero dell’Economia, intende apportare modifiche al decreto interministeriale del 10 luglio 2024, n. 225, che disciplina il credito d’imposta per le produzioni cinematografiche e audiovisive. L’obiettivo? Rendere il sistema di incentivazione fiscale più inclusivo e adatto alle esigenze del mercato.

Un intervento, questo, che va a cadere in un momento particolare, con la riforma del tax credit diventata finalmente operativa dopo un anno e mezzo di discussioni, ma anche allarmi – come quello lanciato da un gruppo di 15 associazioni di lavoratori del settore, promotori dell’appello “SOS Cinema” – sulla situazione del settore e la spada di Damocle del ricorso di alcune società contro la riforma, con il Tar che ha fissato a inizio marzo il redde rationem in tribunale.

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Maggiore flessibilità

A leggere la relazione introduttiva emerge come il decreto riformato, frutto di mesi di lavoro portato avanti dal Mic anche con alcune associazioni, punti ad affrontare tre priorità: semplificare l’accesso ai crediti d’imposta, riequilibrare i rapporti contrattuali tra produttori e distributori e attenuare gli effetti distorsivi delle normative precedenti. Le modifiche, già anticipate da alcuni decreti attuativi, sarebbero dunque ora pronte a essere ufficializzate in un testo organico e aggiornato.

Tra i cambiamenti introdotti spicca l’eliminazione del vincolo di accordo con una “primaria società di distribuzione cinematografica”. Sulla clausola si erano concentrate le critiche di chi paventava la creazione di barriere insormontabili per molti produttori indipendenti. In questo quadro è stato anche previsto che l’accordo di distribuzione debba essere presentato e verificato in sede di richiesta definitiva.

Parallelamente, vengono alleggeriti i requisiti di circuitazione: per opere con un budget fino a 3,5 milioni sarà sufficiente un minimo di 240 proiezioni, distribuite in un numero di vendita conforme alle normative vigenti. Questa modifica, apparentemente tecnica, rappresenta una boccata d’ossigeno per chi produce opere di nicchia o con risorse limitate. Anche la definizione dei requisiti di finanziamento vive una semplificazione: per diverse categorie di opere è eliminata la necessità di dimostrare che una parte delle risorse proviene da fonti private che era di almeno il 40% del costo (30% per i documentari e 50% nel caso di opere per la Tv).

Reinvestimento e sanzioni

Al centro della riforma c’è poi l’obbligo di reinvestire almeno parte del credito d’imposta. I produttori avranno cinque anni per impiegare i fondi in nuovi progetti audiovisivi o per acquistare beni funzionali alla produzione. A un decreto del Direttore generale del Mic sono rimesse la definizione della quota del credito d’imposta da reinvestire, le modalità tecniche e le procedure di verifica attinenti all’assolvimento dell’obbligo di reinvestimento. Chi non rispetterà questo obbligo rischia grosso: l’esclusione dai benefici fiscali per un periodo di cinque anni è una sanzione che dovrebbe non lasciare spazio a inadempienze.

Il nodo diritti

Un altro punto forte della riforma è il riequilibrio dei rapporti contrattuali tra produttori indipendenti e broadcaster o piattaforme di distribuzione. È stato uniformato il trattamento per i produttori al lavoro con Mediaset e Rai oppure, dall’altra parte, con le piattaforme. Originariamente c’era qualche vantaggio in più per chi lavorava con le Tv. Ora è stato previsto che il produttore indipendente originario, in caso di prioritario sfruttamento del diritto free Tv, conservi in maniera piena e incondizionata i diritti pay Tv e video on demand con possibilità̀ di cedere i diritti del Vod free o con pubblicità (Avod), purché non in esclusiva, al medesimo fornitore di servizi media audiovisivi. In caso di prioritario sfruttamento del diritto pay Tv, del diritto Vod dell’opera il produttore conserva in maniera piena e incondizionata i diritti free Tv e relativi diritti catch up, con la previsione di un holdback massimo aumentato da 12 a 18 mesi. È stato infine previsto che il produttore possa cedere il diritto free Tv in suo possesso al medesimo fornitore di servizi media audiovisivi solo dopo 6 mesi dalla prima messa in onda dell’opera.

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