Ciafani (Legambiente): l’Italia acceleri sulle rinnovabili
Il presidente Ciafani: «La Spagna negli ultimi cinque anni è passata dal 40% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili al 60%, mentre noi siamo ancora fermi al 40% e produciamo il 50% di elettricità da gas»
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Sul fronte della produzione di energia da fonti rinnovabili «dobbiamo andare molto più velocemente, richiamando alle loro responsabilità le Regioni e i ministeri e seguendo quello che hanno fatto altri Paesi europei». Lo ricorda Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente.
Secondo Ciafani, l’Italia da questo punto di vista è indietro rispetto ad altri membri dell’Unione: «La Spagna negli ultimi cinque anni è passata dal 40% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili al 60%, mentre noi siamo ancora fermi al 40% e produciamo il 50% di elettricità dal gas». E proprio per questo risultiamo «molto più esposti alle speculazioni sul gas che fanno impazzire le bollette che pagano le imprese e le famiglie: questo francamente non è più tollerabile».
Il caro bollette
Quella del caro bollette, per il presidente di Legambiente, è una «emergenza clamorosa». Ciafani afferma infatti che oggi ci troviamo in una «nuova fase di speculazione dei produttori di gas a livello internazionale per le vicende legate alla chiusura dello stretto di Hormuz. Siamo giunti all’ennesimo impazzimento delle bollette».
La crisi dettata dalla complessa situazione internazionale impone quindi di «attuare gli interventi normativi e autorizzativi che permettano di sbloccare i progetti su impianti e fonti rinnovabili, sullo sviluppo delle reti, sugli accumuli, oltre che gli interventi sull’efficienza energetica».
Il cambiamento climatico
Il presidente di Legambiente rinnova anche il suo impegno sul fronte della lotta alla crisi climatica, ricordando che si tratta del «problema dei problemi dell’Italia e non solo». Secondo Ciafani, «continuiamo a spendere soldi pubblici per fare fronte alle emergenze dopo che si sono verificate. Quindi continuiamo a impiegare risorse, ma le spendiamo per gli interventi “post-disastro”, mentre potremmo molto più utilmente utilizzarle per interventi di prevenzione. Mi riferisco, per esempio, al miliardo di euro che abbiamo speso per fronteggiare l’emergenza causata dal ciclone Harry in Sicilia, in Sardegna e in Calabria, o ai 9 miliardi usati per rimediare ai danni causati dall’alluvione del 2023 in Emilia-Romagna».







