I profili

Chi sono Bartolozzi e Delmastro: veleni e guai da Almasri ai Caroccia

I due hanno legato negli ultimi anni, dopo che Bartolozzi ha lasciato Forza Italia nel 2021

di Redazione Roma

Il ministro della Giustizia Carlo Nodio (dx) con il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi (sx) e il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove durante la presentazione del calendario della polizia penitenziaria, Roma, Martedì 2 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) 

Justice minister Carlo Nordio (right) with head of cabinet Giusi Bartolozzi (left) and undersecretary Andrea Delmastro Delle Vedove during the presentation of the penitentiary police calendar, Rome, Tuesday, December 2, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) LAPRESSE

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Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere non si è concluso soltanto con la bocciatura della riforma, ma anche con le dimissioni di due funzionari del ministero della Giustizia: il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Due esponenti che hanno iniziato il loro percorso politico in modo diverso, ma le loro strade si sono incrociate pochi anni fa.

Il passato in Forza Italia di Bartolozzi

Bartolozzi, magistrata di 55 anni nata a Gela (Caltanissetta), ha lavorato per lo più in Sicilia (anche a Palermo). Nel 2017, ha incontrato Silvio Berlusconi (era stata presentata da Gianfranco Miccichè, leader di Forza Italia in Sicilia) ad Arcore insieme al compagno di lei, Gaetano Armao, oggi vicepresidente della Regione siciliana. L’anno dopo è stata eletta deputata alla Camera dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022.

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La rottura e il rapporto con Delmastro

Dopo pochi anni, gli ultimi in contrasto con la politica regionale, nel novembre del 2020 Bartolozzi alla Camera ha votato in dissenso al proprio gruppo e, pochi mesi dopo, ha votato contro le indicazioni del partito su un emendamento alla riforma del processo penale. Da lì, l’uscita da Forza Italia e l’ingresso nel Gruppo Misto. Ed è allora che si è avvicinata ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, tra tutti Andrea Pollastro, venendo poi nominata capo di gabinetto di Carlo Nordio, assumendo un ruolo cruciale all’interno del ministero. Proprio in questo ruolo, lo scorso novembre, è stata indagata dalla procura di Roma con l’accusa di falsa testimonianza per l’inchiesta del rilascio del generale libico Almasri, accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese.

Il Parlamento ha fermato l’indagine del tribunale dei ministri dei confronti del sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi. Ma ora la procura di Roma sarebbe pronta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ormai ex capa di gabinetto, accusata di false informazioni a pm. La sua versione dei fatti è stata infatti definita dai giudici del tribunale dei ministri come «inattendibile» e «mendace».

L’ex braccio destro del ministro Nordio nelle ultime settimane è stata al centro anche di violente polemiche per alcune affermazioni fatte in campagna elettorale. Nel corso di un dibattito televisivo ha invitato a votare sì per «togliere di mezzo la magistratura» che, a suo dire, è come «un plotone di esecuzione».

Parole che hanno scatenato tutta l’opposizione nel chiedere le dimissioni della dirigente più in vista del ministero di via Arenula, ribattezzata la “zarina”. Un soprannome che nasce all’interno del dicastero, dove il clima di veleni ha portato alle dimissioni di una serie di figure apicali, tra le quali quella avvenuta nell’aprile dello scorso anno di Luigi Birritteri, capo del Dipartimento affari di giustizia (Dag) e che gestì proprio il caso Almasri, ma anche del capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria Gaetano Campo e del capo del Dap Giovanni Russo.

Chi è Delmastro

Il passato di Delmastro, invece, è sempre stato legato a Fratelli d’Italia. D’altronde è figlio di Sandro Delmastro, che è stato avvocato e politico con Alleanza Nazionale. Lo stesso partito in cui ha militato il figlio dopo l’inizio con l’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Ha iniziato il percorso politico a livello locale, a Biella, passando poi a Fratelli d’Italia, con cui è stato eletto nel 2018 alla Camera dei deputati, dove ha dedicato un’attenzione particolare al sistema penitenziario.

Il suo incarico da sottosegretario del ministero della Giustizia, arrivato con Nordio nel 2022, è stata segnata anche da vicende giudiziarie. Nel 2023 è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma per l’ipotesi di reato di rivelazione di segreto d’ufficio, a proposito di informazioni riservate comunicate al deputato Giovanni Donzelli a proposito del caso giudiziario dell’anarchico Alfredo Cospito. Il 20 febbraio 2025 è stato condannato in primo grado a otto mesi di carcere e un anno di interdizione dai pubblici uffici, riconoscendogli le attenuanti generiche e con la sospensione condizionale della pena.

Altro caso controverso che ha coinvolto l’ex sottosegretario è quello dello sparo durante una festa di Capodanno nel 2024 costato una condanna ad 1 anno e 3 mesi per il parlamentare Emanuele Pozzolo, poi espulso dal FdI e ora con Vannacci.

Per l’esponente di Fratelli d’Italia fatale è risultato l’ultimo guaio giudiziario, la vicenda legata a presunti affari con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan di stampo camorristico dei Senese.

Il caso della società «Le 5 Forchette», una Srl di cui il sottosegretario ha detenuto quote azionarie, è finita sotto la lente dei pm di piazzale Clodio che hanno avviato una indagine per riciclaggio e intestazione fittizia a carico di Mauro Caroccia, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna a 4 anni, e della figlia 19enne che compare come azionista della società proprietaria del ristorante romano «Bisteccheria d’Italia». Al momento Delmastro è solo lambito dall’attività della Dda, che ha affidato alla Guardia di Finanza una delega che ha come primo obiettivo accertare la natura del denaro utilizzato dai Caroccia per la società (si passeranno a setaccio conti correnti e dichiarazione dei redditi) e il modo in cui sono entrati in contatto con Delmastro - che avrebbe frequentato il locale fino al gennaio scorso - siglando l’accordo davanti ad un notaio di Biella.

La questione potrebbe finire all’attenzione anche della procura di Torino proprio perché la società è stata costituita a Biella. Ma la competenza della Dda subalpina potrebbe radicarsi solo nel caso in cui venisse ipotizzata un’aggravante di tipo mafioso al «trasferimento fraudolento di valori», il reato del Codice penale che riguarda l’attribuzione di cariche e quote di una società a dei prestanome.



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