Chi era El Mencho, signore del Fentanyl e padrone di Jalisco
Il suo potere nasce lontano dai palazzi. Col CJNG, aveva dichiarato guerra ai rivali di Sinaloa. Si fece costruire un ospedale nella sua roccaforte
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La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, per tutti El Mencho, ha fatto saltare i tappi a un’intera geografia criminale.
In queste ore, tra Jalisco e gli stati vicini, il CJNG (le famose quattro lettere che indicano il Cártel de Jalisco Nueva Generación) ha risposto come rispondono le organizzazioni che si sentono uno Stato nello Stato: con la guerriglia. Strade tagliate, veicoli incendiati, blocchi, paura che corre veloce per le strade di Guadalajara.
Nelle ultime ore è emerso che il boss del narcotraffico più ricercato al mondo è morto a bordo di un elicottero, dopo essere stato ferito in un’operazione militare delle forze speciali messicane in una zona boschiva fuori dalla città di Tapalpa, nello stato occidentale di Jalisco. E la sua cattura è frutto di un peccato d’amore: le forze di polizia erano da tempo sulle tracce della sua amante.
Ma chi era El Mencho. E soprattutto, come è diventato uno dei re del fentanyl. Il suo potere nasce lontano dai palazzi. Aguililla, Michoacán: una provincia che per decenni ha insegnato a molti ragazzi una sola cosa, che il confine tra legalità e crimine è una porta girevole. Alcune fonti raccontano che El Mencho, da giovanissimo, ha vestito addirittura i panni da poliziotto. Di certo da ragazzino lavorava alla raccolta degli Avocado, insieme alla famiglia.
Poi è emigrato negli Stati Uniti, mischiandosi a migliaia di indocumentados che ogni giorno varcano il confine. Ma negli States, Nemesio Oseguera Cervantes, colleziona qualche arresto e rimane poco. Torna in Messico e si lega a Ignacio Coronel Villarreal, storico uomo del cartello di Sinaloa.









