Mandelson ha finora negato di avere agito per scopo di lucro, ma i documenti sembrano inchiodarlo. E ha anche sempre strenuamente negato di essere stato a conoscenza delle perversioni sessuali di Epstein, anche se era stato ospite in casa sua a New York quando il finanziere era in carcere, condannato per pedofilia per avere adescato delle quattordicenni avviandole alla prostituzione, e lo aveva sostenuto e incoraggiato durante la prigionia.
Quale che sia l’esito delle indagini la straordinaria carriera di Mandelson, soprannominato “il principe delle tenebre” per il suo approccio machiavellico alla politica, sembra conclusa. Finora era riuscito a sopravvivere a ogni scandalo, reinventandosi e riuscendo in qualche modo a farsi considerare indispensabile da diversi primi ministri.
Il suo iter ascendente era iniziato negli anni Ottanta, quando dopo gli studi a Oxford da responsabile delle Comunicazioni del partito laburista aveva “reinventato” il partito portandolo su posizioni più di centro.
Considerato il grande regista del “New Labour”, nel 1994 aveva giocato un ruolo decisivo nel far eleggere Tony Blair leader del partito e nel 1997 era riuscito a portare il partito alla vittoria alle elezioni.
Nominato ministro del Commercio e dell’Industria da un grato premier, Mandelson però era stato costretto a rassegnare le dimissioni già nel 1998, per non avere dichiarato un prestito di 373mila sterline che Geoffrey Robinson, un altro ministro laburista, gli aveva concesso per acquistare una casa.