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CES 2026: rivoluzione o marketing? L’intelligenza artificiale alla prova dei fatti

Al via dal 6 gennaio la fiera dell’elettronica di consumo più grande del mondo. Quest’anno promette una valanga di prodotti “AI-first”, ma il confine tra svolta tecnologica e AI-washing è sempre più sottile.

di Luca Tremolada

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LAS VEGAS (Usa) - Quest’anno la missione del giornalista di scienza e tecnologia al Consumer Electronic Show di Las Vegas è diversa dal solito. La più grande fiera dedicata all’elettronica di consumo del mondo, quella che è a tutti gli effetti la vetrina sul futuro di computer, elettrodomestici e dispositivi mobili, vedrà una massiccia, folle e indiscriminata invasione di intelligenza artificiale. Tutto sarà AI-qualcosa.

L’obiettivo per tutti sarà quello di smascherare i prodotti dove l’intelligenza artificiale è solo marketing, solo pubblicità, un trucco per spingere i consumatori a tornare a comprare oggetti di elettronica di consumo. Come in un videogioco che si rispetti, passare di livello non sarà semplice, perché l’anno scorso i dispositivi AI-first, cioè quelli progettati per esaudire tutte le promesse dei chatbot, in qualche modo hanno fatto flop.

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Il 2026 si preannuncia come un anno di «innovazione sotto pressione». Sebbene la spesa per l’elettronica di consumo mostri segnali di ripresa, l’industria deve affrontare venti contrari macroeconomici significativi, in particolare sul fronte dei costi dei componenti. Le RAM costano di più perché l’intelligenza artificiale se le sta mangiando.

I data center che addestrano modelli generativi assorbono una quota crescente di DRAM e soprattutto di HBM: secondo TrendForce, oltre metà degli investimenti in memoria va ormai ai server AI. I produttori seguono i margini. Una memoria per AI vale fino a cinque volte una RAM per PC. A parità di fabbriche, significa meno chip per il mercato consumer. La capacità non si espande in fretta: una nuova fab richiede anni e miliardi.

Risultato: scarsità, listini opachi e rincari attesi tra il +15 e il +20% nel 2025. Non è un capriccio del mercato. È l’effetto collaterale dell’AI che ridisegna la filiera dell’hardware.

A partire da gennaio arriveranno gli aumenti anche per i dischi interni, mentre per i dischi USB esterni si presagisce una carenza che durerà mesi.

L’inflazione delle memorie RAM è guidata da una carenza strutturale di memorie avanzate necessarie per l’AI on-device. Gli analisti parlano di un’economia a forma di «K»: forte polarizzazione tra i segmenti premium (che assorbono i rincari) e quelli budget (che soffrono). Cosa accadrà? I prodotti a bassa innovazione rischiano di sparire perché saranno costretti ad aumentare di prezzo.

Mentre i telefonini di prima classe e i computer più costosi dovranno vedersela con il potere di acquisto dei consumatori che, dopo il boom della pandemia, ha vissuto anni di stagnazione. Senza innovazione vera, senza una AI capace davvero di risolvere problemi e migliorare le nostre vite, i portafogli non si apriranno. Ecco perché il CES quest’anno sarà particolarmente complesso da interpretare.

Gli occhi sono tutti puntati sugli occhiali intelligenti. Dopo anni di false partenze, il 2026 è l’anno in cui gli smart glass parlanti con display olografici diventeranno un prodotto di massa credibile. Grazie a chipset più efficienti, vedremo occhiali leggeri che offrono traduzione in tempo reale e sovrapposizione di dati senza sembrare elmetti da cantiere.

Sono attesi al varco nuovi prodotti. Al CES vedremo i primi dispositivi «screenless» (senza schermo) dedicati esclusivamente a ospitare questi agenti personali. Si passerà dall’AI che parla a quella che agisce.

La salute passa dal monitoraggio alla previsione. La tecnologia «digital twin» (gemello digitale) per il cuore e il metabolismo permetterà simulazioni virtuali basate sui dati reali dell’utente per prevenire eventi cardiaci. Poi sono attesissime nuove tecnologie di lettura del pensiero. Si parla esplicitamente di interfacce cervello-computer (come Neuralink) che passano dalla fantascienza a una «realtà iniziale», suggerendo che il controllo mentale dei dispositivi sarà il prossimo grande trend post-touchscreen.

Grandi protagonisti anche i robot antropomorfi pronti per entrare e piazzarsi nelle nostre case. Di robot ne vedremo tantissimi qui al CES. Negli Stati Uniti sono in partenza i trial domestici per robot come Neo di 1X e Memo di Sunday Robotics, focalizzati su compiti pratici e non solo su «chiacchiere» AI.

Ma il vero campo di battaglia sarà la privacy locale. Con l’AI che «vede» e «ascolta» tutto costantemente, la killer feature del 2026 sarà la capacità di garantire che i dati non lascino mai il dispositivo. Ci aspettiamo che i consumatori paghino un premio per dispositivi che garantiscono che i dati biometrici e le richieste all’AI non lascino mai il dispositivo. L’hardware «locale» diventerà uno status symbol di sicurezza. Magari non qui a Las Vegas, nell’America di Donald Trump. Ma sicuramente a casa, in Europa.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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