Manifattura

Ceramica, rallenta la crisi grazie alla crescita del mercato Usa

Nel primo trimestre 2024 calo del fatturato del 6,7% ma nel 2023 crollo del 13,1%. Durante l’assemblea la nomina del nuovo presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi. Presente il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini

di Ilaria Vesentini

4' di lettura

4' di lettura

Festeggia i 60 anni Confindustria Ceramica e l’assemblea annuale che si è svolta ieri a Sassuolo è stata l’occasione non solo per presentare congiuntura e prospettive ma per ripercorrere e celebrare sei decadi di storia che hanno trasformato le campagne e le famiglie del distretto tra Modena e Reggio Emilia nel polo industriale più competitivo al mondo per produzione e innovazione di piastrelle. Con un’attenzione spasmodica, oggi come nel 1984, a contemperare sviluppo aziendale, benessere sociale e qualità ambientale, perché casa e fabbrica qui da sempre sono un tutt’uno.

La festa per i 60 anni al Teatro Carani

Ed è stato il teatro Carani di Sassuolo, riaperto tre mesi fa dopo dieci anni di chiusura, a ospitare i festeggiamenti e la presenza di un cittadino d’onore come Emanuele Orsini, il nuovo presidente di Confindustria nazionale, nato proprio a Sassuolo, che dopo aver partecipato all’assemblea privata degli industriali ceramici è salito sul palco del Carani e ha parlato di “dialogo, identità, unità”, le tre parole chiave che caratterizzeranno il suo mandato. Le 60 candeline sono state anche l’occasione per la presentazione ufficiale del docufilm “Ceramics of Italy. Un viaggio nella sostenibilità” della regista Esmeralda Calabria, appena premiato a Roma come “Miglior film d’Impresa”, un cortometraggio sul valore delle persone e della comunità familiare dietro al successo globale del Made in Italy ceramico.

Loading...

Ciarrocchi alla guida di Confindustria Ceramica

E mentre un sassolese Doc per la prima volta scende a Roma per guidare l’industria italiana, sale invece dal Lazio il primo presidente non emiliano-romagnolo di Confindustria Ceramica: Augusto Ciarrocchi, che arriva dal distretto dei sanitari di Civita Castellana, nel Viterbese, eletto ieri alla guida dell’associazione per il prossimo biennio. E prende il testimone di Giovanni Savorani, che ieri - nella sua ultima conferenza stampa dopo sei anni di un mandato funestato da pandemia, guerre, crisi energetica e alluvione - ha fatto il punto sui numeri del settore.

Da sinistra il presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi; il presidente di Confindustria Emanuele Orsini (al centro) e la conduttrice della serata Monica Maggioni

Congiuntura e prospettive dell’industria ceramica italiana

Il 2023 si è chiuso con un giro d’affari di 7,6 miliardi di euro - di cui 6,2 miliardi di sole piastrelle - e con una flessione del 13,1% sull’anno prima, ma l’industria ceramica italiana sta ora rallentando la caduta, grazie al dinamismo del mercato americano, e guarda con più ottimismo all’Europa, tra taglio dei tassi di interesse e nuova governance a Bruxelles.

Nei primi tre mesi 2024 l’export verso gli Stati Uniti è aumentato del 18,5% in volume e del 12,8% in valore e ha mitigato la flessione di vendite in Italia (-7,4%) portando il trend complessivo di fatturato nel primo trimestre dell’anno a -6,7%. Un segno negativo che fa meno paura dei cali a doppia cifra affrontati nel 2023 (vendite -17,8% in mq, fatturato -14,1%, produzione -13,3) dagli imprenditori ceramici. «Gli indicatori decisamente negativi dello scorso anno segnano il rientro dalla fiammata della domanda registrata nel 2022, ma c’è un dato in netta controtendenza che conferma la salute e la capacità competitiva del nostro settore, anche quando i volumi si riducono: gli investimenti», sottolinea Savorani. Gli investimenti sono infatti aumentati anche nel 2023 del 7,4% e hanno toccato i 474 milioni di euro, pari a una quota del 7,7% sul fatturato totale (6,2 miliardi di euro per le piastrelle, di cui 5 miliardi di esportazioni).

I nodi alla competitività: energia, India ed ETS

«Venendo dal distretto laziale della ceramica sanitaria, un piccolo comparto di 26 aziende, 2.560 addetti e 3 milioni di pezzi di produzione (350 milioni di euro di fatturato, il 40% export) che ha sofferto moltissimo la concorrenza negli ultimi decenni – racconta il nuovo presidente Ciarrocchi - non sono certo preoccupato per le prospettive del comprensorio sassolese. Qui ci sono imprese e imprenditori con una visione decisamente fuori dall’ordinario e una capacità competitiva straordinaria».

Ci sono però diversi ostacoli sul cammino delle 125 produttori italiani di piastrelle e i loro 18.400 addetti (su un totale di 252 aziende e oltre 26.200 dipendenti nei sei comparti rappresentati da Confindustria Ceramica, tra piastrelle, sanitari, stoviglieria, refrattari, laterizi e ceramica tecnica) e lo scoglio più alto non è certo il rinnovo del contratto sindacale, oggetto di accese vertenze in queste settimane. «In un contesto internazionale caratterizzato da bassa domanda e accesa competizione occorre che tutti rispettino le regole del Fair Trade – interviene Savorani –. L’attenzione è rivolta all’India, che sta crescendo esponenzialmente sui mercati Ue e Usa. Mentre negli Stati Uniti, pochi giorni fa, le autorità competenti hanno dichiarato ammissibile la domanda di dazi antidumping sull’import indiano con aliquote comprese tra il 400% e l’800%, in Europa abbiamo dazi inferiori al 10%, del tutto insufficienti per arginare i flussi dall’India».

Così come continua a essere un macigno pesante sulla competitività di un settore che esporta oltre l’80% dei volumi il costo dell’energia, il più salato d’Europa (senza scomodare l’Asia) con la beffa di un decreto per il gas release che doveva liberare 2 miliardi di mc di gas nazionale inattuato da anni. «Ed è drammatico il meccanismo degli ETS, su cui spero interverranno i futuri membri di Parlamento e Commissione Ue – conclude Savorani, ricordando che le imprese ceramiche incluse nel sistema europeo delle emissioni sono il 10% dei siti interessati ma emettono meno dell’1% della CO2 -. Siamo penalizzati con una sottoassegnazione di quote perché gli impianti di cogenerazione su cui abbiamo investito per essere più efficienti e green non vengono considerati; non accediamo alle misure compensative contro il rischio di delocalizzazione riconosciuto invece ad altri settori; e siamo stati esclusi dal Piano Transizione 5.0 in quanto soggetti ETS, un errore che per fortuna la bozza di decreto messa a punto con Mimit e Mef dovrebbe sanare».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti