Cassa geometri, il bilancio 2025 chiude con un avanzo economico di 153,2 milioni
Il patrimonio dell’ente di previdenza supera i 3 miliardi di euro
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Cassa geometri approva il bilancio 2025 che chiude con un patrimonio di 3,046 miliardi e un avanzo economico di 153,2 milioni di euro, in aumento del 16,1% rispetto ai 131,9 milioni del 2024.
Saldo previdenziale e gestione finanziaria
Il saldo previdenziale è pari a 244,4 milioni, in particolare le entrate contributive ammontano a 844,4 milioni (+ 4,1% rispetto all’anno precedente) a fronte di 599,2 milioni di uscite per pensioni. Il valore della produzione cresce in un anno del 4,7% e si attesta sui 896,9 milioni mentre l’indice di copertura del patrimonio netto agli oneri pensionistici è pari a 5,19 annualità. La gestione finanziaria, che registra proventi netti pari a 62,4 milioni di euro, segna un +30,8% rispetto all’anno precedente.
Il presidente della Cassa geometri
«Il bilancio consuntivo 2025 conferma la solidità della Cassa e la capacità dell’Ente di affrontare con equilibrio un contesto economico complesso, segnato da incertezze macroeconomiche e dal progressivo invecchiamento della platea degli iscritti» commenta il presidente di Cassa Geometri, Diego Buono. «Ma la sola sostenibilità non basta» - prosegue Buono che aggiunge: «Grazie alla recente riforma approvata dai ministeri vigilanti che ha incrementato sia l’aliquota contributiva che la retrocessione dell’integrativo, siamo intervenuti per garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche».
Gli effetti della riforma
Grazie a questi interventi a fronte di un reddito medio di categoria pari a 40mila euro e di un volume d’affari di 55mila euro, con un’aliquota contributiva del 22% e la retrocessione del 60% del contributo integrativo, un geometra potrà beneficiare di un assegno pensionistico di 23.500 euro, pari a un tasso di sostituzione del 59%. «Prima della riforma - spiega Buono - l’assegno pensionistico si attestava a 18.500 euro, con un tasso di sostituzione del 46%, quindi con una prestazione inferiore di circa il 22% e un tasso di sostituzione più basso di 13 punti percentuali».









