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Caso Epstein, due deputati Usa svelano sei nomi desecretati: ecco chi sono

I documenti non censurati rivelano figure di spicco coinvolte, mentre i deputati denunciano la protezione dell’élite e chiedono maggiore responsabilità

Aggiornato l’11 febbraio 2026 alle ore 00:25

I rappresentanti degli Stati Uniti Thomas Massie (repubblicano sulla sinistra) e Ro Khanna (democratico) parlano ai media dopo aver visionato i fascicoli non censurati su Jeffrey Epstein presso la sede del Dipartimento di Giustizia a Washington, D.C., Stati Uniti, il 9 febbraio 2026. REUTERS/Kent Nishimura

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Il dipartimento di Giustizia ha oscurato il nome di almeno “sei uomini” che sono probabilmente implicati nel caso di Jeffrey Epstein. La denuncia è dei deputati Ro Khanna (democratico) e Thoma Massie (repubblicano) dopo aver avuto accesso ai documenti non censurati riguardanti Epstein.

Khanna, uno dei promotori della legge che ha obbligato l’Amministrazione Trump a rendere pubblici i documenti su Jeffrey Epstein, ha nominato i sei uomini di alto profilo inclusi nella versione non censurata dei documenti relativi all’ex finanziere.

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Khanna ha nominato;
1) l’imprenditore statunitense Les Wexner, imprenditore miliardario americano noto per i marchi Victoria’s Secret, Abercrombie & Fitch e Bath & Body Works; 
2) l’imprenditore emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem; è presidente e ad di DP World (Dubai) e sempre nella città emiratina presidente della Ports, Customs & Free Zone Corporation;
3) Salvatore Nuara, dovrebbe essere un ex detective del Dipartimento di Polizia di New York (Nypd);
4) Zurab Mikeladze, non ci sono dettagli;
5) Leonic Leonov, non ci sono dettagli;
6) Nicola Caputo è il nome di un politico campano dall’inizio degli anni ’90 quando diventa consigliere comunale del suo comune natale Teverola, comune nel quale ricopre negli anni successivi la carica di assessore al bilancio, all’istruzione e alle attività produttive. Nel 2005 viene eletto consigliere regionale della Campania.

Non c’entro niente con questa storia. Il Nicola Caputo che cercate non sono io che all’epoca dei file di Epstein, nel 2009, ero solo un consigliere regionale e non avevo contatti con gli Stati Uniti”, commenta l’ex eurodeputato raggiunto telefonicamente dall’Ansa: “Conto di chiamare al più presto l’ambasciata negli Usa per avere chiarimenti. Di certo non intendo accettare linciaggi mediatici”, aggiunge Caputo

“Se in due ore abbiamo scoperto sei uomini nascosti, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei 3 milioni di documenti”, ha detto Khanna. “Perché proteggono questi uomini ricchi e potenti? Persone che io definisco parte della “classe Epstein”. Perché ci troviamo in un Paese in cui non esiste alcuna responsabilità da parte dell’élite per chi commette le azioni più atroci?”, ha denunciato il deputato.

Questa settimana, Khanna si è recato al dipartimento di Giustizia con Thomas Massie, il deputato repubblicano co-sponsor della legge, per visionare i fascicoli non censurati.

Epstein a bin Sulayem: mi è piaciuto il video delle torture

Il sultano Ahmed bin Sulayem, uomo d’affari degli Emirati, ha ricevuto da Jeffrey Epstein una email contenente: “Mi è piaciuto il video di torture”. L’email risale al 25 aprile del 2009 e il nome del sultano è stato reso noto solo il 10 febbraio 2026 da Ro Khanna. “Un sultano sembra aver inviato” un video di torture: “Il Dipartimento di Giustizia dovrebbe renderlo pubblico”, lamenta il democratico.

Nel settembre 2015 il sultano ha scritto a Epstein di una ragazza. “Ha padre russo e madre cipriota. L’ho incontrata due anni fa e frequenta l’università americana a Dubai. Si è fidanzata ma ora è tornata con me. Il miglior sesso che abbia mai fatto, un corpo fantastico”, ha scritto.

Epstein e il sultano bin Sulayem sono stati probabilmente presentati da Andrew Farkas, investitore immobiliare di New York e rampollo della famiglia che sta dietro ai centri commerciali Alexander. Nel 2007 Farkas scrisse a Epstein che il sultano avrebbe partecipato all’inaugurazione del nuovo porto che Farkas aveva costruito a St. Thomas, isola nei Caraibi vicino a quella del pedofilo. Allora bin Sulayem era alla guida di Dp World ma anche della sua casa madre, Dubai World.

Epstein ha fatto incontrare bin Sulayem con Tom Pritzker, il miliardario erede degli hotel Hyatt, e ha cercato di fargli stringere un accordo con Les Wexner, il miliardario uomo chiave nella ricchezza di Epstein.

Il fratello di Musk nei file di Epstein

C’è anche il fratello di Elon Musk, Kimbal, nei documenti pubblicati da Jeffrey Epstein. Secondo quanto riportato da Forbes, Kimbal Musk è citato più di 100 volte nell’ultima tranche di documenti pubblicati che rivelano scambi di email, colloqui su feste e i ringraziamenti di Kimbal a Epstein per averlo messo in contatto con una donna nel 2012, oltre agli inviti sull’isola dell’ex finanziere. “Il mio unico incontro con quel demone è stato nel suo ufficio a New York. Non l’ho mai più incontrato e non sono mai stato sulla sua isola”, ha detto Kimbal Musk.

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