L’indagine

Caso Almasri, bloccati i lavori del Parlamento. Giulia Bongiorno difenderà premier e ministri

Salta quindi anche la riunione congiunta del Parlamento per l’elezione dei giudizi costituzionali prevista per il 30 gennaio

di Redazione Roma

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO LUIGI LI GOTTI DENUNCIA MELONI - FOTO ARCHIVIO

4' di lettura

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La denuncia per la cosiddetta vicenda Almasri presentata nei confronti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha aperto la procedura prevista per i reati ministeriali, come accaduto di recente per l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, poi assolto per i fatti relativi alla nave Open Arms. Snodo fondamentale, in caso di mancata archiviazione, la richiesta di autorizzazione a procedere sulla quale sono chiamati a pronunciarsi Camera o Senato. L’Aula del Senato e quella della Camera sospenderanno i lavori fino a martedì, secondo quanto chiesto dalle opposizioni dopo le mancate informative dei ministri Nordio e Piantedosi sulla vicenda del rimpatrio del generale libico e l’inchiesta in cui è coinvolta la premier. «Non andremo avanti con i lavori finché il governo non chiarirà i contorni della vicenda, che non è solo giudiziaria ma essenzialmente politica e molto grave», ha detto il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, al termine della riunione e parlando insieme ai colleghi del M5s. Avs e Italia viva. La prossima capigruppo è stata convocata martedì alle 15. Salta quindi anche la riunione congiunta del Parlamento per l’elezione dei giudizi costituzionali prevista per domani.

Meloni e ministri nominano unico legale Giulia Bongiorno

Secondo quanto si apprende la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia, Carlo Nordio, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, hanno deciso congiuntamente - rispetto al caso Almasri - di nominare quale unico legale l’avvocato Giulia Bongiorno. Una scelta che sottolineerebbe a compattezza del governo anche nell’esercizio dei propri diritti di difesa. Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e difensore del vicepremier Matteo Salvini nel processo Open Arms, era stata vista entrare stamane a Palazzo Chigi.

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Nordio-Piantedosi: impossibili informative di oggi

I ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi hanno inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato per comunicare che «a seguito dell’informazione di garanzia ricevuta, in ossequio alla procedura e nel rispetto del segreto istruttorio, non sarà possibile rendere le informative previste» oggi sul caso Almasri. Lo ha riferito il ministro ai Rapporti col Parlamento Luca Ciriani dopo la riunione dei capogruppo alla Camera.

M5s: Ciriani pronto a riferire in Aula,opposizioni dicono no

 «C’è stata la disponibilità del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ciriani, a venirci a riferire in giornata, a dirci il nulla probabilmente. Ma comunque non l’abbiamo colta. E’ del tutto evidente che non è sufficiente una comunicazione dei ministri e non è chiaro come un governo, da un lato possa dire che per rispetto nei confronti della magistratura, non possa far venire Nordio e Piantedosi, e dall’altro il presidente del Consiglio attacchi frontalmente la magistratura nel video di ieri. Non è chiaro come il ministro Ciriani possa venire a dire cose che non possono dire Nordio e Piantedosi, se può leggerlo Ciriani anche gli altri possono farlo». Così il capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli sulla ’protesta’ delle opposizioni sul caso Almasri.

Il vertice a palazzo Chigi

Un vertice di governo si è tenuto in mattinata a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Antonio Tajani e altri ministri. È stato fatto il punto sul dossier immigrazione, alla luce anche delle informazioni di intelligence. L’improvviso picco di sbarchi registrato nelle ultime settimane sarebbe legato ad un vuoto di potere prodottosi su parte della costa della Tripolitania, con milizie che hanno preso il controllo di alcuni porti ed hanno pensato di poter fare ingenti guadagni facendo partire tante imbarcazioni in pochi giorni. La situazione sembrerebbe adesso più stabile, grazie anche alla condizione del mare meno favorevole alle partenze. Il governo, sempre a quanto si apprende, punta ad avviare interlocuzioni con Bangladesh e Pakistan, i Paesi di provenienza del maggior numero di migranti quest’anno, per frenare le partenze.

L’avviso di garanzia alla premier

E’ stata la stessa premier ad annunciare via social di essere indagata per favoreggiamento e peculato insieme a Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano, per la gestione del caso del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish, arrestato e poi rilasciato e riportato in Libia con aereo di Stato dei servizi. Una notifica arriva dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi «quello del fallimentare processo» contro Matteo Salvini su denuncia di Luigi Li Gotti «molto vicino a Romano Prodi», ha puntualizzato la premier ribadendo, in un messaggio tanto breve quanto duro, che lei non è «ricattabile» e non si lascerà «intimidire» dalla magistratura.

La levata di scudi del centrodestra

Immediata la reazione di tutto il centrodestra che, sul tema giustizia, dai tempi di Silvio Berlusconi parla con una voce sola: si tratta di una “ripicca” per la separazione delle carriere che non fermerà la riforma, come dicono quasi all’unisono Antonio Tajani e Matteo Salvini. E di «giustizia a orologeria» parla proprio la figlia del Cav, Barbara. Si tratta di un’azione che sarà un boomerang, si dicono sicuri nel centrodestra, e che non è affatto «dovuta», il ragionamento che si fa ai piani alti del governo, visto che ci sono tanti esposti nei confronti di ministri che non hanno seguito perché ritenuti manifestamente infondati.

L’informativa saltata di Piantedosi e Nordio

La novità giudiziaria, ad ogni modo, ha portato infine alla scelta (“inaccettabile” per le opposizioni) di far saltare, almeno per il momento, l’informativa di Piantedosi e Nordio, che già nei giorni scorsi hanno dato loro versioni sulla scarcerazione e sul rimpatrio del libico, che «è stato espulso perché pericoloso»: questa la tesi del ministro dell’Interno sposata dai parlamentari del centrodestra. La scarcerazione è stata disposta dai magistrati, è la posizione ribadita anche da Meloni, che però ha puntato di nuovo il dito in direzione della Corte penale internazionale che «curiosamente», dopo «mesi di riflessione», ha emesso il mandato di cattura nei confronti del capo della polizia giudiziaria di Tripoli «proprio mentre stava per entrare in Italia» mentre «per 12 giorni aveva serenamente soggiornato in altri tre Stati europei».

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