Scontro tra il governo e le toghe

Caso Almasri, Meloni: da Lo Voi atto voluto, indagarmi è danno alla nazione

Le opposizioni: Meloni subito in Parlamento

di Redazione Roma

FILE PHOTO: Italy's Prime Minister Giorgia Meloni attends her end-of-year press conference in Rome, Italy, January 9, 2025. REUTERS/Remo Casilli/File Photo

6' di lettura

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«A chiunque nei miei panni di fronte a questa vicenda cadrebbero un po’ le braccia». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervenendo all’evento La Ripartenza, organizzato dal giornalista Nicola Porro a Milano, rispondendo a una domanda sull’atto inviato a lei e alcuni ministri sul caso Almasri dalla Procura di Roma. «L’atto era chiaramente un atto voluto - ha rimarcato -, tutti sanno che le Procure in queste cose hanno la loro discrezionalità come dimostrato da numerosissime denunce di cittadini contro le istituzioni e su cui si è deciso di non procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati, come negli anni del Covid».

Meloni: indagarmi danno a nazione, non intendo mollare di un millimetro

«Io ieri mi ritrovo sulla prima pagina del Financial times con la notizia che sono stata indagata e se in Italia i cittadini capiscono perfettamente quello che sta accadendo all’estero non è la stessa cosa. Quello che sta cadendo è un danno alla nazione, alle sue opportunità e questo mi manda ai matti» ha aggiunto la premier. E ancora: «Agli italiani dico: finché ci siete voi ci sono anche io. Non intendo mollare di un millimetro, finché gli italiani sono con me».

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«Alcuni giudici vogliono governare, ma così sistema crolla»

Non basta. «Ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che però vogliono decidere la politica industriale, vogliono decidere la politica ambientale, vogliono decidere le politiche dell’immigrazione, vogliono decidere se e come si possa riformare la giustizia, vogliono decidere per cosa possiamo spendere e per cosa no. In pratica vogliono governare loro» ha aggiunto Meloni, che ha sottolineato come ci sia «un problema» perché «sè io sbaglio gli italiani mi mandano a casa, se loro sbagliano nessuno può fare o dire niente. Nessun potere al mondo in uno stato democratico funziona così, i contrappesi servono a questo e la magistratura svolge un ruolo fondamentale nella nostra democrazia. È una colonna portante della nostra Repubblica, solo che nessun edificio regge su una colonna sola. Quando un potere dello Stato pensa di poter fare a meno degli altri, il sistema crolla, non può tenere».

Continua insomma lo scontro muscolare tra maggioranza e opposizione sul caso Almasri. Un caso che blocca anche Parlamento. I lavori delle aule, su decisione delle conferenze dei capigruppo, sono sospesi fino alla prossima settimana in attesa che il governo faccia sapere se e con chi intenda riferire sulla questione. Il tutto dopo che è stata la stessa premier ad annunciare via social di essere indagata per favoreggiamento e peculato insieme a Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano, per la gestione del caso del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish, arrestato e poi rilasciato e riportato in Libia con aereo di Stato dei servizi. Una notifica arriva dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi dopo un esposto presentato dall’avvocato Luigi Li Gotti.

Tajani: Lo Voi non ha fatto l’interesse dell’Italia

 «Questa scelta secondo me non fa l’interesse dell’Italia». Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato l’atto inviato dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi alla premier Giorgia Meloni e altri componenti del governo sul caso Almasri. «Il problema è la scelta di un magistrato di iscrivere nel registro degli indagati del tribunale ministri. Non è un atto dovuto - ha aggiunto Tajani a margine di una conferenza stampa di FI sulla sanità -, quindi c’è una scelta, mi auguro non legata ad altre vicende, frutto di una richiesta di un avvocato che era stato al governo con un governo di sinistra e che fa parte dello schieramento di opposizione. A pensar male si fa sempre bene. Un servitore dello Stato, prima di fare delle scelte a mio giudizio più che azzardate, deve pensare se la sua scelta, visto che non è un atto dovuto, fa o meno l’interesse dell’Italia».

«Segreto di Stato su caso Almasri? Se ne occupa Meloni»

«Di questo si occuperà il presidente del Consiglio». Così, invece, Tajani ha risposto a chi domandava se il governo porrà il segreto di Stato sull’indagine sul caso Almasri. E ha ricordato che «già il ministro Piantedosi è intervenuto in Aula a dire quello che è successo. Decide poi la conferenza dei capigruppo e deciderà se invitare il governo: il governo non credo che avrà problemi a venire a riferire»

«Singolare l’atteggiamento della Cpi su Almasri»

 Non è mancata da parte del titolare della Farnesina una stoccata alla Cpi. «Certamente è singolare l’atteggiamento della Corte penale internazionale - ha chiosato infatti il ministro degli Esteri - visto che questo signore che noi abbiamo espulso girava per l’Europa da parecchio tempo. Perché non si è intervenuto prima?». Il leader di FI ha poi sottolineato che bisognerebbe «chiedere alla Corte penale internazionale perché non ha chiesto alla Germania di fermare Almasri, visto che girava per l’Europa indisturbato. Guarda caso, quando è arrivata in Italia c’è stata una richiesta, e fatta male»

Schlein a Meloni: spieghi al Paese in aula, non ai suoi follower sui social

 

L’opposizione continua però a criticare in maniera compatta la gestione del caso da parte del governo. «Della vicenda Almasri, un trafficante di esseri umani, un torturatore che il governo ha liberato e riaccompagnato a casa, Giorgia Meloni dovrebbe riferire al Paese nelle sedi istituzionali e non ai propri follower. E invece oggi, come ieri, Meloni continua ad attaccare i giudici e a fare dirette sui canali social». Così la segretaria del Pd, Elly Schlein. E ancora: «Il Parlamento, non Instagram, è il luogo in cui le opposizioni hanno chiesto alla Presidente del Consiglio di chiarire il suo operato, ma continua a evitarlo, a scappare».

Conte: Meloni non sei sopra legge, danno immagine tue falsità

«Meloni dice che la notizia dell’indagine sul caso Almasri è un danno all’immagine del Paese all’estero che ’la manda ai matti’. Era un danno d’immagine anche quando Fratelli d’Italia mi portava in Tribunale da premier a suon di esposti e fake news? Era un danno di immagine anche quando gridava paonazza che l’Italia aveva un Premier ’criminale’? Meloni non sei sopra la legge. Sei in una democrazia. Ricomponiti». Così, su Facebook, il presidente M5S Giuseppe Conte, che aggiunge: «Il danno d’immagine è avere fatto la scelta politica di sfregiare la legalità internazionale imbarcando su un volo di Stato, a nostre spese, un criminale con accuse anche per stupri a bambini di 5 anni»

Fratoianni: governo venga a dire la verità in Parlamento

 «Avs e tutte le opposizioni chiedono che il governo venga in Parlamento sulla vicenda Almasri e la smettano di scappare: dal ministro della Giustizia che ha una responsabilità diretta al ministro dell’Interno che ha addirittura dichiarato che Almasri era un pericolo per la sicurezza nazionale, perché se è così pericoloso allora continuano a fare accordi con quegli apparati e con quei personaggi?» afferma il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni dai microfoni del Tg1. “Non possono continuare a nascondersi - aggiunge - su questa vicenda incredibile della sua liberazione, prima o poi dovranno venire a rispondere: perché hanno liberato un criminale, un torturatore, un assassino? Perché lo hanno riaccompagnato a casa in tutta comodità con un volo di Stato? La violazione del diritto internazionale e un favore fatto ad un criminale del genere sono inaccettabili per un Paese civile, ed è per questo - conclude Fratoianni - che Meloni ci deve spiegare molte cose».

Una memoria difensiva per Meloni e i ministri indagati

Muove intanto i primissimi passi l’indagine del Tribunale dei Ministri che vede indagati per favoreggiamento e peculato il premier Giorgia Meloni e i ministri dell’Interno e della Giustizia Matteo Piantedosi e Carlo Nordio oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Il collegio della sezione specializzata per i reati ministeriali, composta da tre giudici, ha 90 giorni di tempo per effettuare l’attività di indagine: tra i poteri, anche quello di ascoltare gli indagati che, da quanto sta emergendo, dovrebbero però limitarsi a depositare una ampia memoria difensiva. Come primo step il Tribunale affiderà delega alla polizia giudiziaria per effettuare una serie di acquisizioni documentali.

Nel fascicolo dei giudici tutti gli atti della vicenda

All’attenzione dei giudici finiranno, con ogni probabilità, tutti gli atti svolti in questa vicenda. Nel fascicolo aperto a piazzale Clodio e poi trasmesso per competenza verrà acquisito, in primo luogo, il mandato di arresto, di oltre 40 pagine, spiccato dalla Corte penale europea e che ha portato il 19 gennaio la Digos di Torino a fermare Al Almasri. L’uomo si trovava in Europa già da 12 giorni ma l’ok al fermo, per l’accusa di crimini contro l’umanità, è diventato esecutivo il 18 gennaio quando si trovava sul territorio italiano. Agli atti dell’indagine anche i documenti prodotti nelle 48 ore successive: l’ordinanza della Corte d’Appello di Roma con cui il 21 gennaio è stata disposta la scarcerazione motivata per vizi procedurali e in particolare per le «mancate interlocuzioni”» intercorse con via Arenula, titolare dei rapporti con la Corte penale internazionale. Ministro «interessato» dalla Corte d’Appello capitolina il 20 gennaio, «immediatamente dopo avere ricevuto gli atti dalla Questura di Torino e che ad oggi (21 gennaio ndr) - si legge nell’ordinanza - non ha fatto pervenire nessuna richiesta in merito».

L’accusa di favoreggiamento

Sul punto, l’avvocato Luigi Li Gotti, autore della denuncia che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di mezzo governo, non usa mezzi termini adombrando «condotte omissive» (che rientrano nel favoreggiamento) da parte di Nordio. «Nel provvedimento della Corte d’Appello - afferma - ci sono le scansioni temporali e c’è scritto che il ministro sapeva dal 19 gennaio. Successivamente è stato sollecitato ad esprimere una sua opinione essendo lui l’interfaccia della Corte Internazionale» ma, aggiunge il penalista, alle 11.14 il «Falcon, con cui è stato rimpatriato Almasri, era già stato autorizzato a partire dalla Presidenza del Consiglio: vuol dire che era già tutto deciso e che il ministro non avrebbe risposto». Tra i tasselli che il tribunale è chiamato a mettere in fila anche le procedure di espulsione per ragioni di “sicurezza nazionale”. Nell’incartamento finirà anche il provvedimento del ministro Piantedosi e i piani di volo e gli orari del Falcon che ha riportato in Libia il generale.

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