L’autorizzazione a procedere

Almasri, relazione Giunta per l’Aula della Camera entro fine settembre. È scontro tra governo e Anm

A dare fuoco alle polveri nelle ultime ore sono le parole del presidente dell’Anm Cesare Parodi, nel day after in cui arrivano infine alla Camera gli esiti delle indagini del Tribunale dei ministri sugli altri tre coinvolti, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio

di Redazione Roma

Articolo aggiornato il 6 agosto 2025, ore 8:00

Caso Almasri, scoppia la polemica Nordio-Anm

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«L’Ufficio di Presidenza della Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso all’unanimità i tempi dell’esame delle carte inviate dal Tribunale dei Ministri in merito alle posizioni del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio sul caso Almasri, dando di fatto avvio ai lavori. Entro la fine di settembre sarà pronta la relazione per l’Aula, si terranno almeno cinque sedute, inviteremo infine gli interessati a fornire i loro chiarimenti. Sia la Giunta che l’Aula esprimeranno tre voti distinti, con voto palese in Giunta e segreto in Aula la quale voterà definitivamente entro ottobre». Lo rende noto il presidente della Giunta Devis Dori.

In giunta e in Aula tre votazioni distinte

La giunta per le autorizzazioni della Camera, così come l’Aula - secondo quanto viene spiegato da fonti parlamentari - si esprimerà con tre distinte votazioni sul caso Almasri. Ci sarà, però, un’unica relazione su tutta la vicenda e il relatore dovrebbe essere nominato dal presidente entro la fine di questo mese per poi partire a settembre con le sedute. I lavori in giunta si chiuderanno entro il prossimo mese e la relazione approderà in Aula in una data che potrebbe essere intorno al 4 ottobre. Tra carte e documenti pervenute all’organismo di Montecitorio, sempre secondo quanto viene riferito, si arriverebbe a quasi 1.500 pagine.

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Legale vittima Almasri: faremo esposto ad archiviazione

«Presenteremo un esposto alla Procura di Roma contro l’archiviazione della premier sul caso Almasri. Giorgia Meloni ha, infatti, detto di aver condiviso le decisioni», sottolinea l’avvocata Angela Maria Bitonti, legale di una donna ivoriana vittima delle torture del generale libico Almasri, in merito all’archiviazione di Giorgia Meloni da parte del Tribunale dei ministri. «Aspettiamo anche le decisioni parlamentari sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministro e del sottosegretario - dice - Se non dovesse arrivare il via libera, valuteremo quali azioni mettere in campo».

Richiesta autorizzazione a procedere per Piantedosi, Nordio e Mantovano

Gli atti provenienti dal tribunale dei ministri sono giunti nella serata di martedì 5 agosto alla Camera. «Negli atti inviati si chiede l’autorizzazione a procedere per il sottosegretario Alfredo Mantovano e i Ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio». I tre «erano perfettamente consapevoli del mandato di arresto e non dando corso alle richieste della Corte penale internazionale» hanno «scientemente» favorito la fuga del libico.

«Si ritiene - si legge nel documento - che, per quanto di seguito esposto, la condotta ascritta agli indagati Nordio Carlo. Piantedosi Matteo, oltre che a Mantovano Alfredo - che ricade nella competenza funzionale del Trìbunale dei Ministri, perché, pur non rivestendo la qualità di Ministro ma di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai Servizi Segreti, è indagato di reato commesso in concorso con i primi due - sia, senza dubbio, sussumibile nella nozione di reato ministeriale, in quanto strettamente connessa al poteri esercitati dai primi due in qualità, rispettivamente, di Ministro della Giustizia e Ministro dell’Interno».

La conclusione è che «ferme restando le attribuzioni del ramo del Parlamento competente a valutare la rilevanza di eventualì ragioni politiche poste a fondamento delle condotte degli indagati, sì da incidere sul rilascio dell’autorizzazione a procedere, questo Tribunale dei Ministri, nell’esercizio delle funzioni ad esso demandate dalla Legge cost. n.1/89, ritenuta la sussumibilità delle descritte condotte nell’ipotesi di reato di cui all ’art.328 comma 1 c.p. ascrivibile a Nordio Carlo, del reato di cui agli art 110, 378 c.p. ascrivibile a Nordio Carlo, Piantedosi Matteo e Mantovano Alfredo e del reato di cui agli artt 11O, 314 c.p. ascrivibile a Piantedosi Matteo e Mantovano Alfredo, e considerata la natura 1ninisteriale di tali reati, non può che procedere alla cormpiuta formulazione del capo di imputazione su cui la Camera dei Deputati sarà chiamata a valutare la sussistenza dei presupposti previsti dall’art. 9 Legge cost citatata per l’eventuale rilascio dell’autorizzazione a procedere».

Nuovo scontro tra Governo e magistrati

Intanto è andata in scena l’ennesima puntata dello scontro governo-magistrati, questa volta declinato attraverso il caso Almasri. Già l’archiviazione della sola Giorgia Meloni, sul presupposto che non abbia avuto parte attiva nella decisione di liberare il comandante libico su cui pendeva un mandato di cattura internazionale, aveva mandato su tutte le furie la premier. A dare fuoco alle polveri nelle ultime ore sono le parole del presidente dell’Anm Cesare Parodi, nel day after in cui arrivano infine alla Camera gli esiti delle indagini del Tribunale dei ministri sugli altri tre coinvolti, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio.

Con richiesta di autorizzazione a procedere. È proprio il Guardasigilli a tuonare contro l’associazione nazionale dei magistrati rea, secondo il ministro di Fdi, di una «inaccettabile invasione di campo». In radio di prima mattina Parodi in effetti esprime un giudizio su un eventuale processo che dovesse coinvolgere Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio. A domanda dell’intervistatore sull’impatto di un eventuale procedimento contro di lei, il numero uno dell’Anm osserva infatti che «un processo dove vengono accertati magari in via definitiva certi fatti ha evidentemente un ricaduta politica, neanche tanto indirettamente, sulle persone coinvolte». Il ministro, che ha sempre difeso la sua più stretta collaboratrice, verga una nota in cui si dice «sconcertato» dalle parole di un presidente Anm «considerato, sino ad ora, equilibrato». Mentre il nome di Bartolozzi «a quanto mi risulta, non è nemmeno citato negli atti, non so come si permetta» scrive Nordio che poco dopo, alla Camera per votare il componente laico del Csm, cerca di evitare il fuoco di fila dei giornalisti.

Un passaggio in buvette, accompagnato come sempre da Bartolozzi. All’ennesimo tentativo, Nordio se la cava con un «il presidente del Consiglio ha parlato per tutti», salvo poi, orologio alla mano, osservare che «alle 13.15 non ho ancora ricevuto nulla», nonostante «la legge preveda» che le notifica vada «trasmessa immediatamente».

Richiesta autorizzazione per Piantedosi, Nordio, Mantovano

Le carte in effetti, alla Camera arrivano solo nella tarda serata. Fino a quel momento come a Nordio nemmeno a Piantedosi e a Mantovano era stato notificato nulla: nel decreto di archiviazione di Meloni, come ha spiegato lei stessa, il Tribunale dei ministri precisa che le posizioni degli altri esponenti del governo saranno trattate “separatamente”. E arriva la richiesta di autorizzazione a procedere per tutti e tre.

Una scelta, quella di dividere i destini di premier, ministri e sottosegretario alla presidenza, che certo non è stata sollecitata da Palazzo Chigi, una delle osservazioni che filtra dal palazzo del governo. Dove si ragiona sul fatto che il Tribunale dei ministri abbia ritenuto non utile la disponibilità di Mantovano a essere sentito sul caso Almasri (i magistrati avrebbero invece voluto sentire Nordio, che non si è mai presentato). In più, si ragiona sempre ai piani alti dell’esecutivo, il decreto per la premier è datato 1 agosto e “dopo 4 giorni” non risultano ancora atti trasmessi dalla procura generale della Repubblica (guidata da Francesco Lo Voi) alle Camere.

A gettare ombre sul caso, secondo i fedelissimi della premier, anche il fatto che l’Anm, nella persona del suo presidente, parli di un processo (quello eventuale a Bartolozzi) di cui per l’appunto al momento nessuno è a conoscenza. Ma si è trattato di un fraintendimento, si affretta a puntualizzare Parodi. «Mai citato né fatto riferimento alla dottoressa Bartolozzi, ho sviluppato un ragionamento generale che prescinde dall’inchiesta in corso», si difende il magistrato, sottolineando che in caso contrario Nordio avrebbe «perfettamente ragione a parlare di invasione di campo, approccio che non mi appartiene né culturalmente né caratterialmente». Mentre nella maggioranza c’è chi si chiede se si sia trattato di uno “scivolone” o di un “invito ad agire”, come fa il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Enrico Costa, il cortocircuito oltre ad acuire le distanze tra governo e toghe dà la stura alle critiche delle opposizioni, che insistono sul fatto che il governo abbia “mentito” e chiede di nuovo a Meloni di “riferire in Parlamento”.

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