Per la Cartiera del Polesine il costo della bolletta di luglio, sommando gas e elettricità, è arrivata a costare 9 milioni, quattro volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il timore per loro è incappare nella procedura di default: quando un’attività rimane senza fornitore di gas, la rete Snam garantisce energia per 60 giorni, a prezzi aumentati, dopodiché il rubinetto si ferma, e così anche l’impresa.
La Burgo, tra le principali del settore della carta - con 1,8 miliardi di ricavi, 11 stabilimenti e 3.125 addetti - si trova nella stessa situazione: Eni non rinnova la fornitura. Per loro l’alternativa è Shell o Edison, che hanno meno problemi a reperire la materia prima ma che propongono cifre e garanzie elevate. Stesso scenario: un mese di anticipo e fideiussioni. E qui alla Burgo ricordano che il gas nel frattempo ha già subito un aumento di 30 volte, nel giro di un anno e mezzo.
Chi si salva
I più fortunati sono quelli che hanno firmato contratti tra marzo e aprile, evitando la crisi autunnale. «Sono in pochi quelli che si salvano dal timore della procedura di default energetico - dice Lorenzo Poli, presidente di Assocarta - qualcuno è stato previdente o solo fortunato a rinegoziare gli accordi in primavera. Ma solitamente l’anno termico finisce il 30 settembre. Speriamo che la situazione si sblocchi a fine agosto». La richiesta generalizzata è che il governo prenda in considerazione l’introduzione di un tetto al prezzo del gas. O che la procedura di default venga bloccata per tutto il 2023. Chi se ne occuperà? Ormai il prossimo esecutivo. Ma il tema è stato finora assente nelle campagne elettorali, pur essendo fortemente sentito dalle imprese. E sempre più imminente.
Il comparto
154 Stabilimenti
Nel 2021 l’industria della carta contava su 119 imprese, 154 stabilimenti e 19.050 addetti, con una produzione di 9,6 milioni di tonnellate
8,2 Miliardi di euro
Lo scorso anno il fatturato del settore, secondo i dati Assocarta, è stato di 8,2 miliardi di cui 4,1 realizzati grazie alll’export