L’indagine

Carceri, l’emergenza affollamento in Italia e in Europa

Cresce il numero dei detenuti: i dati aggiornati al 30 settembre, parlano di 61,862 mila persone, circa 4mila persone in più rispetto a un anno fa

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)

5' di lettura

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Nelle carceri italiane è, di nuovo, emergenza. Perché cresce il numero dei detenuti e di coloro che decidono di togliersi la via dietro le sbarre. I dati aggiornati al 30 settembre, parlano di 61,862 mila detenuti presenti nelle carceri con circa 4 mila persone in più rispetto a un anno fa.

A delineare questo scenario è Antigone, l’associazione che dal 1991 si occupa del sistema Penitenziario e penale italiano e realizza lo studio sullo stato delle carceri in Italia. Nell’ultimo rapporto, sino al 31 agosto, si ribadisce che« il tasso di affollamento è del 130,4% (al netto dei posti conteggiati dal Ministero della Giustizia ma non realmente disponibili)».

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«In 56 istituti penitenziari, oltre un quarto di quelli presenti in Italia - sottolinea il rapporto -, il tasso di affollamento è superiore al 150% con punte di oltre il 200% negli istituti di Milano San Vittore maschile e Brescia “Canton Mombello”». Il rapporto spiega: «Questo significa che ci sono 200 persone detenute laddove ce ne dovrebbero essere 100 - sottolineano i rappresentanti dell’associazione -. Per capire la gravità della situazione si pensi ad una scuola o un ospedale dove ci siano il doppio degli studenti o dei pazienti che le strutture sono in grado di seguire».

A fare i conti con il sovraffollamento, quest’anno, ci sono anche gli istituti penali per minorenni.

L’ascesa dei suicidi in carcere

Un altro elemento di criticità è rappresentato dai suicidi. Le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario sono state (al 30 agosto) 58, di cui 10 solo a luglio e 12 giugno. Per i rappresentanti di Antigone «di questo passo sarà superato il primato negativo registrato nel 2022, quando a fine anno le persone che si suicidarono in carcere furono 85». Una situazione che ha spinto le associazioni di volontariato a sollecitare interventi per invertire questa rotta.

Anche perché, come sottolineato da Patrizio Gonnella, presidente di Antigone «un carcere sovraffollato è un luogo dove anche gli operatori fanno più fatica a lavorare, dove l’attenzione per le fragilità di molte persone detenute non riescono ad essere intercettate o seguite come meriterebbero». «Dove esistono situazioni di grave sovraffollamento - aggiunge - il detenuto è sempre più anonimo, sempre più un numero anziché una persona».

A tracciare una mappa di quanto avviene nel panorama europeo ci sono i dati elaborati da World Prison Brief data. Nella scheda dell’Italia si scopre che la popolazione detenuta è di 61,758 mila detenuti, circa 10 mila in più rispetto alla capacità ufficiale del sistema penitenziario. Una tendenza simile a quella dell’Italia, seppure con numeri più bassi, si registra in Ungheria si registra in Ungheria, con un affollamento del 101,5% (al 31 dicembre 2023) e quindi 18.270 detenuti su una capacità ufficiale di 17.998 detenuti. IN Spagna, invece, su una capacità di poco più di 73 mila posti sono presenti quasi 57 mila detenuti con un livello di occupazione delle carceri del 74,1%.

In Lituania su una capacità di 6655 posti ci sono 4551 presenze con una percentuale del 68,4%. Sale la percentuale nella repubblica Ceca dove su 20391 posti si registra un livello di occupazione del 96,4% con poco più di 19,600 detenuti. In Polonia, su una capacità di 83,096 mila posti, al 31 agosto, c’erano 70,927 detenuti e un livello di occupazione dell’85,3%.

Per i volontari italiani, una delle misure da adottare per affrontare l’emergenza «occorrono provvedimenti urgenti portino a ridurre notevolmente il sovraffollamento e a migliorare la qualità della vita nelle carceri». Inoltre « l’aumento di giorni della liberazione anticipata speciale; la depenalizzazione di alcuni reati; la liberalizzazione delle telefonate; l’assunzione di personale sia di polizia, che civile: educatori, psicologi, psichiatri, assistenti, sociali, mediatori culturali».

Il caso della Spagna

La crisi non è “solo” italiana. Gli ultimi dati pubblicati sulla distribuzione della popolazione carceraria in Spagna corrispondono al dicembre 2023 e appartengono alla Segreteria Generale degli Istituti Penitenziari del Ministero dell’Interno. Il totale nazionale è di 56.698 detenuti.

Già nel 2023, il Consiglio d’Europa identificava la Spagna come uno dei 48 Paesi appartenenti a questa organizzazione con la maggiore popolazione carceraria, quando si trovava al sesto posto con un totale di 55.095 all’inizio del 2022.

Tuttavia, per quanto riguarda il sovraffollamento e l’occupazione delle carceri, nel 2022 lo studio di Space 21 sulla realtà in questo settore nei Paesi del Consiglio d’Europa ha rivelato che la Spagna ha un tasso di occupazione di 73,4 detenuti per 100 posti, che la colloca 9,1 punti al di sotto della media europea, pari a 82,5.

Lituania in controtendenza

Nel perimetro Ue ci sono, anche, esempi in direzione opposta. Il numero di persone detenute in Lituania è diminuito costantemente negli ultimi 5 anni: il 1° gennaio 2019, il numero di persone detenute era di 6485; il 1° gennaio 2020, di 6138; il 1° gennaio 2021, di 5.320; il 1° gennaio 2022, di 5.086; il 1° gennaio 2023, di 4.973; il 1° gennaio 2024, di 4.551; e il 1° gennaio 2024-10, di 4.501. Cinque anni fa, la Lituania era il “leader” dell’UE per numero di detenuti, con 220 detenuti ogni 100.000 abitanti. Con un calo significativo del numero di detenuti, la Lituania ha ora 155 detenuti per 100.000 abitanti, al sesto posto nell’UE.

Il calo della popolazione carceraria è dovuto principalmente ai cambiamenti della società lituana. Questi cambiamenti includono un’economia in crescita, nuove opportunità nel mercato del lavoro e cambiamenti culturali. Questi fattori, insieme al successo della lotta contro la criminalità organizzata, stanno contribuendo al calo generale della criminalità in Lituania (ad esempio, secondo i dati del Dipartimento di Informatica e Comunicazione del Ministero dell’Interno della Repubblica di Lituania, nel 2019 sono stati registrati 51494 potenziali reati penali negli istituti di indagine preliminare e 45256 nel 2023). Vale la pena ricordare che anche la struttura (composizione) della criminalità sta cambiando, con una diminuzione del numero di omicidi e di altri gravi crimini violenti. I colleghi del Dipartimento di Polizia potrebbero fornire una risposta più precisa sulla quantità di tali crimini commessi.

Allo stesso tempo, il contesto giuridico lituano e i cambiamenti nelle politiche penali (sanzioni alternative) e penali (rafforzamento del processo di socializzazione) stanno cambiando. Negli ultimi anni, la politica penale in Lituania è stata modellata secondo criteri di proporzionalità, con studiosi ed esperti che hanno continuamente sottolineato come l’ampia applicazione della responsabilità penale o le lunghe pene detentive per reati non pericolosi siano inefficaci e non appropriate.

Solo un decennio fa, le alternative alla detenzione, come le multe, i servizi sociali, la restrizione della libertà o la libertà vigilata, erano applicate a circa il 65% dei condannati. Oggi, circa l’80% dei condannati è soggetto a tali misure. Grazie all’ottimizzazione del processo di risocializzazione nei luoghi di privazione della libertà, il numero di detenuti rilasciati in libertà vigilata è aumentato di 2 volte.

Questo cambiamento è stato possibile grazie al rafforzamento della rete di case di riabilitazione, all’introduzione di metodi di valutazione e gestione del rischio di comportamento criminale dei detenuti, al collegamento del meccanismo di liberazione condizionale dal carcere ai risultati ottenuti dai detenuti nel processo di risocializzazione e allo sviluppo di altre misure di risocializzazione. Attualmente, circa il 53% di tutte le persone rilasciate dal carcere sono rilasciate con la condizionale, rispetto al 21% di 5 anni fa.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto da Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)

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