Bimbi dietro le sbarre, l'ultimo arrivato ha tre mesi
Sono 25 i bambini in cella con le loro madri. Il decreto carceri lascia la dicrezionalità nello slittamento della pena
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È arrivato insieme alla sua mamma poco meno di una settimana fa nel carcere romano di Rebibbia. Ha solo 3 mesi, è di origine croata e passa le sue giornate in una cella. La madre di etnia rom, è stata arrestata per reati sul patrimonio, furti e borseggi. Insieme a lui anche due bambini, un italiano e un polacco di due anni e mezzo. Il bimbo polacco in cella con la mamma, aspetta le suore o i volontari del carcere per giocare. Il bimbo italiano va all'asilo, lo accompagnano le volontarie del carcere. Le loro attività oltre le sbarre sono poche e dipendono dalla disponibilità dei volontari e degli agenti di polizia penitenziaria. Perchè per i bambini che formalmente non sono detenuti non c'è un programma. Potrebbero uscire ma la loro “libertà” dipende dalla disponibilità di chi può portarli nel mondo fuori dove ci sono i bambini, che liberi lo sono davvero. Con l'arrivo del piccolo di tre mesi, sono ora 25 i bambini in prigione con le loro madri. Le donne detenute nelle carceri italiane sono 2.611, pari al 4,3% della popolazione carceraria totale (61.480). Tra loro ci sono delle madri, perchè non è passata ancora la norma che obbliga a rinviare l'esecuzione della pena per le donne con figli sotto i 12 mesi. Anche nel recentissimo decreto carceri appena diventato legge, resta discrezionale lo slittamento della pena.
Storie di madri dietro le sbarre
Le loro sono storie dolorose. Lo è quanto è accaduto ad una ventiseienne che, nel marzo scorso, ha perso il bambino nel carcere di Sollicciano a Firenze a causa di complicazioni della gravidanza. Una triste replica di quanto era già avvenuto Era già a luglio 2022 nel carcere milanese di San Vittore e a marzo 2019 a Pozzuoli. Mentre a fine agosto del 2021 una ragazza di 23 anni ha partorito in cella nel carcere romano di Rebibbia aiutata da un'altra carcerata.
Recente la storia un bimbo di due anni che sta nel carcere di Rebibbia, con la mamma, mentre il padre è detenuto in un'altra ala. Esce per andare in un asilo nido esterno solo tre volte a settimana, grazie ai volontari dell'associazione “A Roma insieme Leda-Colombini”. Dice “sì” “no”, “mamma” “papà” “apri” e “chiudi”.
Le strutture Icam
Un problema che non può essere risolto con le strutture Icam, nate nel 2007 per le madri che non possono usufruire di misure alternative al carcere. Hanno agenti in borghese non ci sono le celle e i muri sono colorati. Ma sono poche e ci sono le sbarre alle finestre.
Il criterio guida dettato dalla nostra costituzione e dalle Corti sovranazionali è quello dell'interesse superiore del bambino. Ieri non è però passato a Montecitorio l'ordine del giorno sulle detenute madri per evitare che i figli minori vivano in carcere con le madri. Dopo una grande bagarre il Governo ha, infatti, ritirato il suo parere positivo per il rifiuto del parlamentare Pd Marco Lacarra, che aveva presentato l'ordine del giorno a favore delle detenute madri, di accettare anche la sottoscrizione della parlamentare della lega Simonetta Matone.








