Energia

Carburanti, Codacons: stangata da 150 milioni a settimana

Secondo l’associazione dei consumatori, nonostante il passo indietro dei prezzi il rincaro dei listini costa agli automobilisti italiani 150 milioni di euro a settimana, mentre petrolieri e filiera rispetto a due mesi fa incassano 88 milioni e lo Stato 61 milioni grazie a Iva e accise

Il prezzo del carburante in forte aumento, in particolare il gasolio, ha superto i 2 euro al litro in alcuni distributori genovesi. Genova, 10 marzo 2026.ANSA/LUCA ZENNARO (generica benzina, super senza piombo, gasolio, distributore, carburanti, prezzo alla pompa, accise) ANSA

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Calo generalizzato dei prezzi dei carburanti in tutta Italia. Sulla rete ordinaria il prezzo medio del gasolio scende oggi a 2,166 euro al litro, con una riduzione di 1,4 centesimi al litro rispetto ai listini di ieri, mentre la benzina cala a 1,790 euro/litro (-0,3 cent su ieri). In autostrada il diesel costa 2,193 euro/litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro/litro (-0,6 cent). Lo afferma il Codacons, sulla base dei dati regionali Mimit. Le riduzioni più marcate dei listini si registrano per il gasolio in Sicilia (-2,3 cent al litro), Valle d’Aosta (-2,1 cent), Calabria (-2 cent), mentre in Molise il prezzo del diesel resta invariato. Livelli dei listini alla pompa che, tuttavia, rimangono ancora elevatissimi, e rispetto al periodo pre-conflitto costano agli italiani la bellezza di quasi 150 milioni di euro in più a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento, calcola l’associazione.

Prezzi calano ma è stangata da 150 mln a settimana

Secondo l’associazione dei consumatori, nonostante il passo indietro dei prezzi dei carburanti, il rincaro dei listini costa agli automobilisti italiani 150 milioni di euro a settimana, mentre petrolieri e filiera rispetto a due mesi fa incassano 88 milioni e lo Stato 61 milioni grazie a Iva e accise. Livelli dei listini alla pompa che, tuttavia, rimangono ancora elevatissimi, e rispetto al periodo pre-conflitto costano agli italiani la bellezza di quasi 150 milioni di euro in più a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento - calcola l’associazione.

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Nel confronto con i prezzi medi praticati sulla rete italiana a fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto in Iran, e nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, il gasolio costa nell’ultimo periodo oltre un quarto in più, con un aumento alla pompa del +26%, mentre la benzina è rincarata di circa il 7%, rileva il Codacons. “Tradotto in soldoni, un pieno di diesel costa circa 23 euro in più rispetto a febbraio, un pieno di benzina circa 5,8 euro in più - sottolinea l’associazione - Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria, ossia su strade e autostrade, gli italiani si ritrovano a pagare oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti: 128,7 milioni di euro in più per il gasolio, 19,5 milioni in più per la benzina”.

Confesercenti-Cer: shock energetico rinvia crescita al 2027

Lo shock energetico innescato dal conflitto con l’Iran, che appesantisce pesantemente i costi degli italiani, rischia anche di rinviare di fatto al 2027 la ripresa dell’economia italiana. “Anche nell’ipotesi di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell’energia, sarebbero comunque necessari almeno sette-otto mesi per tornare a una piena normalizzazione”. Un tempo sufficiente a “compromettere in modo significativo l’andamento del 2026”. Secondo le stime di Confesercenti-Cer, l’impatto della crisi energetica “dimezza, in soli due mesi di conflitto, di fatto, le attese di crescita dell’economia italiana per il 2026”. Nonostante l’intervento sulle accise abbia permesso di contenere l’impatto diretto dello shock sui carburanti, calcola l’associazione, il Pil perderebbe comunque 0,3 punti di crescita, pari a 9,7 miliardi di euro in meno rispetto allo scenario precedente, mentre i consumi rallenterebbero per 3,9 miliardi di euro, con una parte dell’urto che verrebbe assorbita dalle famiglie attraverso la riduzione del risparmio delle famiglie stesse (-3,9 miliardi). A subire la frenata più brusca sarebbero gli investimenti, in calo di 7,7 miliardi rispetto alle previsioni precedenti al conflitto. A pesare, l’incremento dei costi e l’incertezza: “l’aumento dei prezzi energetici erode margini e fiducia, e le imprese rinviano le decisioni di investimento”.

Di quanto sono aumentati i prezzi in Europa, da Bucarest a Roma

Dopo lo scoppio della guerra in Iran il 28 febbraio, i prezzi del diesel e della benzina sono aumentati in tutti i paesi dell’Unione Europea e ogni Stato ha preso decisioni per contenere la crescita accelerata in base alle specificità dei mercati interni: alcuni hanno ridotto le tasse, altri sono intervenuti direttamente nel meccanismo di formazione dei prezzi. A delineare questo scenario è un servizio pubblicato su su hotnews.ro nell’ambito del progetto internazionale PULSE.

«Italia, Portogallo, Slovenia, Ungheria e Spagna - si legge nel servizio - sono stati i primi Stati membri dell’Ue a intervenire sui mercati, secondo un’analisi condotta da PwC. La Romania ha finalizzato un pacchetto di misure solo il 3 aprile, un mese dopo che gli effetti del conflitto in Iran avevano iniziato a farsi sentire sul mercato dei carburanti, a seguito del blocco dello Stretto di Hormuz.

Il prezzo di un barile di petrolio greggio è aumentato da circa 70 dollari prima della crisi a circa 110 dollari». Non è tutto: «Prima dell’inizio della crisi iraniana, il prezzo della benzina in Romania era di 7,96 lei/litro (1,59 euro/litro) e quello del diesel di 8,27 lei/litro (1,65 euro/litro). Dopo ripetuti aumenti, il prezzo della benzina ha superato i 9 lei/litro e quello del diesel è aumentato di 10 lei/litro - prosegue ancora -. Oltre il 70% del consumo di carburante in Romania è costituito da diesel, come ha recentemente dichiarato il Primo ministro Ilie Bolojan. Questo, considerando che il diesel viene utilizzato in agricoltura e nei trasporti».

Il servizio prosegue ricostruendo il fatto che la Romania «ha il vantaggio di essere uno dei pochi produttori di petrolio nell’Unione Europea. In queste condizioni, i prezzi del carburante sono rimasti al di sotto della media Ue, nonostante i ripetuti aumenti presso le stazioni di servizio, a volte anche più volte al giorno». Non è tutto: «Pur non avendo adottato misure drastiche per limitare gli aumenti di prezzo, la Romania si posiziona a metà della classifica Ue per quanto riguarda i prezzi dei carburanti - prosegue ancora il servizio -. I prezzi della benzina e del diesel in Romania sono leggermente inferiori alla media Ue, secondo i dati aggiornati al 2 aprile dal Bollettino settimanale sul petrolio, un rapporto ufficiale pubblicato ogni settimana dalla Commissione europea».

Nello specifico, la Romania si colloca al 12° posto nell’Ue per quanto riguarda i prezzi della benzina, con 1,83 euro/litro, secondo i dati del Bollettino settimanale sul petrolio. La media Ue è di 1,91 euro/litro. Con un prezzo di 1,83 euro/litro, la Romania è al di sotto della media. «I prezzi più alti della benzina nell’Ue si registrano nei Paesi Bassi (2,33 euro/litro), in Danimarca (2,23 euro/litro) e in Germania (2,13 euro/litro) - prosegue ancora -. La benzina più economica si trova a Malta (1,34 euro/litro), in Bulgaria (1,44 euro/litro) e in Slovenia (1,50 euro/litro)Il diesel più caro si trova nei Paesi Bassi (2,46 euro/litro), in Danimarca (2,35 euro/litro) e in Germania (2,28 euro/litro). Il diesel più economico si trova in Slovenia (1,61 euro/litro), in Ungheria (1,61 euro/litro) e a Malta (1,34 euro/litro)».

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