Made in Italy

Carbonara Day, i dazi di Trump rovinano la disputa sul formato di pasta preferito: spaghetti o rigatoni?

Unione Italiana Food: produttori preoccupati per l’effetto dei dazi sull’export: il 16% va negli Usa. Possibili anche effetti indiretti sui consumi europei e sul prezzo delle materie prime, come ad esempio quello del grano statunitense che potrebbe essere colpito dai “contro-dazi” della Ue

di Emiliano Sgambato

Aggiornato il 4 aprile alle 18.30

Per la carbonara gli italiani preferiscono gli spaghetti

4' di lettura

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Il 6 aprile si festeggia il Carbonara Day, un evento giunto ormai alla nona edizione e che negli anni sta diventando sempre più importante per la promozione del made in Italy nel mondo, non solo della pasta, ma dell’italianità in generale, grazie alla fama internazionale della ricetta, alla vasta copertura social (solo su Instagram sono oltre 2 milioni i contenuti con l’hashtag #Carbonara) e alla partecipazione di chef e personaggi famosi.

Quest’anno l’evento ideato dai pastai di Unione Italiana Food arriva in un momento cruciale per l’agroalimentare italiano, visti i dazi di Trumpdel 20% che naturalmente incombono anche sulla pasta. E si sa, tra l’altro, quanto la carbonara sia amata dagli americani, che non vedono l’ora di ordinarla appena arrivati in Italia (magari assieme a un buon cappuccino). È importante quindi ancora di più riaffermare l’importanza delle origini degli ingredienti e del continuo lavoro su qualità e innovazione portati avanti dai pastai.

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L’export negli Usa a rischio

Secondo i dati di Unione Italiana Food, l’Italia esporta oltre il 60% della propria produzione e nel 2024 il valore relativo agli Usa è arrivato a 671 milioni di euro (+14,5% rispetto a 2023) rispetto a un totale di export di circa 2,4 miliardi (+4,8% sul 2023). La pasta vale cioè circa il 16% delle vendite oltreconfine. Con dazi al 20%, una fetta di questo business potrebbe essere a rischio. Nel lungo periodo una conseguenza potrebbe anche essere quella di portare a delocalizzare oltreoceano la produzione delle aziende italiane.
«Potrebbe essere una conseguenza estrema e non ravvicinata che ovviamente non ci auguriamo, e poi una decisione del genere sarebbe praticabile solo da pochi - commenta Cristiano Laurenza, segretario dei pastai Uif -. Quel che è certo è che i produttori sono preoccupati, come del resto sta succedendo in varia misura in tutto l’agroalimentare italiano. Gli americani mangiano 9 chili di pasta a testa l’anno, cifra lontana dai nostri 23, ma da moltiplicare per una popolazione molto più vasta. Negli ultimi anni, inoltre, l’export verso gli Usa è cresciuto più velocemente della media».

«Oltre che l’effetto sui consumi statunitensi - aggiunge Laurenza - ci potrebbero anche essere effetti indiretti, sia sui consumi degli altri Paesi, come la Germania che per noi è molto importante, sia su un possibile effetto generalizzato di aumento delle materie prime. I “controdazi” da parte della Ue potrebbero poi rendere più caro l’import dagli Usa. In Texas e Arizona viene prodotto grano duro di ottima qualità ed è noto che il grano italiano basta solo per il 60-70% della produzione di pasta italiana».

Oltre i puristi del guanciale

Pasta, guanciale, uovo, pecorino romano e pepe nero, cinque ingredienti chiave per uno dei piatti più amati, discussi e replicati (imitati?) al mondo (tra le più cliccate secondo i report di Google e con quasi un milione di ricerche mensili secondo la classifica di BonusFinder). Ma messe (forse) da parte le dispute sulla ricetta (più) originale (panna o non panna, pancetta o guanciale, se non con aglio e gruviera, che come svelato lo scorso anno faceva parte della prima ricetta della carbonara di cui si abbia documentazione scritta), gli italiani sembrano avere voglia anche di varianti, che si tratti “solo” di pancetta e parmigiano o di versioni vegetariane o di mare.

Secondo un l’Accademia Italiana della Cucina la Carbobara è la ricetta più interpretata all’estero, mentre il New York Times cita un articolo di Ian Fisher, “Pasta Carbonara, an Unlikely Stand-In”, secondo il quale ci sarebbero 400 versioni di carbonara in giro per il mondo.

Il formato ideale? Un classico italiano

Il tema della 9ª edizione del #CarbonaraDay è #FormatoCarbonara. Su una cosa sono tutti d’accordo: il formato di pasta ideale per la carbonara è quello che raccoglie meglio il condimento (72,3%), facile da mantecare (26,9%) e da mangiare (21,6%), dice un’indagine realizzata da AstraRicerche. E in questo secondo gli italiani gli spaghetti battono i rigatoni (e al terzo posto le penne). Per tutti o quasi (93,4%) il formato di pasta è importante per la buona riuscita del piatto e per quasi 1 italiano su 2 è un elemento molto importante. La pasta lunga vince sulla pasta corta 6 a 4. Prevale inoltre la pasta rigata rispetto a quella liscia.

Secondo Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione Italiana Food, «ci sono ricette capaci di emozionarci anche fuori dal piatto. La Carbonara è il caso più eclatante e forse oggi possiamo definirla il laboratorio della pasta che intercetta nuovi stili di vita e modalità di consumo, tra rielaborazioni e improvvisazioni dell’ultimo minuto, tra ingredienti nuovi e formati non convenzionali. E va benissimo così. È una sorpresa per noi pastai riscontrare nel consumatore una consapevolezza così alta dei 500 formati di pasta che il mercato mette a disposizione e dell’apertura a quelli meno convenzionali da abbinare alla Carbonara. Questo piatto è sinonimo di libertà e le tante versioni in tutto il mondo di questo piatto ne sono la prova. La pasta ha così successo nel mondo perché è buona e versatile».

Come testimonial di questa nona edizione, i pastai di Unione Italiana Food hanno coinvolto tre chef famosi per la loro interpretazione di questo piatto, ognuno esperto di differenti formati: Barbara Agosti di Eggs, «l’ambasciatrice della carbonara a Milano» che si diverte a prepararla con i formati più creativi e ha una carta dedicata solo alla carbonara, Sarah Cicolini di SantoPalato, la stella cometa della cucina romana ma con radici abbruzzesi, che per la carbonara sposa il rigatone, e Luciano Monosilio (Luciano Cucina Italiana), maestro del formato con lo spaghetto che usa per la sua ricetta ormai da oltre 10 anni.

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