Il libro

Campioni a sorpresa: tre modelli di gestione sportiva che ispirano il business italiano

Marco Alfieri racconta come cultura del gruppo, visione e governance permettano di raggiungere traguardi inaspettati. Nello sport e nel business

di Massimo Donaddio

(Ansa)

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È possibile associare lo sport e l’impresa? Può un club sportivo guardarsi allo specchio e vedersi come un’azienda? Il confine tra lo sport di alto livello e le dinamiche aziendali è sempre più sottile e questi aspetti sono sempre più vicini e speculari, arrivando qualche volta perfino a toccarsi. Soprattutto lo sport professionistico moderno, tutto budget e calcoli numerici, algoritmi e coefficienti può dare l’impressione di essere qualcosa di pianificato a tavolino e programmato nel minimo dettaglio. Escludendo per un attimo il fattore sportivo in se stesso – e naturalmente il gesto tecnico e atletico che fa palpitare, giustamente, tutti gli appassionati e i tifosi – la componente gestionale-aziendale, così come il lato economico-finanziario di un’impresa sportiva non può essere certo relegato in secondo piano, oggi più che mai.

La differenza, nello sport di alto livello, prevalentemente di squadra, viene fatta proprio dal contesto organizzativo ed economico nel quale gli atleti si trovano a dover operare, al “progetto” sportivo che deve trovare le sue gambe proprio in una sapiente (e meglio se oculata) gestione delle risorse e in una capacità di pianificazione di pari difficoltà – se non superiore – a quella di un’azienda di qualsiasi altro comparto.

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Le squadre, i club di successo – in qualsiasi sport - sono solitamente quelli che possono contare sulle maggiori risorse finanziarie e sulla miglior capacità di investirle. Ma non è detto che questi stessi club siano un esempio replicabile dalla grande maggioranza dei competitor. Assumono, invece, particolare interesse le storie di alcune società che, quasi a sorpresa, hanno seminato con cura e fatto crescere delle squadre diventate in qualche modo degli esempi di efficiente gestione sportiva, arrivando a cogliere risultati decisamente al di sopra delle aspettative.

Marco Alfieri ci racconta nel suo ultimo libro, intitolato appunto Campioni a sorpresa (edizioni Egea), tre storie particolari di società sportive che possono fungere da modello anche alle aziende di altri settori nel programmare un futuro vincente partendo da un’attenta e sapiente gestione delle risorse. I casi di Imoco Volley Conegliano, Aquila Basket Trento e Bologna FC 1909 raccontati dall’autore sono quelli di tre club con una storia, uno status, una organizzazione molto differente tra loro, eppure sono tutti e tre casi virtuosi di realtà di provincia che hanno raggiunto livelli di eccellenza sportiva sfidando colossi ben più blasonati e strutturati, offrendo testimonianza di grandi capacità di leadership, di gestione societaria, di progettualità, di innovazione, di coraggio, di valorizzazione dei talenti e radicamento con le comunità di riferimento. Modelli virtuosi che possono dire molto, appunto, a tutte le imprese.

Diversi sono gli aspetti di grande valore che emergono in queste società dalla ricognizione di Alfieri: outsider che diventano protagonisti, leadership giovani e dinamiche, gestioni economiche sostenibili, radicamento territoriale unito a una logica di restituzione sociale, stabilità societaria, ruoli chiari e governance diffusa, visione strategica a lungo termine, cultura del lavoro e valorizzazione dei talenti, meritocrazia reale, mentalità vincente, innovazione, gestione sapiente delle sconfitte, grande tensione verso gli obiettivi da raggiungere, autentico gioco di squadra.

A Conegliano, il libro racconta la leggenda delle Pantere: una squadra femminile rinata dalle ceneri di un fallimento locale e diventata in poco più di dieci anni la dinastia più vincente della pallavolo europea. Dietro ai trionfi — sette scudetti consecutivi, tre Champions League, tre Mondiali per club — c’è una governance orizzontale e un modello di impresa diffusa: più di trecento sponsor, il coinvolgimento del territorio, la fiducia nelle persone giuste. La forza di Imoco è una leadership che nasce dal basso, catalizzata da due giovani imprenditori – Pietro Maschio e Piero Garbellotto – che hanno scelto di restituire al territorio tutto ciò che il territorio aveva dato loro.

A Trento, l’autore ripercorre invece la scalata dell’Aquila Basket: una squadra nata nel 1995 dalla fusione di piccoli club di provincia, capace in vent’anni di arrivare a giocare la Coppa Italia, vincendola, e le finali scudetto. La sua forza non sono stati i budget, ma le persone: un gruppo dirigente stabile, un modello di “filiera umana” che mette la formazione e la fiducia al centro. Una cultura della crescita per passi piccoli ma costanti, che oggi fa scuola: una governance di territorio dove il radicamento diventa infrastruttura strategica.

Infine, il Bologna FC 1909, un tempo parte della “nobiltà decaduta” del calcio italiano e ora tornata a splendere e battagliare tra le “grandi” della Serie A grazie a un imprenditore visionario, il canadese Joey Saputo, che nel 2013 ha rilevato la società in crisi e in dieci anni non solo l’ha riportata in Europa, ma anche a vincere la Coppa Italia a distanza di mezzo secolo dall’ultima volta. Una storia costruita con pazienza e metodo, di investimenti a lungo termine, di meritocrazia silenziosa e cultura del lavoro. Saputo, sottolinea Alfieri, ha gestito il club come un’azienda da ristrutturare: prima la governance, poi il capitale umano, infine il brand. Il Bologna diventa così l’esempio di come un progetto coerente e credibile possa restituire identità e orgoglio a una città intera.

Naturalmente ognuna di queste realtà ha una situazione propria, un diverso punto di partenza e un particolare approccio al professionismo sportivo, ma tutte queste differenze – ci ricorda l’autore del libro – sono modalità diverse di interpretare una stessa filosofia, oltre che tre modi di rispondere ai medesimi interrogativi: come si costruiscono team vincenti? Come si collabora e si realizza il gioco di squadra? Come si pianifica e si definiscono gli obiettivi a lungo termine? Come si adattano le strategie in base al contesto? Come si prendono le decisioni più difficili? Come si valorizzano i talenti? E come si impara dagli errori commessi, trasformando le difficoltà in occasioni di crescita?

«Il libro - chiarisce Alfieri - parla di tutte queste sfide attraverso il prisma di tre grandi storie sportive che sono una perfetta metafora della vita di aziende e professionisti. Non è un manuale di management classicamente inteso, non dispensa lezioni pronte all’uso; vuole essere un racconto accessibile a tutti, disseminato di spunti e casistiche utili a chi deve prendere decisioni strategiche, avviare attività, pianificare cambiamenti, assumere nuovi professionisti, sviluppare competenze, progettare nuovi business, mettere insieme team di lavoro e gestire organizzazioni complesse».

In quest’ottica, ogni capitolo si chiude con riflessioni e schede di sintesi che – grazie al contributo degli esperti di Key2people, società italiana leader della consulenza e dell’executive search – traducono in chiave manageriale gli insegnamenti raccolti sul campo: dalla gestione delle persone alla definizione della cultura aziendale, dal valore della continuità alla disciplina del fallimento.

Alla fine, quindi, Campioni a sorpresa, oltre a raccontare in maniera appassionante l’epopea di tre club che competono con successo in sport differenti, cerca di dimostrare con i fatti che le organizzazioni più forti non sono quelle che spendono in assoluto di più, ma quelle che sanno condividere una visione e costruire un metodo. Alla fine, non servono capitali sconfinati o colpi di fortuna, ma visione strategica a lungo termine, pazienza operativa quotidiana e grande fiducia nel capitale umano. Dalle colline del Prosecco alle montagne trentine, fino alla via Emilia, l’eccellenza nasce dalla capacità di sognare in grande mantenendo i piedi per terra.

Marco Alfieri 

Campioni a sorpresa. Dallo sport al business: superare le attese e costruire successi

Edizioni Egea, pagine 177, euro 24

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