Ogni squadra è un’azienda: Giorgio Chiellini e la formula della leadership
Una carriera da difensore e capitano con la Juventus e la Nazionale italiana. Oggi il campione, con una laurea in economia e commercio, da calciatore è diventato dirigente.
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Giorgio Chiellini è stato il Difensore con la d maiuscola per un’intera generazione di appassionati di calcio. Una carriera, la sua, costellata di duelli con gli attaccanti più forti del mondo e, soprattutto, di vittorie su vittorie, molte con la fascia di capitano al braccio, sia con la Juventus sia con la Nazionale italiana. Dopo aver smesso con il calcio giocato nel 2023, anche grazie alla laurea conseguita in Economia e Commercio nel 2010, oggi ricopre un ruolo dirigenziale, quello di Director of Football Strategy, nella squadra torinese. È anche brand ambassador della casa orologiera Breitling.
Da calciatore a dirigente. Com’è stato questo cambio? Non è un passaggio automatico e facile per gli ex calciatori. Io mi sono preparato già mentre giocavo. Non avevo studiato con quello scopo, ma sapevo che avere una laurea e apprendere altro, mi avrebbe aiutato ad essere pronto a fare nuove esperienze. La passione è il campo, ma non c’è solo quello. E dopo i 30 anni cominci a pensare al dopo.
Molti tuoi ex colleghi “di campo” hanno scelto la carriera di allenatore. Tu non hai avuto dubbi? Sono sempre stato più orientato verso un’esperienza dirigenziale. Proprio in quest’ottica, negli ultimi due anni da calciatore avevo scelto di andare negli Stati Uniti. Vista l’ondata degli ultimi anni di proprietà americane nello sport, volevo capire veramente come funziona la loro mentalità e vivere qualcosa di diverso per prepararmi al meglio per il ritorno in Italia.
Ti piace questa nuova vita? Sì. Poi è chiaro, come per ogni occupazione, non ti piace tutto quello che fai. Ma con questo lavoro puoi conoscere tutte le fasi che stanno dietro al calcio: una squadra è un’azienda.
Ritorniamo a quando giocavi: hai sempre voluto fare il calciatore? Ho cominciato a cinque anni e, come ogni bambino che gioca a calcio, sognavo di far parte della mia squadra del cuore o di quella della mia città, e poi di arrivare in nazionale. Più o meno tra i 17 e i 18 anni avevo già fatto parte di tutte le nazionali giovanili, e avevo capito che ce l’avrei potuta fare. Poi da lì ad arrivare a diventare il capitano della Juventus e della Nazionale...












