Le interviste sportive

Ogni squadra è un’azienda: Giorgio Chiellini e la formula della leadership

Una carriera da difensore e capitano con la Juventus e la Nazionale italiana. Oggi il campione, con una laurea in economia e commercio, da calciatore è diventato dirigente.

di Paco Guarnaccia

Giorgio Chiellini, attuale Director of Football Strategy, della Juventus, è stato uno dei difensori più forti degli ultimi 20 anni. Ha smesso con il calcio giocato nel 2023 dopo aver vestito le maglie di Livorno, Fiorentina, Juventus e Nazionale Italiana. Tra i suoi successi, 9 scudetti con la Juventus e l’Europeo con la Nazionale Italiana a EURO 2020. È brand ambassador della casa orologiera Breitling di cui nella foto indossa il modello Navitimer B01 Chronograph 43 (9.300 euro).

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Giorgio Chiellini è stato il Difensore con la d maiuscola per un’intera generazione di appassionati di calcio. Una carriera, la sua, costellata di duelli con gli attaccanti più forti del mondo e, soprattutto, di vittorie su vittorie, molte con la fascia di capitano al braccio, sia con la Juventus sia con la Nazionale italiana. Dopo aver smesso con il calcio giocato nel 2023, anche grazie alla laurea conseguita in Economia e Commercio nel 2010, oggi ricopre un ruolo dirigenziale, quello di Director of Football Strategy, nella squadra torinese. È anche brand ambassador della casa orologiera Breitling.

Da calciatore a dirigente. Com’è stato questo cambio? Non è un passaggio automatico e facile per gli ex calciatori. Io mi sono preparato già mentre giocavo. Non avevo studiato con quello scopo, ma sapevo che avere una laurea e apprendere altro, mi avrebbe aiutato ad essere pronto a fare nuove esperienze. La passione è il campo, ma non c’è solo quello. E dopo i 30 anni cominci a pensare al dopo.

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Il Premier B01 Chronograph 42 di Breitling ha la cassa in acciaio di 42 mm di diametro e monta il calibro meccanico automatico B01 di manifattura con funzione cronografica, capace di 70 ore di riserva di carica. Cinturino in pelle di coccodrillo. Costa 8.850 euro.

Molti tuoi ex colleghi “di campo” hanno scelto la carriera di allenatore. Tu non hai avuto dubbi? Sono sempre stato più orientato verso un’esperienza dirigenziale. Proprio in quest’ottica, negli ultimi due anni da calciatore avevo scelto di andare negli Stati Uniti. Vista l’ondata degli ultimi anni di proprietà americane nello sport, volevo capire veramente come funziona la loro mentalità e vivere qualcosa di diverso per prepararmi al meglio per il ritorno in Italia.

Ti piace questa nuova vita? Sì. Poi è chiaro, come per ogni occupazione, non ti piace tutto quello che fai. Ma con questo lavoro puoi conoscere tutte le fasi che stanno dietro al calcio: una squadra è un’azienda.

Giorgio Chiellini con Andrea Barzagli e Leonardo Bonucci dopo la vittoria dello scudetto 2018/19. I tre hanno dato vita alla leggendaria linea di difesa della Juventus e della Nazionale conosciuta come BBC. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Ritorniamo a quando giocavi: hai sempre voluto fare il calciatore? Ho cominciato a cinque anni e, come ogni bambino che gioca a calcio, sognavo di far parte della mia squadra del cuore o di quella della mia città, e poi di arrivare in nazionale. Più o meno tra i 17 e i 18 anni avevo già fatto parte di tutte le nazionali giovanili, e avevo capito che ce l’avrei potuta fare. Poi da lì ad arrivare a diventare il capitano della Juventus e della Nazionale...

A inizio carriera eri principalmente un laterale sinistro di difesa, poi sei passato a centrale. Il resto è storia... Già ai tempi di Livorno (dodicenne entra nelle giovanili del club toscano con il quale debutterà tra i professionisti a 16 anni nella stagione 2000/01, ndr.) avevo già giocato un po’ come difensore centrale, ma era un ruolo un po’ ibrido, tra laterale e centrale.

L’approdo alla Juventus nella stagione 2005/06 com’è stato? Tra i difensori in squadra c’erano mostri sacri come Thuram, Cannavaro e Zambrotta. Cercavo di studiarli, osservando come si muovevano per migliorare qualità che io non avevo mai avuto a livello tecnico, fisico e di lettura del gioco. È stata un grande palestra e un grande insegnamento.

Chiellini festeggia con Bonucci un gol in maglia azzurra. EPA/Ettore Ferrari

Dal 2006/07 sei diventato centrale di difesa in pianta stabile... Avevo un compagno di reparto più esperto, Nicola Legrottaglie, che all’inizio mi ha aiutato tanto. Ci siamo sempre completati, confrontati e migliorati a vicenda lavorando tanto insieme nello studio delle nostre partite. E poi, ovviamente, ho sempre guardato tanti video dei miei avversari.

Avversari che sono stati tutti gli attaccanti più forti della tua epoca: il più complicato da marcare? Il più duro e stimolante è sempre stato Ibrahimovic. Parliamo di un attaccante alto 1,95 metri, che pesava più o meno 100 kg e aveva la tecnica di un giocoliere. La prima volta che l’ho affrontato avevo 20 anni e lui 23: era nel suo prime assoluto, anche a livello fisico.

Nella stagione 2011/12, la prima vincente dell’era dei nove scudetti consecutivi che hai vinto con la Juventus, nasceva ufficialmente la BBC, muro difensivo che ha fatto epoca, composto da te Barzagli e Bonucci. Senza dimenticare che a voi si aggiungeva Buffon... Che ricordo hai di quel sodalizio? È stata sicuramente una bellissima storia. Non solo a livello calcistico, ma anche umano. Siamo ancora molto legati, anche se non giochiamo più insieme. Il nostro è un rapporto che va ben oltre. Insieme siamo riusciti a tirare fuori il meglio di noi, contribuendo a un’era di vittorie e di prestazioni che potranno essere ricordate, anche se magari non eravamo sullo stesso piano dei campioni del passato o del nostro tempo che, singolarmente, avevano più qualità. Tranne, ovviamente, Gigi che per me è il portiere più forte della storia.

Come si arriva a giocare ad alti livelli per oltre 20 anni? Sono sempre stato molto equilibrato e non mi sono mai fatto mancare nulla. Ho vissuto tutte le esperienze che hanno vissuto gli adolescenti, i ragazzi di 20, 25 o 30 anni. Appena arrivato a Torino, ho avuto la fortuna di conoscere un fratello maggiore come Giuliano Giannichedda (centrocampista della Juventus nelle stagioni 2005-6 e 2006-7, ndr.) che mi ha insegnato molto sui comportamenti giusti da tenere.

Avevi una routine? No, perché come succede nella vita, le cose cambiano con il passare degli anni. Più cresci, più hai importanza e responsabilità dentro a un gruppo, più cose devi fare. Io ho smesso a 39 anni, e per tutta la mia carriera la priorità è sempre stata solo giocare a calcio. Se si fa questo mestiere non bisogna dimenticarlo mai, prendendosi cura della propria vita in funzione di questo.

Da capitano hai vinto con la nazionale l’Euro 2020 nel 2021. Che ricordo hai di quella spedizione? A livello personale è stata la chiusura di un cerchio. Mi ero rotto il ginocchio nel 2019 e non riuscivo a recuperare bene. Avevo ripreso a giocare con continuità a gennaio 2021 e per me è stata un’esperienza davvero emozionante: siamo stati bravi e, a volte, anche fortunati, ma avevamo tutti la sensazione di poter fare qualcosa di importante.

Da capitano, in azione con la Juventus nella stagione 2018/19. ANSA/ANDREA DI MARCO

Sei anche un brand ambassador della casa orologiera Breitling. Come lo sei diventato? A fare il mio nome al management italiano era stato Gianluca Vialli che con la fondazione Vialli-Mauro (impegnata nella ricerca sulla SLA e sul cancro, ndr.) aveva collaborato con il marchio per vari eventi. Sono sempre stato un appassionato di orologi e mi sono subito trovato a far parte di una piccola famiglia.

Il tuo modello preferito del marchio? Il Premier che è anche un po’ più elegante. Ma anche i Navitimer. La storia del brand è lunga e importante nello sport, nell’aviazione, nei motori...

Ultima curiosità: vista la storica rivalità tra le due città, com’è essere di Livorno ma nascere a Pisa? È più comune di quello che si pensi! Sono nato lì perché sia mio padre sia mia zia lavoravano all’ospedale di Pisa. Alla fine la distanza tra le due città è di circa 20 minuti... Mi spiace però non essere mai riuscito a giocare un derby...

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