Camminando al ritmo allegro della bersagliera
Sulla pendici dei monti prenestini, il borgo medievale di Castel San Pietro è stato il set di «Pane amore e fantasia» e di molti altri film. Ci attira per il suo aspetto incontaminato
di Cristina Battocletti
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Settant’anni fa, agli inizi del 1953, Vittorio De Sica cercava un paese “scassato”, che nel suo lessico significava integro, anche nelle ferite di guerra, per girare una commedia agrodolce diretta da Luigi Comencini, con la sceneggiatura pronta, scritta dallo stesso Comencini e da Ettore Maria Margadonna. Quest’ultimo aveva pensato di ambientare nella sua natìa Palena, in Abruzzo, la storia di un maresciallo donnaiolo, Antonio Carotenuto (De Sica), spedito in servizio tra la Ciociaria e la Campania, dove civetta con una ragazza ribelle, la Bersagliera (Gina Lollobrigida), innamorata del carabiniere Stelluti (Roberto Risso).
Ma Palena era stata compromessa da una ricostruzione sommaria e De Sica, incaricato di trovare un luogo adatto dal produttore Marcello Girosi, chiese consiglio all’amico Adolfo Porry-Pastorel, sindaco di Castel San Pietro Romano, che mise a disposizione il suo paese a meno di venti chilometri dalla Capitale. Quel borgo, oggi tra i più belli d’Italia, che allora contava 680 anime, sul cocuzzolo di uno dei monti prenestini, il Ginestro, a 700 metri d’altezza, era perfetto per ospitare la Sagliena di Pane amore e fantasia. Così, il villaggio di impianto medievale, la cui rocca aveva ospitato anche Jacopone da Todi, prigioniero di Bonifacio VIII, viene improvvisamente invaso dalla colorata gente di Cinecittà con i suoi truccatori, i camion carichi di gruppi elettrogeni, gli artigiani, i tecnici, le macchine da presa e gli operatori. E soprattutto dalle star del film, oltre a De Sica, Lollo e Tina Pica, nel ruolo dell’inserviente ficcanaso Caramella. Dall’abbrivio di quell’esperienza, la Lollo, cui nel 2018 fu conferita la cittadinanza onoraria, comincia una carriera di interprete anche comica e Castel San Pietro diventa lo scenario incontaminato del cinema tra i monti albani e la città eterna, ospitando, tra gli altri, Totò, Sylva Koscina, Ugo Tognazzi.
Salendo dalla statale con in testa la marcetta a tratti zampognara di Alessandro Cicognini per Pane, amore e fantasia non è difficile riconoscere la stessa strada su cui si inerpica la corriera carica di bagagli, voluta da Comencini per la prima scena. Sullo sfondo un via vai di donne a dorso dell’asinello, con le brocche sul capo, velato di nero se anziane o sposate. Naturalmente della guerra oggi non c’è più traccia: i vicoli stretti e le case sono rimessi in ordine senza leziosaggine. Non ci sono più i muri crollati su cui si informa il maresciallo durante la prima ricognizione del luogo. «Bombardamento?», domanda. E gli viene risposto: «Terremoto». E al successivo gruppo di macerie, Carotenuto constata: «Terremoto» e gli ribattono «Bombardamento». Come a dire, nel fatalismo fescennino, dove non sono gli uomini ci pensa la Natura.
Si riconosce facilmente la piazza dove la Bersagliera balla indemoniata nel sequel Pane, amore e gelosia dell’anno dopo, ancora diretto da Comencini. Invece, nel terzo e ultimo capitolo della saga, Pane amore e…, Castel San Pietro si vede solo all’inizio: è cambiato il regista, ora è Dino Risi, è arrivato il colore e la nuova bellissima, la Loren, aspetta Carotenuto a Sorrento.
Risi per dare l’addio al paese romano inquadra Palazzo Mocci, prospicente la casa da cui il maresciallo spia estasiato la levatrice Annarella (Merisa Merlini) uscire in déshabillé. Da lì Caramella/Tina Pica, costretta a “emigrare” per seguire il suo maresciallo, disperata si rivolge al patrono San Rocco, nonostante il paese prenda il nome dall’apostolo Pietro, che avrebbe predicato su questi rilievi. De Sica esce e guarda case e scalinate in pietra, ancora intatte, mentre un compaesano lo apostrofa: «Marescià è proprio vero che andate in pensione?». E Carotenuto: «No, congedo illimitato. Noi carabinieri non andiamo mai in pensione», risponde in toni patriottici, mentre il parroco gli sussurra di stare attento a non ricadere nella trappola della seduzione anche a Sorrento.



