Il dibattito

Cambio dell’ora: che fine ha fatto la proposta di abolirlo in Europa?

Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo nel 2019, la proposta è rimasta bloccata per le divisioni tra gli Stati membri. La Spagna ora tenta di riaprire la questione

di Massimo De Laurentiis

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Il video diffuso su X dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, in cui definisce «senza senso» spostare le lancette due volte l’anno, ha riacceso una discussione che da tempo sembrava chiusa. Il leader socialista ha riportato sotto i riflettori un tema che torna spesso nel dibattito ma che resta irrisolto: la possibilità di abolire definitivamente il cambio tra ora legale e ora solare in Europa.

Le origini del dibattito

L’idea di eliminare il cambio dell’ora non è recente. La proposta iniziò a prendere forma nel 2018, quando la Commissione europea, allora presieduta da Jean-Claude Juncker, avviò una consultazione pubblica per valutare l’opinione dei cittadini sul tema. Al sondaggio parteciparono 4,6 milioni di persone, di cui l’84% si dichiarò favorevole all’abolizione del cambio semestrale, con picchi del 93% in Spagna.

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Sulla base di questi risultati, la Commissione propose al Parlamento europeo di porre fine al sistema, lasciando agli Stati membri la libertà di scegliere se mantenere l’ora solare o quella legale.

Il 26 marzo 2019, l’emiciclo approvò la mozione con 410 voti favorevoli, 192 contrari e 51 astensioni. Nel comunicato ufficiale, il Parlamento annunciò che ogni Stato membro avrebbe deciso il proprio orario standard e che l’ultima modifica stagionale sarebbe avvenuta nel 2021.

A quel punto la questione fu affidata ai negoziati fra Parlamento e Consiglio dell’Ue, l’organo che riunisce i ministri competenti di tutti i governi dell’Unione. È qui che il processo si fermò: diversi Stati si mostrarono scettici, temendo che la rimozione del cambio dell’ora senza un coordinamento preciso avrebbe potuto creare confusione.

Paesi come Finlandia e Polonia, pur favorevoli alla riforma, sollevarono preoccupazioni per gli effetti sulla salute dell’ora legale. Portogallo e Grecia si schierarono con forza contro l’abolizione. Anche l’Italia mantenne una posizione prudente e preferì conservare lo status quo.

Poco dopo, con lo scoppio della pandemia di Covid-19, la priorità dell’Unione diventò la gestione dell’emergenza sanitaria e il tema passò in secondo piano. La Commissione non ha il potere di imporre un regime orario unico, ma solo di coordinare le decisioni dei singoli Stati, e così il dossier resta fermo ancora oggi.

Il ritorno del tema e la nuova spinta spagnola

A distanza di anni, la Spagna prova ora a riaprire la questione. Il tema è stato inserito nell’ordine del giorno del Consiglio dell’Ue sull’energia, approfittando della scadenza del calendario comunitario 2022-2026, che fissa le date ufficiali del cambio fino all’anno prossimo.

In una nota del Consiglio diffusa il 20 ottobre si legge: «È giunto il momento di affrontare questa importante questione, considerando il rinnovato interesse espresso da diversi Stati membri alcuni mesi fa durante la presidenza polacca».

Anche Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea ed ex ministra spagnola, ha espresso il suo sostegno all’iniziativa, dicendo che questo è «il momento giusto per agire».

Cosa può succedere ora

Dal punto di vista politico, l’iniziativa spagnola è ancora nelle fasi preliminari. Per procedere servirà una maggioranza qualificata nel Consiglio, ovvero almeno 15 Paesi su 27 o Stati che rappresentino il 65% della popolazione europea. Un risultato per niente scontato anche viste le difficoltà del passato.

Per ora, la fine del cambio dell’ora resta un’ipotesi. Ma l’appello del premier spagnolo ha rimesso in moto un meccanismo che sembrava dimenticato. La decisione in ogni caso, deve prima passare anche da nuovi negoziati con Parlamento europeo e Consiglio. È probabile che le trattative, di solito molto lunghe, si protraggano anche oltre il 2026, anno di scadenza del calendario europeo.

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