Caffè espresso patrimonio Unesco: Treviso chiama ma Napoli fa da sé
Il 3 dicembre il consorzio guidato dall’imprenditore trevigiano Giorgio Caballini rilancerà la candidatura a Montecitorio, in attesa di essere convocato dal ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova
di Cristina Casadei
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Era il 2014 quando il caffé turco venne dichiarato patrimonio immateriale dall’Unesco. Allora Giorgio Caballini, presidente del consiglio di amministratore di Dersut Caffè, torrefazione trevigiana nata dopo la fine della seconda guerra mondiale, ebbe un’illuminazione. Se il caffè turco ha avuto il riconoscimento, perché non potrebbe averlo anche l’espresso italiano tradizionale?
Il primo ha una storia millenaria, il secondo ha cominciato a divenire come è oggi nella seconda metà del ’900, «ma per avere il riconoscimento basta un’anzianità di 30 anni», spiega Caballini che il 15 settembre del 2014 ha fondato il Consorzio per la tutela del Caffè espresso italiano tradizionale. «Rappresentiamo tutta la filiera degli operatori del settore, dal Gruppo italiano torrefattori, ai produttori di caffè e macchine per il caffè e altre attrezzature inerenti la produzione ed erogazione della bevanda, fino alla Federazione italiana pubblici esercizi», dice.
Napoli versus Treviso
Il caffè, come molte altre cose, in Italia è oggetto di particolarismi e ha creato tradizioni diverse. Al nord è più lungo, al sud più corto e servito in tazza bollente, a Roma nel bicchierino di vetro, ma l’auspicio è che «tutti, superando i regionalismi, si uniscano al Consorzio e sostengano la corsa della candidatura del Caffè espresso italiano tradizionale che è tale purché rispetti il disciplinare», spiega Caballini.
Dopo che il Consorzio ha avviato l’iter, però, dallo storico Caffé Gambrinus di Napoli, è partita una raccolta firme per la candidatura a patrimonio immateriale dell’Unesco anche per il Caffé espresso napoletano, con la speranza di andare avanti sulla scia dello stesso riconoscimento ottenuto per la pizza partenopea.
Il disciplinare in 5 punti
Caballini continua però il suo lavoro per ottenere il riconoscimento e il 3 dicembre sarà a Montecitorio, a Roma, per presentare il progetto. L’imprenditore trevigiano, in questi anni, ha portato avanti il progetto, dapprima ricostruendo e documentando la storia del caffè espresso tradizionale italiano, con l’individuazione della prima bottega del caffè, il Caffé Florian di Venezia, i passaggi della letteratura e della poesia italiana che hanno celebrato la celebre bevanda. E poi creando il disciplinare frutto di un lavoro a cui hanno partecipato tutti gli attori della filiera e alcune grandi multinazionali, che hanno però scelto di non entrare nel consorzio.








