Caccia italiano colpito, il generale Camporini: «Il rischio c’è sempre, anche in una base»
L’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa: nelle basi ci sono delle protezioni che però non hanno mai una garanzia assoluta. La mossa del ministro Crosetto su Bab-el-Mandeb? «Serve più solidarietà da parte dei Paesi del Nord»
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Domanda: come è possibile che in una base aerea come quella di Ta’if in Arabia Saudita, utilizzata da una coalizione multinazionale attiva nel contrasto alla minaccia terroristica del Dàesh, possa essere colpito un Eurofighter F-2000 italiano, che peraltro al momento dell’attacco si trovava in una zona decentrata del campo?
Chiedilo al Sole
Il generale Vincenzo Camporini ha percorso tutti i gradi della carriera militare fino a ricoprire la massima carica di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (2006-08) e di Capo di Stato Maggiore della Difesa (2008-11). Ha quindi “i titoli” per rispondere.
Generale, quanto è accaduto nella base in Arabia Saudita potrebbe sembrare perlomeno “strano”. Un situazione abbastanza simile si era verificata a marzo, quando in una base in Kuwait un drone iraniano aveva distrutto un drone italiano del valore di 30 milioni e passa di euro. Si pensa che in queste basi ci siano dei controlli di altissimo livello, dei livelli di sicurezza al top. Eppure il caccia è stato colpito.
Queste cose accadono perché gli aeroporti sono degli ambienti molto aperti e devono esserlo perché al loro interno si svolge attività di volo. Normalmente da decenni, ancora dai miei tempi, vengono protetti grazie a degli shelter costruiti in modo tale da resistere a colpi diretti. Se uno viaggia in una normale base italiana li vede come sono fatti e così accade anche all’estero.
Ora io non conosco la base dove questo evento c’è stato, sicuramente anche lì ci sono delle protezioni che però non hanno mai una garanzia assoluta, per cui nel momento in cui c’è un’esplosione è chiaro che è abbastanza possibile che ci siano dei danni collaterali. La cosa non mi stupisce.








