Operazione Inherent Resolve

Attacchi a base aerea in Arabia, Crosetto: colpito Eurofighter italiano

Il ministro della Difesa: «Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale»

Un Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare ANSA

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I raid incrociati fra l’Arabia Saudita e gli Houthi yemeniti arrivano a coinvolgere militari e mezzi italiani che impegnati nell’operazione Inherent Resolve. «Questa notte ho seguito personalmente, con la massima attenzione e in contatto con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l’evoluzione della situazione in Arabia Saudita, e in particolare alla base aerea di Ta’if, che è stata oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Riunione al ministero della Difesa

«Tra pochi minuti - ha aggiunto - avrò il primo aggiornamento nel corso di una riunione al Ministero della Difesa. La situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità».

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Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Ed è proprio quell’unico dispositivo, l’F-2000, a essere stato colpito.

La Task Force Air Arabia

La Task Force Air – Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area. Il contingente nazionale è costituito da circa 300 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita e Kuwait. Comandata dal colonnello Simone Agostino Rocca, comprende il Task Group Argo. Questo è equipaggiato con velivolo E-550A CAEW, sistema multi-sensore per l’allarme precoce, la sorveglianza aerea e le funzioni di comando, controllo e comunicazione. L’assetto consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree, fornendo ai livelli decisionali e agli altri assetti impiegati un quadro informativo aggiornato dell’area di operazioni. C’è poi il Task Group Typhoon, composto da quattro velivoli Eurofighter F-2000A, impiegati per concorrere alla difesa dello spazio aereo assegnato. Ne fanno parte anche il Task Group Medal, equipaggiato con velivolo da trasporto C-130J/KC-130J, impiegato per missioni di trasporto tattico e supporto alle attività operative nei principali teatri di interesse nazionale del Medio Oriente e del Corno d’Africa, nonché per eventuali esigenze di evacuazione sanitaria. L’ultimo tassello è il Task Group Kuwait, che fornisce supporto tecnico specialistico a favore dei velivoli della Kuwait Air Force.

Base della Royal Saudi Air Force

La base aerea di Ta’if (nota ufficialmente come Base Aerea Re Fahd o King Fahd Air Base) è una struttura militare della Royal Saudi Air Force (l’aeronautica militare dell’Arabia Saudita). Ospita regolarmente anche assetti e contingenti internazionali tra cui, appunto, il personale e i velivoli (Eurofighter F-2000) della Task Force Air italiana impegnati nelle attività di difesa aerea e sorveglianza nell’area.

L’operazione di riferimento

L’Operazione Inherent Resolve (OIR) è il nome in codice ufficiale assegnato dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti alla campagna militare contro lo Stato Islamico (ISIS/Daesh) in Iraq e in Siria. Le principali basi e installazioni militari utilizzate per la pianificazione, il supporto logistico e le operazioni della coalizione si suddividono tra il teatro operativo diretto (Iraq e Siria) e i centri di comando regionali di supporto nel Golfo Persico e nel Medio Oriente.

Basi regionali anche in Arabia Saudita e Giordania

Diverse installazioni regionali (tra cui, oltre alla base aerea Ta’if in Arabia saudita, anche quella di Muwaffaq Salti in Giordania) hanno ospitato assetti di sorveglianza, caccia e rifornimento in volo utilizzati per proiettare potenza aerea sia verso l’Iraq sia verso la Siria.

Il precedente del Kuwait

Domenica 15 marzo 2026 la base di Ali Al Salem in Kuwait, che ospitava anche un contingente italiano, è stata attaccata. Uno “shaed” iraniano, ossia un velivolo da combattimento senza pilota e munizioni a guida autonoma, ha colpito un capannone mandando in frantumi un “Predator/Reaper” da ricognizione appartenente alla task force aeronautica italiana, del valore di circa 30-34 milioni di euro. Quel mezzo, fu il commento in quelle ore del generale Portolano, era «indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato per garantire la continuità delle operazioni». Un altro di questi droni ad elevato livello tecnologico era scomparso nei cieli della Libia nel 2019.

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