Jet militari russi violano spazio aereo Lituania, intervengono i caccia italiani
I velivoli sono decollati nel tardo pomeriggio da Šiauliai, in Lituania, in modalità scramble, nell’ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza
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Due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air ’Baltic Thunder III’ dell’Aeronautica Militare italiana sono decollati nel tardo pomeriggio da Šiauliai, in Lituania, in modalità scramble, nell’ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, in seguito alla violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi. È quanto apprende l’Ansa da fonti informate. L’operazione è stata coordinata attraverso il Combined Air Operarion Centre della Nato a Uedem, in Germania.
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Intanto, in Ucraina non si fermano gli attacchi russi sulla capitale. Nella notte tra il 16 e il 17 settembre, a partire da poco dopo la mezzanotte, sono iniziate le prime esplosioni nel centro di Kiev. Un attacco con droni e missili balistici che ha colpito un istituto scolastico e altri edifici, provocando almeno 12 feriti, tra cui due bambini, secondo quanto riferito dal sindaco della città Vitali Klitschko. Altri danni a edifici si sono registrati nel distretto di Holosiivskyi e nei distretti di Brovary e Fastivskyi. Nel frattempo, le autorità ucraine hanno segnalato anche il ferimento di tre persone, tra cui un bambino, in un attacco russo contro un edificio residenziale a Odessa, sulla costa del Mar Nero.
Un drone russo ha colpito anche una nave civile battente bandiera tanzaniana, diretta verso uno dei porti ucraini: il capitano è rimasto ucciso e altri tre membri dell’equipaggio sono rimasti feriti. Lo denuncia il ministero dello Sviluppo Comunitario e Territoriale ucraino, come riporta Ukrainska Pravda. Il ministero ha sottolineato che la Russia attacca sistematicamente i porti ucraini, le infrastrutture portuali e le navi mercantili civili, creando una minaccia per la navigazione internazionale nel Mar Nero.
Inoltre, le forze russe hanno bombardato due ponti stradali sul fiume Dniester, in Ucraina, «utilizzati per il transito di carichi militari provenienti dalla Romania e dal porto di Izmail». Lo ha affermato il ministero della Difesa di Mosca, precisando che i raid sono avvenuti nei pressi di Mayaky. Il ministero russo aggiunge che sono stati anche colpiti tre stabilimenti per la produzione di droni e il data center De Novo intorno a Kiev. Secondo il ministero, si tratta del «più grande centro che garantisce il funzionamento delle apparecchiature server utilizzate a fini militari, nonché l’elaborazione, la trasmissione e l’archiviazione di dati, compresi quelli di intelligence, a beneficio delle forze armate ucraine».
Anche gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo proseguono, con l’obiettivo di colpire infrastrutture di difesa e raffinerie di petrolio, infliggendo danni all’economia russa e alle catene di approvvigionamento. Nella regione di Yaroslavl, in cui si trova la raffineria Slavneft-YANOS, una delle cinque più grandi della Russia, un impianto è stato colpito. Secondo quanto riferisce il governatore Mikhail Yevrayev, le difese aeree hanno abbattuto 65 droni nel corso dell’attacco. «Ci sono danni alla raffineria di petrolio. Sono in corso operazioni per spegnere rapidamente gli incendi. Inoltre, la caduta di frammenti ha mandato in frantumi le finestre di diversi edifici residenziali e danneggiato automobili. Non ci sono morti né feriti», ha scritto Yevrayev sulla piattaforma Max.







