Gran Bretagna

Burnham, roadmap per Downing Street: che succede dopo il giuramento

Per il «Re del Nord» dovrebbe aprirsi il confronto con i contendenti. Che non si vedono all’orizzonte: probabile proclamazione il 16 luglio

di Nicol Degli Innocenti

Andy Burnham giura da parlamentare a Westminster. Per lui strada in discesa verso il premierato (APN)

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Il 16 luglio il Regno Unito potrebbe avere un nuovo primo ministro, il quinto in quattro anni e il settimo nell’ultimo decennio. Sembra pressochè certo che sarà Andy Burnham, il popolarissimo ex sindaco di Manchester che ieri ha prestato giuramento a Westminster come neo eletto deputato di Makerfield.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel dare le dimissioni ieri mattina Keir Starmer, il premier uscente, aveva indicato la tabella di marcia: i candidati alla successione potranno farsi avanti dal 9 luglio e il nuovo premier sarà scelto dai deputati entro l’estate. Le regole prevedono che gli aspiranti leader debbano avere il sostegno di almeno 81 deputati laburisti, il 20% del totale in Parlamento.

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In realtà, salvo sorprese dell’ultima ora, sembra che non ci sarà una gara ma un’incoronazione, dato che l’unico pretendente al trono di Downing Street è Burnham, il cosiddetto «Re del Nord». Sembra probabile quindi che il Comitato Esecutivo del partito annunci il nuovo leader e premier il 16 luglio, il giorno prima della chiusura del Parlamento per la pausa estiva.

L’unico altro sfidante, Wes Streeting, ex ministro della Sanità che aveva dato le dimissioni per protesta contro l’immobilismo del premier, ieri si è schierato con Burnham. «Possiamo passare l’estate esagerando le piccole divergenze tra di noi o possiamo rimboccarci le maniche e realizzare il cambiamento di cui il partito e il Paese hanno bisogno», ha detto Streeting. «Questa è la scelta che faccio e spero che tutti gli altri sosterranno Andy».

Ora che Streeting si è chiamato fuori, probabilmente in cambio della promessa di un incarico di prestigio in un futuro Governo guidato da Burnham, non ci sono all’orizzonte altri candidati credibili. Angela Rayner, ex vicepremier chiamata «la rossa» per le sue opinioni politiche e il colore dei capelli, non è scesa in campo e può aspirare a un ruolo di rilievo perchè è considerata vicina a Burnham.

Alcuni deputati laburisti vorrebbero che qualcuno si candidasse, perchè considerano una gara più democratica di un’incoronazione, ma sarebbe una formalità: è difficile immaginare chi possa avere il sostegno e la popolarità necessarie per sfidare il «re del Nord». Basta vedere le scene di ieri in Parlamento per constatare quanto sia potente «l’effetto Burnham».

Eletto deputato a Makerfield la settimana scorsa con il 55% dei voti, ieri ha prestato giuramento a Westminster circondato da centinaia di deputati laburisti in festa, tra cui alcuni ministri alleati di Starmer. Confermando la sua candidatura, l’ex sindaco di Manchester ha detto che «la gente vuole vedere progressi su crescita economica, costo della vita, servizi pubblici, case e opportunità per la prossima generazione» e ha promesso un «rinnovamento positivo» del partito e del Paese.

Starmer, che era stato eletto meno di due anni fa con una forte maggioranza, si era impegnato a portare cambiamento e stabilità dopo il caos degli ultimi Governi Tory, ma non è riuscito a mantenere le promesse. Troppo rigido e cauto, ha perso rapidamente consensi, diventando il premier più impopolare della storia britannica. Alle amministrative del mese scorso il Labour ha subìto una serie di sconfitte umilianti.

Dopo avere insistito di voler restare al suo posto e sfidare qualsiasi pretendente, Starmer nell’ultimo fine settimana ha constatato di avere il vuoto intorno e ha deciso di andarsene con dignità, rivendicando nel suo discorso di commiato i successi sul fronte dell’economia, della Sanità e della politica estera e di difesa. Secondo un sondaggio istantaneo condotto da YouGov, il 62% degli interpellati ritiene che Starmer abbia fatto bene a dare le dimissioni.

Se Burnham, come sembra, riuscirà nel suo terzo tentativo di diventare premier, è perchè si è conquistato una reputazione di efficienza nei suoi quasi dieci anni da sindaco di Manchester, rilanciando l’economia della città e combattendo per una maggiore autonomia da Londra.

Il suo trionfo a Makerfield, una circoscrizione che solo il mese scorso nelle elezioni amministrative aveva abbandonato il Labour e votato per Reform, ha confermato la sua popolarità e cementato la sua credibilità aprendogli la strada verso Downing Street.

Agli occhi dei deputati laburisti Burnham, aperto, carismatico e vicino alla gente, sembra l’unico politico in grado di battere Reform, il partito di destra anti-Ue e anti-immigrazione fondato da Nigel Farage che da mesi è in vantaggio in tutti i sondaggi.

Burnham ha ora poco tempo per organizzare la sua squadra, delineare un programma di Governo e scegliere i suoi ministri. Ha una lunga militanza nel partito e in passato è stato ministro nei Governi di Tony Blair e Gordon Brown, quindi ha esperienza, ma è assente da Westminster da dieci anni.

Non sarà facile tradurre su scala nazionale l’innegabile successo che ha avuto a Manchester, o gestire la crisi economica, la complessa situazione geopolitica, i rapporti con gli Usa del presidente Trump o il riavvicinamento all’Unione Europea.

Europeista convinto, Burnham si era schierato contro Brexit e detto favorevole a un ritorno del Regno Unito nella Ue, ma da premier potrebbe procedere con più cautela. La Ue ieri ha deciso di dargli tempo, annunciando il rinvio del summit bilaterale previsto per il 22 luglio.

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