Bruxelles, l’accordo saltato sulle nomine e lo sgarbo a Meloni
La cena ha messo in luce l’importanza delle affiliazioni politiche, soprattutto quando si tratta di decidere le principali cariche istituzionali, con il risultato di mostrare le divergenze italiane rispetto ai partiti centristi. Ursula von der Leyen rimane la candidata favorita. Nuovo vertice la prossima settimana
di Beda Romano
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – I Ventisette hanno deciso di rinviare alla settimana prossima la nomina dei principali dirigenti dell’Unione europea per il prossimo quinquennio. Alcuni paesi membri hanno criticato l’approccio con cui è stata preparata la riunione informale di lunedì 17 giugno. Altri hanno messo l’accento sulla necessità di meglio valutare i candidati. Ursula von der Leyen rimane la candidata favorita alla sua rielezione alla guida della Commissione europea (video).
La vicenda ha messo in luce una serie di malaugurate coincidenze, tali da costringere a un rinvio dell’attesa decisione. Secondo una ricostruzione basata sulle informazioni raccolte qui a Bruxelles, la cena ha messo in luce forse più che in passato l’importanza delle affiliazioni politiche, soprattutto quando si tratta di decidere le principali cariche istituzionali sulla scia delle elezioni europee, con il risultato di mostrare le divergenze italiane rispetto ai partiti centristi.
La decisione di rinviare l’accordo
«Non vi è un accordo stasera», ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, in una dichiarazione alla stampa poco dopo la mezzanotte. L’uomo politico belga ha spiegato che la riunione ha permesso un utile scambio di opinioni dopo il voto del 6-9 giugno, nel quale il partito popolare europeo ha ottenuto la maggioranza relativa. A giocare contro una decisione sulle cariche per il prossimo quinquennio è stata una serie di coincidenze.
Non è piaciuto il tentativo di popolari, socialisti e liberali di confermare ex ante la maggioranza della legislatura precedente. Il premier ungherese Viktor Orbán ha spiegato su X: «La volontà dei cittadini europei è stata ignorata. Il risultato delle elezioni europee è chiaro: i partiti di destra si sono rafforzati, la sinistra e i liberali hanno perso terreno. Il PPE (…) alla fine si è alleato con i socialisti e i liberali: oggi hanno fatto un accordo e si sono divisi i posti di comando della UE».








