Dopo le Europee

Von der Leyen cerca il bis, secondo mandato più vicino

I conteggi rafforzano il primato del Ppe in Parlamento e Macron non sembra avere la forza per indicare un’alternativa al Consiglio europeo

dal nostro inviato Michele Pignatelli

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ( a sinistra) e la premier italiana Giorgia Meloni durante la riunione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi G7 a Borgo Egnazia

3' di lettura

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BRUXELLES - Crescono le chance di una riconferma alla guida della Commissione europea per Ursula von der Leyen, anche se restano le incognite di una maggioranza parlamentare da allargare, in un contesto in cui composizione ed entità dei gruppi sono in evoluzione.

I numeri

Ad assegnare alla presidente in carica una chiara posizione di vantaggio sono prima di tutto i numeri che, secondo l’ultimo aggiornamento sul voto per rinnovare il Parlamento europeo, vedono il suo partito, il Ppe, sempre più nettamente vincitore, con 189 seggi su 720 rispetto ai 176 della precedente legislatura. E nuovi deputati potrebbero aggiungersi. A rafforzare la sua candidatura è poi la debolezza post elettorale di Emmanuel Macron, l’unico leader che, in sede di Consiglio europeo, avrebbe potuto opporle un’alternativa, ma che ora appare inevitabilmente concentrato sulle vicende interne, dopo la decisione di convocare elezioni anticipate il 30 giugno.

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Va ricordato che la nomina del presidente della Commissione è un processo in due tappe: prima viene indicato dal Consiglio europeo, poi viene votato dall’Europarlamento.

Le possibili alleanze

Martedì von del Leyen è intervenuta alla riunione a porte chiuse degli eurodeputati del Partito popolare europeo, ribadendo i concetti espressi subito dopo la chiusura delle urne: la presidente in carica avrebbe detto cioè che, per essere riconfermata, si aspetta l’appoggio di Socialisti e Liberali di Renew, punto di partenza di ogni discussione, ma che è importante costruire una maggioranza più ampia possibile.

Una volontà di non chiudere le porte dettata anche dall’esperienza della precedente legislatura: se infatti il Ppe si è rafforzato, la “maggioranza Ursula” (con Socialisti e Liberali) è meno solida e conta oggi su 403 deputati: 42 oltre la soglia di 361 (il 50% più uno), mentre nel 2019 aveva un margine di 64 voti. E già allora riuscì a ottenere la fiducia per soli nove voti, con l’appoggio di deputati esterni alla maggioranza.

Due appaiono oggi le strade percorribili per von der Leyen, entrambe non prive di incognite: guardare al gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) oppure ai Verdi. Nel primo caso, la presidente della Commissione rischierebbe seriamente - è già stata ammonita in questo senso – di alienarsi il sostegno di Socialisti e Liberali e per questo sembra orientata piuttosto a cercare non l’appoggio dell’intero gruppo parlamentare, ma di singoli partiti che ne fanno parte, come Fratelli d’Italia. Nel secondo caso, dovrebbe mettere d’accordo le istanze dei Verdi con la frenata green di buona parte del Ppe stesso, dallo stop ai motori a combustione all’agricoltura.

Martedì all’Europarlamento hanno tenuto le loro prime riunioni per disegnare strategie e nuovi ingressi non solo i Popolari, ma anche altri gruppi parlamentari. E proprio i Verdi si sono detti esplicitamente favorevoli a entrare nella maggioranza.

«Siamo disposti a parlare e a dare il nostro sostegno» a Ursula von der Leyen per un secondo mandato – ha dichiarato Bas Eickhout, in un punto stampa con l’altra Sptizenkandidat del gruppo, Terry Reintke – ma «solo se saremo parte della coalizione». Ferme restando le linee rosse dei Verdi, «l’attuazione del Green Deal e la tutela della democrazia».

Tra gli altri gruppi, si è registrato l’ingresso tra i Conservatori e riformisti dei rappresentanti di quattro nuovi partiti, che portano così la delegazione Ecr a 77 deputati, solo due in meno dei Liberali.

Verso il Consiglio europeo

Sull’altro fronte, quello del Consiglio europeo, già lunedì 17 giugno si terrà una cena informale tra i leader. In discussione non ci sarà solo il bis di Ursula von der Leyen, ma anche gli altri “top jobs”, le posizioni di vertice nelle istituzioni Ue.

Stando a Politico, che cita fonti anonime, starebbe emergendo un accordo di massima sul pacchetto completo che, oltre a von der Leyen alla Commissione, vedrebbe il socialista portoghese Antonio Costa presidente del Consiglio europeo, la popolare maltese Roberta Metsola confermata alla guida dell’Europarlamento e la liberale estone Kaja Kallas Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza.

Solo indiscrezioni per il momento, che dovranno trovare conferma alla riunione informale del 17, oppure nel successivo Consiglio europeo convocato per il 27 e il 28 giugno.


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